Year in review… il BlogIpsia prima e dopo il COVID-19

E siccome il BlogIpsia non si è mai fermato abbiamo aderito all’iniziativa del Ministero dell’Istruzione #LaScuolaNonSiFerma che ha deciso, infatti,

di raccogliere in una rubrica dedicata e sui propri canali social tutte le esperienze, le storie, i gemellaggi, gli esempi di didattica a distanza che arrivano ogni giorno dalle scuole italiane. Un modo per non perdere il contatto con le studentesse e gli studenti, per animare il racconto delle buone pratiche, per riunire le istituzioni scolastiche. E per dimostrare che il mondo della scuola, anche in un momento così difficile e imprevedibile, vuole andare avanti.

E così ora anche L’IPSIA “F. Corridoni” e il suo blog compaiono nell’elenco delle scuole italiane virtuose che hanno cercato di fare del proprio meglio per tenere insieme la propria comunità rafforzando i legami e valorizzando le proprie risorse.

L’appuntamento è per il nuovo anno scolastico con la speranza di poter raccontare di nuovo e meglio una scuola in presenza, ricca di relazioni e sinergie, fatta di confronti e scontri, di competenze e di risate: insomma la scuola che ci piace e che vorremmo tornasse ad essere piena di ragazzi e ragazze, docenti, personale ATA e di tutti coloro che la rendono il motore di una comunità educante viva e vivace.

La redazione

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Storie dalla Maturità 2020…

Nell’anno del covid 19 e della DaD il campione Dieng Ndiaga registra un altro successo, non di ordine sportivo, ma scolastico, con il conseguimento del diploma di maturità professionale presso l’Istituto IPSIA “F. Corridoni” di Corridonia (Sede di Macerata).

Da sinistra: il DS, prof. Francesco Giacchetta, Dieng Ndiaga, il direttore della sede di Macerata, prof. Antonello Romagnoli.

Nell’impossibilità di svolgere le olimpiadi paralimpiche di Tokio 2020, essendo state rimandate a causa del COVID-19, Ndiaga ha deciso continuare ad allenarsi, secondo le proprie possibilità, in regime di lockdown, ma anche di impegnarsi a fondo per il conseguimento del diploma, ottenendo l’ottimo risultato di 75/100.

Questo è solo l’ultimo dei tanti successi del ragazzo, che nel 2019 vince gli “Inas Global Games 2019” in Australia ottenendo due medaglie d’oro negli 800 e 1500 metri, nel 2018 1° in Francia per gli 800 metri. Sempre nel 2018 1° ai campionati italiani per gli 800 metri e i 1500 metri.

Con una ottima prova orale che si conclude con una domanda di Cittadinanza sull’alimentazione e la salute per uno sportivo, Dieng Ndiaga conclude il suo percorso scolastico all’IPSIA Corridoni, pronto per spiccare nuovi balzi e scatti di velocità verso il suo brillante futuro.

Alla domanda del presidente di commissione su cosa volesse fare ora e come vedesse il suo futuro il campione risponde con sicurezza che parteciperà alle olimpiadi paralimpiche di Tokyo (rimandate al 2022), ma che nel frattempo lavorerà presso la ditta nella quale ha svolto il PCTO durante l’anno scolastico senza per questo smettere di allenarsi.

Che dire? Un ragazzo con molta determinazione, idee chiare e tanta dolcezza, che mostra sempre nel sorriso limpido che regala a chi lo conosce bene.

Un piacere averlo potuto accompagnare nel suo percorso di studi, dicono i suoi prof., un ragazzo allegro, che continueremo a seguire nelle sue vittorie e che speriamo torni a trovarci ogni tanto, per salutarci e per essere da esempio alle future generazioni.

12 aprile 2017 DIENG NDIAGA, il portacolori dell’IPSIA della classe 2H, ha trionfato sulla distanza dei 2500 mt. con il tempo di 7 minuti e 24 secondi, arrivando 22^ in classifica assoluta su 95 partecipanti e conquistando la medaglia d’oro  per il CIP categoria special DIR nella Finale Nazionale di corsa Campestre dei Campionati Sportivi Studenteschi a Gubbio.

Daniela Paci, docente – sede di Macerata

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Storie dalla maturità 2020…

Oltre il male

Austin e Fortune hanno sostenuto l’esame di stato in questo anno svolto in modalità insolita a causa dell’emergenza: entrambi hanno concluso con successo il loro percorso ed oggi la scuola italiana è pronta a certificare la loro “maturità”.

Emozionati ma tranquilli: Austin durante il colloquio ha dimostrato tutta la sua consapevolezza e la sua determinazione nel coltivare il suo sogno di formarsi nel diritto internazionale, Fortune ha espresso alla commissione il desiderio di diffondere i valori dell’inclusione e dei diritti delle persone diversamente abili anche in Nigeria.

Nessuno dei due ha minimamente fatto riferimento al proprio vissuto, nessun cenno alle vicende personali che li hanno portati oggi su quei banchi, alle fatiche e alle avversità affrontate.

In fondo quale voto potrebbe quantificarle?

Raccontare oggi le loro storie è invece il RISPETTO ( dal lat. respĕctus -us “guardare all’indietro”) dovuto a questi due studenti, guardare dietro per capire e comprendere, guardare dietro e non essere indifferenti perché le storie non sono tutte uguali e qualcuno “dietro” ha un bagaglio drammaticamente più pesante.

Le loro vite sono segnate prestissimo e improvvisamente dalla violenza e dal sopruso, ragazzini che si ritrovano ad affrontare completamente soli lo strappo dalla famiglia e dalle certezze, le atrocità dei campi di prigionia e tanti tanti altri orrori.

La prima volta che li ho conosciuti la ricordo bene: una mattina di autunno in 1^B arrivano due nuovi compagni Austin e Fortune, da pochi mesi in Italia. Come sempre quando arrivano nuovi alunni, li accogliamo in cerchio e condividiamo le nostre storie, loro parlano in inglese e noi facciamo fatica a capire, alcune compagne ci aiutano nella traduzione.

I loro racconti presto ci lasciano senza parole, ci sconvolgono e nessuno trattiene più le lacrime.

Credo che quel giorno nessuno sia tornato a casa e alla classica domanda “Cosa hai fatto a scuola?” abbia potuto rispondere “Niente” .

Sono passati 4 anni ed Austin e Fortune ora sono giunti al termine della loro esperienza scolastica.

Nel frattempo hanno continuano entrambi a percorrere decisi la loro strada oltre il male: quello che più mi ha colpito in entrambi sin da subito è l’assenza di rancore, nessuna parola di odio verso chi ha distrutto e sconvolto la loro vita.

Austin durante il Servizio Civile

Oggi, nell’emergenza, Austin si sta impegnando nel servizio civile spendendo il suo tempo, oltre la scuola, a favore delle persone in difficoltà con generosità e passione.

Austin

Fortune invece ha continuato il percorso scolastico nel serale perché ha trovato un impiego in una ditta locale e con molta determinazione e sacrificio ha frequentato la scuola dopo il lavoro.

Fortune

Loro stessi ci raccontano la loro storia e un destino che li ha accomunati e poi fatti incontrare: nati entrambi in Nigeria in località diverse vivevano con la famiglia, poco più che bambini entrambi hanno conosciuto il lato più oscuro dell’uomo, le lotte tra cristiani e musulmani hanno strappato loro parte della famiglia e perdere le tracce dei superstiti.

Austin e Fortune si sono conosciuti nel periodo più difficile della loro vita e si sono sostenuti a vicenda per affrontare i lunghi periodi di stenti e fatica, circondati da odio e cieca malvagità.

Sono approdati in Italia, paese così lontano dal loro mondo a dai loro affetti, dove hanno dovuto rimettersi in gioco e ripartire da zero senza certezze e supporto.
Eppure, dopo tanto male e tanta fatica, affermano sicuri che spendersi per il bene ha senso.

A Dicembre Austin ha sostenuto l’esame per la qualifica Oss ed ora mette a servizio le competenze acquisite per prendersi cura di chi si è ritrovato solo a casa.

Nel periodo del lockdown ha operato accanto alla protezione civile per la distribuzione della spesa ed altre necessità, sapere di contribuire al benessere e alla sicurezza è per lui grande motivo di orgoglio e soddisfazione. Parlando con Austin mi stupisco ogni volta della sua carica, apprezzo lo sguardo fiducioso e i mille progetti ed ambizioni. Chi lo conosce si è imbattuto nella sua energia ed irruenza, un fuoco spesso difficile da domare.

Di Fortune apprezzo la mitezza e la responsabilità, lo sguardo sempre sereno, i gesti gentili e l’umiltà.

Persone così diverse accomunate non solo da un destino simile ma soprattutto dalla fiducia e dalla disponibilità.

Ecco tutto questo per me è sconvolgente, mi fa ammutolire di nuovo, vedere come l’oscurità che hanno attraversato non abbia avuto la meglio e come il seme del bene gettato dalle loro famiglie stia fiorendo in loro.

Ad Austin e Fortune auguro il meglio, l’esame per me, comunque, lo avevate già passato il primo giorno che vi ho incontrato.

Barbara Castellani, docente – sede di Corridonia

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Esami di Stato 2020

Per i giovani allievi diplomati

Da marzo non c’è più nessuno e ora che anche l’anno scolastico si è concluso un silenzio ininterrotto è piombato nelle aule rabbuiate dalle imposte, i corridoi nascondono l’abbandono dietro le volte che aprono su altri corridoi, deserti.

C’è un’estate infinita là fuori.
Ve la siete guadagnata: è il vostro premio, avete studiato per questo, per arrivare a questo traguardo.

E se, qualche volta, vi assalirà il rimpianto del tempo passato tra i banchi di scuola, degli amici e dei maestri incontrati, ricordatevi: indietro non si torna, c’è un’unica direzione obbligata… andare avanti.

E’ per questo che avete trascorso questi anni in un viaggio pieno di studio e denso di avvenimenti.

Ed ora, in questo silenzio, che fare?
Forse preparare un altro viaggio è una buona idea.

Intanto raccogliete le emozioni, gli appunti, la conoscenza che la tappa precedente ha suscitato.

Se è vero che anno dopo anno si erge un monumento fatto di voci, letture silenziose, menti che si levano per guardare sempre un po’ oltre, allora abbiamo raggiunto lo scopo: prepararvi ad affrontare la vita, ma con un desiderio a cui la poesia di un anonimo che mi è balzata agli occhi, viaggiando nella rete, ha dato corpo.

Vorrei che fosse un modo per sentirsi meno soli.
 
Vorrei fosse un in bocca al lupo,
a chi viaggia su sentieri ai miei paralleli.
 
Vorrei che fosse un’intensa folata di vento,
per chi perso tra i mari non perda speranza.
 
Vorrei fosse una rinfrescante pioggia
che come alla terra arida anche te disseti.
 
Vorrei che queste poche righe,
aiutassero qualcuno, come a me altri hanno fatto.
 
Ed io vorrei che fosse un mondo migliore quello che voi costruirete, 
con l’aiuto che noi persone di scuola vi abbiamo dato.

La Dirigente Ufficio Scolastico di MC

Carla Sagretti

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FORZA ALEX, Forza Campione, tifiamo tutti per te!

Quando in tutte le prime pagine dei giornali campeggiano le foto di Alex Zanardi e tutti i tg e le radio ne riportano come notizia di apertura le fasi del suo incidente di venerdì scorso, ne evidenziano giornalmente le sue condizioni di salute, si capisce ancora di più lo spessore sportivo ed umano di quest’uomo conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo.  
Sappiamo dei tantissimi attestati di solidarietà che gli arrivano da ogni latitudine, anche Corridonia attraverso l’Amministrazione Comunale, l’Associazione Sportiva Ciclistica, il Comitato Organizzatore e lo Staff della Coppa del Mondo, in rappresentanza di tutta la comunità, ha voluto essere vicina al Campione con messaggi di affetto e di speranza in questo momento così delicato.                  

Il nostro rapporto con Alex comincia nei primi mesi del 2019 con alcune telefonate, poco prima che partisse alla volta degli USA per delle gare di auto. Il primo vero incontro, qualche settimana dopo, lo abbiamo avuto a Pineto in Abruzzo, dove il Campione era in ritiro con tutta la Nazionale Paralimpica Italiana che di lì a poco sarebbe venuta a Corridonia per disputare la Coppa del Mondo di ciclismo.                                 
Durante il viaggio per Pineto, Con Mario Cartechini e Riccardo Garbuglia si ragionava sul tipo di approccio che avremmo avuto, sul clima psicologico che avremmo trovato, del resto anch’io per tanti anni ho avuto a che fare soprattutto con atleti cosiddetti “normodotati”.  
Arrivati all’albergo che ospitava la Nazionale, ci siamo diretti in un salone esterno pieno di biciclette particolari e di colpo è arrivato Zanardi in carrozzina (senza protesi), mentre parlava con noi, armeggiava sulle sue bici con molta naturalezza, vi saliva, scendeva e sedeva per terra, tutto con la forza delle braccia, senza gambe!  Abbiamo notato la passione, la tenacia, l’ambizione che ce lo facevano apparire molto più “alto”, più “grande”, un “gigante”.
Il pezzo forte però lo ha riservato a cena e nel dopo cena, sciorinando di continuo barzellette ed aneddoti che hanno tenuto in allegria i compagni della nazionale e gli altri ospiti.  Celebre il racconto di quella caduta in allenamento mentre provava una bici speciale, un vecchietto che non lo conosceva vedendolo rotolare a terra, si avvicinò trafelato e notandolo senza gambe esclamò con le mani alla testa: “Cristo ma che volo ha fatto questo qua!”                                                                                                                                                                 Tutto questo ci porta a pensare alla fortuna di averlo avuto ospite nella nostra città per una settimana, non un campione schivo, chiuso in albergo, ma ogni  giorno con la sua handbike in giro per le nostre vie, foto e chiacchiere con tutti, una parola per tutti, addirittura qualche serata al pub con l’inseparabile moglie Daniela; si è donato a Corridonia totalmente.                                                                                                                                               
Come non ricordare il convegno al Teatro Lanzi su Sport e Disabilità, dove si è mostrato autentico mattatore, con il suo sorriso, la sua ironia, capace di scaldare gli animi, in una successione di applausi; tanti di noi, compresi i ragazzi dell’Ipsia impegnati nell’accoglienza, nella lettura di brani, nel servizio d’ordine, sono rimasti ammaliati dalla sua simpatia e dal suo carisma.  E poi le gare di Coppa del Mondiale, dando sempre il massimo, le urla di incitamento ad ogni suo passaggio, le cadute, le vittorie, le premiazioni…….. quanta energia, brividi e pelle d’oca.                                                                                                                                                                                 
Ora prevale la tristezza, la costernazione, ho sentito diverse persone, amici e colleghi, anche la dottoressa Marconi della Lega del Filo D’Oro, siamo tutti uniti e speranzosi però di rivedere il campione Alex Zanardi correre ancora, perché no, a Corridonia.                                                                                                                                 
FORZA ALEX, Forza Campione tifiamo tutti per te.

Fiorenzo Pettinari, docente – sede di Corridonia

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A Leonardo

Caro Leonardo,

sei stato nostro compagno di scuola in questi ultimi tre anni. Insieme abbiamo affrontato i nostri impegni scolastici e i momenti di gioco, abbiamo litigato e abbiamo sorriso durante le lunghe mattinate a scuola. Ora vogliamo starti vicini in questo momento di dolore.

Sappiamo che le parole non servono ma vogliamo che tu sappia che noi tutti condividiamo il tuo dolore.

Tuo padre era una persona molto speciale a cui tutti volevano bene.  Un padre è qualcuno che ti prende in braccio e ti insegna a ridere. Qualcuno che quando chiudi gli occhi puoi sentire il suo cuore battere nel tuo. Qualcuno che con la sua mano grande come il cielo ti indica la strada. Qualcuno che ti toglie ogni paura.  Noi ne siamo certi, tuo papà sarà sempre vicino a te e  la sua mano posata sulla tua spalla rimarrà con te per sempre.
Ti vogliamo bene.

I tuoi compagni di classe della 3^E

Leonardo sono qui a porti le più sentite condoglianze.

Ci dispiace tantissimo della tua perdita, così importante. Nessuno si aspettava questo.  Ma ricorda che per me e per tutti noi della tua classe, se hai qualcosa, oppure qualche dubbio, noi ci saremo sempre. 

Lo so che sarà dura però è un consiglio che ti do: continua la tua vita così, anzi con più determinazione perché sicuramente è questo che tuo padre vuole che tu faccia.

Destiny Ogievba (3^E)

Ciao Leo,

vorrei scrivere due parole per dirti quanto mi dispiace. In questo momento non so come puoi stare, ma credo che il dolore sia davvero tanto.
Spero che con la tua forza riuscirai a superare questa “botta” e ritrovare il sorriso.
Mi dispiace davvero tanto e ti abbraccio forte.

Il tuo compagno di classe e amico Luca (3^E)

Leonardo caro, negli ultimi tre mesi ti abbiamo visto sempre puntuale e sorridente, sempre positivo. Quanti giorni abbiamo passato in aula virtuale e noi siamo entrati in casa tua e tu nelle nostre?

Ogni tanto abbiamo salutato chi si affacciava nello schermo, abbiamo visto qualcuno girare e parlare. Abbiamo visto Stefano, il tuo papà, che passando vicino a te buttava sempre un occhio su quello stavi facendo.

Oggi abbiamo visto casa tua e ci è sembrato strano esserci veramente. Come a te sembrerà “strano” non avere più Stefano, il tuo papà, che passeggia per casa o scherza con te.

Leonardo caro, sappiamo che il distacco sarà difficile, ma noi ci saremo e, soprattutto, ci sarà il tuo papà a guardarti da lassù e vegliare su di te. Lui sarà sempre con te, perché tu saprai tenere vivo il suo ricordo e lui avrà modo di proteggerti e tenerti in braccio, quando ne avrai bisogno.

Ti vogliamo bene

Le tue insegnati e i tuoi insegnanti dell’IPSIA “F. Corridoni” e il Dirigente scolastico, Francesco Giacchetta.

Caro Leonardo, gli occhi del tuo papà saranno per te e per la tua famiglia il cielo intero, sempre!

Con profondo affetto,

La redazione del BlogIpsia

Qualcuno che la sa lunga 
mi spieghi questo mistero: 
il cielo è di tutti gli occhi 
di ogni occhio è il cielo intero. 

È mio, quando lo guardo. 
È del vecchio, del bambino, 
del re, dell'ortolano, 
del poeta, dello spazzino. 

Non c'è povero 
tanto povero 
che non ne sia il padrone. 
Il coniglio spaurito 
ne ha quanto il leone. 

Il cielo è di tutti gli occhi, 
ed ogni occhio, se vuole, 
si prende la luna intera, 
le stelle comete, il sole. 

Ogni occhio si prende ogni cosa 
e non manca mai niente: 
chi guarda il cielo per ultimo 
non lo trova meno splendente. 

Spiegatemi voi dunque, 
in prosa od in versetti, 
perché il cielo è uno solo 
e la terra è tutta a pezzetti.

Gianni Rodari, Il cielo è di tutti
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Matematicanonsolo

Allora prof da parte di tutta la classe la volevamo ringraziare per tutto quello che ha fatto per noi in questi 2 anni e per averci sopportato, lo sappiamo che non siamo magari la classe migliore del mondo ma speriamo di averle lasciato un bel ricordo di noi e speriamo che ci ricorderà con il sorriso. Le volevamo augurare buon riposo si goda questa meritata pensione, noi la ricorderemo sempre con un sorriso nonostante i disguidi, i litigi, le incomprensioni perché penso sia una delle prof che nonostante tutto fino alla fine ci ha aiutato e non ha mai mollato nonostante avrebbe avuto tutte le ragioni… non è stato semplice ma alla fine si è creato un legame stupendo. Le vogliamo bene, ci mancherà moltissimo non sarà semplice trovarne una come lei (poverina quella che la sostituirà) un bacione da parte nostra rimarrà sempre nel nostro cuore.

Le ragazze della 2^A – sede di Corridonia

PFI, PTOF, PDP, PAI, PIA… sono queste le fredde sigle in cui è costretta a muoversi la scuola contemporanea. Ma all’ IPSIA l’aria che si respira è diversa. Sono altre le sigle che ci caratterizzano e che riscaldano il clima della classe: la differenza la fanno sicuramente i nostri insegnanti. Prendiamone una ad esempio: Letizia Spalletti.

PPP: Professionalità, Passione, Pazienza, doti fondamentali in lei che distinguono il puro rispetto del dovere da un atteggiamento di disponibilità, ascolto e cura dell’altro, sia collega che alunno.

RRR: Recupero del Recupero del Recupero, perché se 2 +2 = 4 lei riesce ad arrivare a 6, anche sfidando la decisa volontà dell’alunno ad abbandonare il campo.

AMD: Alta, Magra e Distinta, come è la sua figura quando compare alla fine del corridoio e cerca di raggiungere la classe, pur trattenuta da continui avventori per consigli, raccomandazioni, lamentele, conforto, etc.

ANC: Africa Nel Cuore, sempre pronta a testimoniare la sua esperienza in questo continente lontano e rafforzare nei ragazzi la sensibilità verso altri mondi che si spinge al di là delle raccomandazioni ministeriali.

NSN: Non Solo Numeri, attenta alla persona che è in ogni alunno di cui cura la formazione al di là dei calcoli e delle formule.

E che dire? La nostra Letizia ha saputo fare bene i suoi calcoli, certamente quelli di Matematica ma soprattutto quelli della vita, di chi riesce a trasmettere la bellezza, la verità e ciò che è bene. Questa è la più bella impronta di sé che ogni insegnante desidera lasciare nel cuore di ogni studente incontrato.

E lei ce l’ha fatta alla grande!!

Luciana Ciocci, docente – sede di Corridonia

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6 giugno… ci siamo… la campanella non è suonata ma l’ultimo giorno di scuola è arrivato!

Anche questo anno scolastico si è concluso e lo ha fatto nei peggiori dei modi possibili: lontano dalla scuola, senza una risata che inneschi altre risate, lontano dai ragazzi e dalle ragazze, senza quell’allegria mista a nostalgia che sempre accompagna gli arrivederci che a volte sono degli addii. Di solito a fine anno si tirano i bilanci, si fanno un po’ le somme di ciò che ha funzionato, di ciò che ha avuto esiti catastrofici e di ciò che per una cosa o per l’altra è rimasto in sospeso.

Per fare questa sorta di red rationem io non posso che riavvolgere il nastro fino a quel giorno in cui Sabrina Bartolacci mi ha fermato tra una rampa e l’altra di scale (io scendevo a tutta velocità cercando di stare dietro ad Andrei e lei saliva calma calma rispettando i tempi di Leo): “Ti va di seguire con me il blog?” e io correndo “entro quando ti devo dare una risposta?” e lei “ieri… bisogna presentare il progetto altrimenti rischia di non partire” e io sempre correndo “ok ok allora dopo ci sentiamo e mi dici bene cosa fare!”

… sliding doors… avrei potuto dire no e invece quell’ok trafelato e urlato di corsa è stato l’inizio di un viaggio meraviglioso… almeno per me…

Con il senno di poi forse Sabrina, che all’epoca non aveva ancora ben chiaro il guaio in cui si andava a cacciare coinvolgendomi, avrebbe preferito un “no grazie, non me la sento” ma… sliding doors… in quel fatidico giorno fra il primo e il secondo piano della sede di Corridonia il blog 2020 ha iniziato a muovere i primi passi.

Credo che Sabrina abbia capito subito che non sarebbe stata una passeggiata: “dobbiamo avere i pc per tutti” e poi “bisogna coinvolgere quanti più ragazzi possibile per avere una redazione più o meno stabile” e come se non bastasse “le altre sedi… bisogna coinvolgerle… il blog è della scuola” e ancora “bisogna fare delle rubriche… avere una scaletta editoriale e programmare gli articoli…” e così mentre lei mi guardava sempre più perplessa e annuiva sospettando che la sua non fosse stata una buona idea il blog è ufficialmente partito il 16 novembre 2019.

Per l’anno scolastico 2019/2020, il blog, dopo l’esperienza maturata in passato grazie alla guida attenta della prof.ssa Daniela Ceschini, si presenta in una nuova veste dinamica e inclusiva.

E con questo “proclama” sbandierato in ogni dove abbiamo iniziato e, contro ogni pronostico, di settimana in settimana è stato un crescendo continuo proprio all’insegna del dinamismo e dell’inclusione.

La redazione ha iniziato a prendere forma: i miei ragazzi della 2^D Leonardo Moretti, Elia Paolantoni, Giovanni Coccia e sporadicamente qualche altro qua e là – alcuni in modo convinto, altri più o meno costretti ma comunque sempre partecipi –, le ragazze della 2^A, Hayla Garbuglia e Khadidiatou Mbow, Leonardo Toscana della 3^E, Angeliza Gonzalez (4^A), i nostri ragazzi del gruppo H, e poi Cinzia Orlandi (un vulcano di energia), Pamela Principi (sempre operativa e precisa), Massimiliano Fiorani (strepitoso per competenze e disponibilità), Roberta Campolungo (la nostra infiltrata ai piani alti), Roberta Germani (che a volte ci guardava con sospetto ma che ci ha sempre accolti nel suo regno ovvero “l’auletta del sostegno”). Poi piano piano, come l’erba infestante abbiamo contaminato le altre sedi: Giulia Tosto a Civitanova, Guendalina Casasole e Zacaria Nessassi (con due ss prima e dopo) a Macerata e con gli inviati speciali non ce n’è stato più per nessuno.

Videointerviste sul nostro canale YouTube, reportage, articoli dalla scuola e per la scuola e approfondimenti sull’attualità, interviste improbabili ai personaggi della letteratura e della storia e persino una rubrica letteraria – ebbene sì anche all’IPSIA si leggono libri e si guardano film!

Tante idee hanno iniziato a prendere forma proprio nell’auletta di sostegno – là dove la connessione andava e veniva –, gomito a gomito abbiamo buttato giù le domande per il preside, riso degli errori e degli orrori di grammatica, programmato le riprese per le videointerviste, tirato dentro (a volte proprio fisicamente) colleghi e colleghe che prima di quel momento non sapevano neanche esistesse un blog: Costantino Ciccioli e Patrizio Altarocca con i ragazzi del laboratorio L2 per il progetto Recipes for culture: laboratorio per il dialogo interculturale, Patrizia Papetti e Mariolina Acciarresi che insieme a Cinzia Orlandi ci hanno raccontato i progetti degli Stage linguistici e dell’Intercultura, Maria Grassetti a cui abbiamo chiesto mille e una collaborazioni (a volte le richieste sono arrivate con la grazia di un mastino napoletano che mi caratterizza e faccio pubblicamente ammenda – ma chi mi conosce sa che non mordo), Antonietta Viteritti che ha sempre sostenuto la partecipazione dei ragazzi al blog utilizzandolo anche come strumento didattico, Barbara Castellani che con entusiasmo (e un pizzico di follia) ha sempre detto sì alle richieste che arrivavano dalla redazione, Paolo Creati che ha smesso di fare proposte e di realizzare progetti solo perché costretto dalla fine della scuola, Flavio Donati che ci ha raccontato alcuni dei lavori realizzati per la scuola e ci ha permesso di condividere sul blog alcuni dei suoi video e tanti tanti altri… compreso il nostro Dirigente – che ringraziamo per la collaborazione – che non ci ha fatto mai mancare il suo sostegno e il suo apprezzamento…

Non ci siamo fatti mancare niente ma proprio niente tanto che abbiamo aperto anche un profilo Instagram: nelle intenzioni avrebbero dovuto gestirlo i ragazzi e le ragazze dalla scuola ma il COVID-19 ci ha rotto le uova nel paniere e mi sono ritrovata io, analfabeta digitale e totalmente priva della benché minima capacità di sintesi – dote assolutamente necessaria per comunicare sui social “giovani” -, a pubblicare “stories” e post acchiappa follower! Risultato? Da una parte abbiamo attirato l’attenzione di “cronache maceratesi” che durante il lockdown ha iniziato a pubblicare i nostri articoli e dall’altra il nostro profilo ha più post che followers…

Tante e variegate erano le cose che avevamo in mente di fare che, quando il 4 marzo, il COVID-19 è piombato nelle vite di tutti noi, il blog non si è fermato! Non c’è stato neanche bisogno di riunire a distanza la redazione: abbiamo semplicemente continuato a fare quello che stavamo facendo e inaspettatamente gli articoli sono aumentati!

Non solo: gli articoli, le videointerviste e i video si sono fatti più densi, hanno acquistato valore restituendo la complessità della situazione che stavamo vivendo, le difficoltà dovute alla distanza ma anche la volontà di esserci, a modo nostro certo, ma di esserci! Da quel 16 novembre la redazione del blog ha fatto tanta strada, tantissima!

Qualcosa non ha funzionato certo: il progetto sulle ricette interculturali ha subito un brusco arresto, il padlet #noisiamovirali che nelle nostre intenzioni avrebbe dovuto essere uno spazio a disposizione dei ragazzi e delle ragazze per raccontare la quarantena poteva essere più ricco e più frequentato, a partire da settembre bisognerà lavorare di più affinché i nostri studenti e le nostre studentesse sentano il blog come una cosa loro gestendolo sempre più in autonomia, sarà necessario coinvolgere sempre più i docenti, soprattutto quelli di TIC ma non solo, condividendo con loro le potenzialità che uno strumento come il blog può avere soprattutto in un istituto professionale – pensiamo ad esempio alla programmazione delle UDA interdisciplinari e ai percorsi individualizzati per gli studenti e le studentesse. Il blog può diventare lo strumento per fare dialogare discipline apparentemente distanti fra loro come la meccanica e l’italiano permettendo ai ragazzi e alle ragazze di vivere la scuola da protagonisti sperimentando il cooperative learning, il learning by doing e la peer to peer… tutti paroloni che si traducono in quello che abbiamo provato a fare quest’anno: imparare l’uno dall’altro, superare i propri limiti aiutandoci reciprocamente e vedere il risultato del nostro lavoro valorizzato e riconosciuto.

Made with Padlet

Magari non ci siamo riusciti sempre ma ci abbiamo provato e credo che tutta la redazione possa dirsi discretamente soddisfatta.

Prima di accomiatarmi devo spendere due parole però su colei che in quel famoso sliding doors di cui sopra mi ha tirato dentro a questa avventura. Sabrina Bartolacci crede nella scuola e – dote rara di questi tempi – riesce a vedere lontano non distogliendo mai lo sguardo da ciò che ha intorno. Senza il suo entusiasmo e il suo incredibile senso pratico il blog così come lo vedete in questo 6 giugno 2020 non avrebbe potuto esserci. A tutto ciò va aggiunta una inesauribile dose di pazienza: chi scrive oltre a non avere capacità di sintesi e la grazia di un mastino napoletano, soffre anche di iperattività cerebrale, riesco a produrre mille idee al secondo, a mettere in campo un milione di progetti e sono mossa dalla ferma convinzione che tutto si possa fare. Sabrina da quel 16 novembre ad oggi si è messa al mio fianco cercando di arginarmi con discrezione, ha assestato qualche “bellissimo ma si potrebbe anche”, ha sistemato qualche “se” e qualche “ma” qua e là concentrandosi su ciò che si poteva concretamente fare ed eccoci qua!!!

La scuola è finita ma il blog non chiude i battenti: continuate a seguirci perché da qui al 30 giugno ci sono ancora tante novità!

Intanto grazie a tutti e a tutte!!!

Silvia Casilio, docente – sede di Corridonia

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BES… belli educati e simpatici!

Il saluto dell’IPSIA “F. Corridoni” a Roberta

L’ultima campanella per la professoressa Roberta Germani

C’è un tempo per tutto.

Un tempo per incontrare belle persone e affezionarsi, un tempo per apprezzarne le qualità, un tempo per chiarirsi quando qualcosa ha creato dei fraintendimenti, un tempo per sentire la mancanza delle persone a cui vuoi bene e sei combattuta tra l’egoismo, che ti suggerisce di dirle “Ma cosa fai? Ci mancherai troppo!” e quel poco di non so cosa che ti ricorda che le strade sono fatte per incontrarsi, camminare insieme, salutarsi e ritrovarsi.

Roberta cara, quando io ho conosciuto l’IPSIA di Corridonia tanti anni fa, l’ho conosciuta tramite te. Partecipando a un progetto ho sentito parlare di te, “la prof tanto brava e organizzata”, che se dice di fare una cosa ci puoi contare. 

Tutto vero, oggi come allora. 

Qualche anno dopo ti ho conosciuto di persona e ho apprezzato ancora di più le tue doti e la dedizione con cui ogni giorno fai il tuo lavoro. Eri la mia referente in un anno scolastico in cui molte cose andavano storte, mi hai aiutato e anche sorpreso: sempre informata, sempre sul pezzo.

Ma è stata una parentesi di qualche mese, le nostre strade si sono divise fino all’anno in cui finalmente sono entrata di ruolo. Iniziava un nuovo capitolo della mia vita lavorativa e sapevo che avrei avuto davanti a me tanti impegni. Ho imparato da te come si fanno le cose: bene e una alla volta, tutti i giorni. Così non devi voltarti indietro per mettere delle pezze e puoi dedicarti a qualcosa di nuovo con lo stesso spirito. 

Quante volte abbiamo riordinato il laboratorio? Quante risate e quante arrabbiature, quanti vasetti abbiamo riempito di terriccio sporcando tutto. E quanti pennelli abbiamo lavato dopo i laboratori. E quanto materiale abbiamo accumulato, pensando che tutto può servire e che ogni cosa può trovare un altro utilizzo al momento giusto. E tutto mentre i nostri alunni ci abbracciavano o si sventolavano… hai capito a chi mi riferisco, vero?

E poi i collegi docenti, le telefonate, i dubbi e i progetti. Ogni volta con idee nuove, proposte, suggerimenti ci hai incoraggiato, mostrato soluzioni e nuove domande. 

Mi chiedo: ma adesso chi farà tutte queste cose con noi e per noi? Mi rendo conto di essere molto egoista, ma non ci posso fare niente. Sei e resti una persona troppo importante per lasciarti andare del tutto. Così ho pensato di proporti di tornare quando vuoi, te l’ho detto a voce, per telefono e adesso lo metto anche nero su bianco: noi siamo sempre qui e tu sei sempre dei nostri. 

Ma ti lasciamo anche la libertà di fare qualche viaggio, di chiudere per un po’, se vuoi dedicarti ai tuoi impegni e alle tue passioni. Per poi tornare da noi. 

Ci sono cose come l’esperienza e la saggezza che non si possono disperdere, per questo spero che tu senta il desiderio di non lasciarci del tutto, ma di accompagnarci. Con la libertà di poter scegliere ogni giorno in quale progetto investire le tue energie. Mi piace pensare che anche noi saremo uno dei tuoi progetti. E non ti daremo scadenze, perché sei una persona su cui contare. 

Tuttavia devi sapere che lasciarti tanta libertà ci costa, perché non sarà semplice non trovarti a scuola la mattina o non salutarti dopo una riunione che sembra non finire mai. Lo vedi, anche quando scrivo i “non” vengono da soli. 

Me ne lascio uno per la fine: non ci farai sentire la tua mancanza, vero?

Sabrina Bartolacci per e a nome di tutti i docenti e di tutte le docenti del Dipartimento del sostegno dell’IPSIA “F. Corridoni”

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La parola ai ragazzi, alle ragazze e ai genitori…

Allo scopo di migliorare l’offerta formativa della scuola, proponiamo due questionari: uno per i ragazzi e le ragazze che frequentano il nostro istituto e uno rivolto ai genitori dei nostri studenti e delle nostre studentesse.

Entrambi sono anonimi e ci serviranno per valutare l’andamento e la vostra soddisfazione per l’anno scolastico 2019-20.

Sia che i genitori che gli studenti e le studentesse potranno esprimere la loro opinione attraverso dei moduli Google, disponibili fino alle ore 20 di sabato 20 giugno sul sito della nostra scuola.

Questo il questionario per i genitori:

Questo il questionario per i ragazzi e le ragazze:

Un ringraziamento a tutti e a tutte per la collaborazione, e a chi vorrà farci conoscere la propria opinione!

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Webtrotter: la finale!!!

Le tre squadre dell’IPSIA “F. Corridoni” sono tra le prime 70.

Il 28 maggio 2020 l’IPSIA “F. Corridoni” ha partecipato alla finale di “Webtrotter il giro del mondo in 80 minuti”, la competizione rivolta al primo triennio delle scuole secondarie di II grado di tutta Italia giunta alla sua VII edizione.

In gara il nostro istituto ha giocato con ben tre squadre – tutte posizionatesi tra le prime 100 – capitanate dalle professoresse Lorenza Pace, Patrizia Pace e Katiuscia Palmili: la squadra dei “leoni” (posto 44 con 95 punti); dei “draghi” (posto 54 con 90 punti); delle “pantere” (posto 68 con 90 punti).

Vediamo più nel dettaglio le vari fasi di questa competizione a cui il nostro istituto partecipa ormai da qualche anno:

  1. “sessione demo di gara”: serve per farsi un’idea di come sarà la prova finale. La sessione demo di gara si è svolta giovedì 7 maggio, dalle ore 12.00 alle ore 17.00;
  2. gara di qualificazione”, squadre di tutta Italia si giocano l’accesso in finale: passano solo i primi 130 gruppi. La qualificazione si è svolta, come abbiamo raccontato in un precedente articolo, giovedì 14 maggio, dalle ore 16.30 alle ore 17.50;
  3. “la finale”: la più temibile di tutte le fasi. Dico la più temibile perché di fase in fase le domande si facevano più complicate e sempre più lunghe.

A ricevere il premio alla fine della finale sono solo le prime 10 scuole.

Prima di svelarvi l’esito della finale, voglio però ripercorrere il percorso che le nostre squadre hanno fatto.

Come ci siamo preparati? Una settimana prima della “sessione demo di gara”, la professoressa ci mandò una email per essere sicura che chi aveva dato la disponibilità a scuola fosse ancora interessato a partecipare avvertendoci che il 7 maggio era stata fissata la Demo alle ore 16.30.

Quindi il 7 Maggio ci siamo dati appuntamento ovviamente su Meet alle ore 16.00 per organizzarci al meglio… e alle 16.30 tutti pronti per la Demo.

Ci siamo resi conto che non era per niente facile: a volte le domande erano difficilissime e ci passavi ben più di 5 minuti e a volte, invece, erano proprio una scemenza.

Alla fine della Demo ci siamo confrontati e dopo una settimana sono arrivati prima le risposte e poi i risultati. Noi non avevamo fatto maluccio, discreto anzi, diciamolo dai.

Ridendo e scherzando arrivò il 14 Maggio, il giorno della “qualificazione”! Eravamo tutti ansiosi: siamo entrati alle 16, come sempre, ed alle 16.30 abbiamo iniziato. Le domande erano molto più difficili rispetto alla Demo, avevamo solamente 80 minuti per rispondere a 24 domande; se non sbaglio, ne abbiamo lasciate solo 2.

La risposta arrivò dopo una settimana… Eravamo passati, ci eravamo piazzati fra i primi 130 gruppi. Un buon risultato!

Venne così il 28 Maggio, il giorno della Finale, della temibile finale, perché sapevamo tutti che le domande sarebbero state più complicate.

Sempre alle 16 ci siamo collegati su Meet e alle 16.30 la finale ha avuto inizio.

Ci siamo resi conto che effettivamente le domande erano molto più complicate, ma nonostante ciò siamo riusciti a rispondere a tutte le domande… ci avanzavano persino 20 secondi.

Oggi siamo il 4 maggio e solamente ieri, è arrivato l’esito:

Siamo fra i primi 70, bhe non abbiamo vinto, ma abbiamo imparato molte cose nuove, ed è stato molto divertente ed educativo.

Per quanto mi riguarda consiglio a tutti di partecipare: è una bella esperienza da fare, e poi chissà, allenandoci e avendo più squadre il prossimo anno potremmo anche vincere, chi lo sa!

Per me è stato bellissimo!!!

Vi auguro buone vacanze e divertitevi ma con prudenza mi raccomandooo…

Leonardo Moretti (2^D)

Ecco i nostri campioni!!!

DRAGHI (docente responsabile Lorenza Pace)

MORETTILEONARDO
MORETTIMANUEL
PIZIIELIA
SANTINELLILORENZO

LEONI (docente responsabile Katuscia Palmili)

PROPERZIELIA
CIAMPICHINIEMANUELE
ROTARUMIHAI ALESSANDRO
QUARCHIONIELIA

PANTERE (docente responsabile Patrizia Pace)

IFTIKHARAHSAN
BALLINITOMMASO
CRUCIANILEONARDO
BENEDETSTEFANO

Gli studenti coinvolti appartengono alle classi 1^E, 2^E, 2^D

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Dalla valigia di cartone alla valigia digitale su e giù per lo stivale

Imparare ad imparare: città, regioni e monumenti in un click

Con la classe 2^D abbiamo pensato di realizzare come lavoro finale un e-Book Multimediale.

Le ragioni che ci hanno spinto in un istituto professionale a proporre un’attività di questo genere sono molteplici: prima di tutto la necessità di coinvolgere i ragazzi nonostante la distanza e le difficoltà che questa didattica dell’emergenza ci sta costringendo ad affrontare. In secondo luogo, abbiamo pensato di far lavorare i ragazzi su di un prodotto multimediale nel tentativo di motivarli e grazie al learning by doing potenziare alcune competenze specifiche (ricerca di testi significativi ed immagini, scrittura, comprensione dei testi) migliorando così i loro processi di apprendimento attraverso la tecnologia.

Infine, questo lavoro di gruppo e in gruppo ha consentito di rafforzare anche il rapporto insegnante-studente che in questo momento di crisi epidemiologica è messo fortemente alla prova.

La creazione di un libro digitale quindi rappresenta l’output ideale per coniugare la didattica a distanza e gli obiettivi formativi che ci siamo comunque dati.

E quale materia se non la geografia poteva piegarsi ad un “uso” di questo tipo?

Vista la situazione che stiamo vivendo abbiamo deciso di cavalcare l’attualità e di scegliere l’Italia o meglio i luoghi ritenuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco come protagonisti di questo nostro viaggio virtuale.

L’ISTAT, infatti, ha recentemente affermato che uno degli effetti economici più immediati della crisi associata al Covid-19 è stato il blocco dei flussi turistici. I primi effetti, emersi già a febbraio, si sono manifestati in modo eclatante con il diffondersi dell’epidemia in molti paesi e con l’azzeramento dell’attività in corrispondenza dei provvedimenti generalizzati di distanziamento sociale. Ora con la Fase2 da più parti si legge che probabilmente ci si recherà in vacanza in località vicine, raggiungibili possibilmente in auto: quindi ecco qua che il nostro e-book vuole essere un invito a sostenere il turismo del nostro Paese e a far conoscere la penisola.

I ragazzi hanno quindi raccontato e descritto attraverso testi, mappe, illustrazioni e foto alcune delle bellezze dell’Italia di cui molto spesso si ignora l’esistenza. L’e-book è diventato anche uno strumento di integrazione e di inclusione per quegli studenti che provengono da paesi diversi: attraverso la ricerca sono stati invitati a visitare, seppur in modo virtuale, e a conoscere il paese in cui vivono con la speranza che vogliano poi vederli fisicamente quando questo sarà possibile.

Come abbiamo lavorato? Ad ogni ragazzo sono stati assegnati dei siti ritenuti patrimonio dell’umanità e nelle lezioni del sabato mattina ognuno di loro ha potuto caricare il materiale trovato. Lo strumento scelto per realizzare il nostro e-book è la app BOOK CREATOR che consente agli studenti di poter lavorare in gruppo intervenendo e condividendo le informazioni, le foto e le mappe da inserire.

Così facendo i ragazzi non solo hanno potuto diventare protagonisti dell’attività confrontando e condividendo idee e informazioni ma anche imparare ad utilizzare un nuovo strumento che potrebbe tornare utile ed essere utilizzato per lo studio di altre discipline. Inoltre hanno potuto misurarsi con i collegamenti ipertestuali toccando con mano le modalità di realizzazione di questi link all’interno di un testo.

L’e-book infatti presenta nelle prime pagine una cartina dell’Italia interattiva: ogni regione ha un simbolo che la contraddistingue e cliccando su di esso si ha la possibilità di accedere direttamente alla pagina del libro della regione scelta.

Lo stesso logo presente invece all’interno del libro, dà la possibilità di tornare con un clik alla cartina iniziale. Inoltre, abbiamo pensato di introdurre anche dei collegamenti esterni a dei video: anche in questo caso cliccando semplicemente sul simbolo della cinepresa che accompagna le varie voci dei siti esaminati è possibile accedere direttamente a degli approfondimenti realizzati per lo più dalla Treccani e/o dalla Rai.

In questo modo i ragazzi sono riusciti a comprendere la geografia dell’Italia e a conoscerne le ricchezze culturali che racchiude… non da ultimo, il lavoro ha dato modo ai ragazzi e a noi docenti di divertirci scoprendo le potenzialità della app e della rete dando sfogo a tutta la nostra creatività!

Buon viaggio!

Paolo Creati, docente di Geografia economica, Silvia Casilio, docente di sostegno – sede di Corridonia – e i ragazzi della 2^D

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Le nostre interviste improbabili non si fermano!

Nella classe 3^A del nostro Istituto, studiando Storia, ci siamo imbattuti in moltissimi e particolarissimi personaggi. Ne abbiamo approfondito la vita avventurosa e le azioni che li hanno consacrati alla fama eterna.

Oggi Mattia Cutonilli e Andrea Santilli ne hanno intervistati due per noi:  Fernando Cortés e Lorenzo de’ Medici. 

INTERVISTA  A  FERNANDO  CORTES

Buongiorno, signor Cortès! Sappiamo che lei sbarcò in Messico nel 1519 con una spedizione di 400 soldati Spagnoli, ci può raccontare quello che ha trovato al suo arrivo e chi erano gli abitanti del posto?

CORTES: Era una popolazione molto particolare, si chiamavano “Aztechi”. Pur essendo ancora quasi all’età della pietra, avevano un’organizzazione politica ed economica abbastanza evolute.

Erano un popolo nomade fino a quando sono arrivati nell’altopiano del Messico. Davano grande importanza alla musica e alla danza, che veniva sempre eseguita da ballerini professionisti che frequentavano una scuola speciale. Anche l’architettura delle città era molto curata: avevano splendidi palazzi e bellissime sculture, considerando che non conoscevano né la ruota né il ferro.

Come erano organizzati gli Aztechi al suo arrivo, esisteva una struttura a livello amministrativo e giudiziario?

CORTES: L’impero Azteco era organizzato in distretti che erano comandati dall’imperatore; egli era aiutato nello svolgimento dei suoi compiti di governo da un “consiglio supremo”, formato da esponenti della nobiltà. 

I mercanti e gli artigiani rappresentavano un ceto intermedio; infine c’erano i contadini che ricevevano la terra in usufrutto dai nobili.

Per ultimi c’erano i servi e gli schiavi che erano prigionieri di guerra o colpevoli di delitti.

Come fu il suo approccio con questo popolo?

CORTES: L’approccio non fu certo amichevole. La loro religione, dominata da un’ossessione per la precarietà della vita e dalla paura che terribili cataclismi si potessero abbattere sull’intera popolazione, forse aiutò gli Spagnoli ad essere visti come un popolo troppo forte che nessuno poteva sconfiggere. Conquistai con poco sforzo la capitale Tenochtitlan e catturai l’imperatore. Massacrai tutti i principi che cercavano di ribellarsi al mio potere con artiglierie fatte venire direttamente dalla Spagna. Seminai il terrore tra gli indigeni.

Ritiene che la conquista di questi territori fu facile? Se sì Perché?

CORTES: La conquista di questi territori fu abbastanza facile anche se i popoli locali erano molto più numerosi rispetto a noi. Noi Spagnoli, però, potevamo contare su armi nettamente superiori: armi da fuoco, spade d’acciaio, balestre, cavalli e cannoni.

Ma cosa ancora più importante fu che tutte le popolazioni sottomesse dagli Aztechi decisero di passare dalla parte di noi Spagnoli, che eravamo più ricchi e potenti.

Cosa guadagnò personalmente da queste conquiste?

CORTES: Io, Fernando Cortés, avventuriero astuto e spregiudicato, nel 1522 fui nominato dal re di Spagna Carlo V “imperatore della Nuova Spagna”, come furono chiamati tutti i territori da me conquistati, naturalmente con tutte le ricchezze che ne derivavano.

Certo, fui spietato, fui responsabile della morte di tantissime persone e della distruzione di un’intera civiltà, ma.. Vuole mettere questo a paragone dei benefici che questo comportò?

INTERVISTA A LORENZO DE MEDICI

Buongiorno sig. De’ Medici! Perché, secondo lei, si arrivò nel 1454 alla firma della “pace di Lodi” e all’inaugurazione della “politica d’equilibrio”?

DE MEDICI: Perché nell’Italia di quel tempo c’erano continue guerre tra i Comuni più importanti e non c’era mai un vero vincitore; si era arrivati a un reciproco logoramento. Quelli che firmarono l’accordo di Lodi si impegnarono a mantenere un certo equilibrio, da qui il nome di questo tipo di politica e la mancata nascita di un’Italia unita: ogni Stato regionale conservò lo status quo.

Con la morte di Federico II era tramontata la possibilità di un’Italia unita. Come si presentava il paese nel suo periodo?

DE MEDICI: Erano quattro le potenze principali: Milano, Firenze, Venezia e Napoli. Per il resto, c’erano tanti piccoli poteri locali e cittadini che impedirono l’unificazione del paese.

La vita politica era controllata da un numero ristretto di persone (famiglie, corporazioni) cosicché la lotta tra fazioni continuò a caratterizzare la vita comunale.

Siamo in pieno rinascimento,condivide la citazione “HOMO FABER FORTUNAE SUAE”?

DE MEDICI. Certamente sì! Nel mio periodo si ha una nuova visione della vita: ognuno è padrone del proprio destino. Da questo concetto nasce un nuovo spirito di iniziativa, nascono nuove attività e vengono premiate le capacità di ogni persona. E’ un nuovo modo di considerare l’esistenza: non viene cancellato il senso religioso che ci ha contraddistinto fino ad oggi, ma ora la vita terrena ha molta più importanza, ha valore in sé.

Come viene vissuto lo spirito rinascimentale nella sua Firenze?

DE MEDICI: Firenze è la culla del Rinascimento Italiano.

In questo periodo si sono vissute in questa città le più grandi rivoluzioni culturali. E’ stata una rinascita economica e sociale e Firenze si è trasformata grazie a banchieri, mercanti, artigiani e soprattutto artisti.

Grande invenzione di questo periodo è stata quella dell’orologio meccanico: ormai l’uomo grazie ad esso è diventato il padrone del suo tempo.

Quale è stato il suo personale contributo per questa città e cosa, secondo lei, le sue azioni lasceranno ai posteri?

DE MEDICI: La mia casa è stata aperta ai migliori artisti del periodo: Botticelli, Michelangelo e Leonardo sono solo alcuni esempi famosi.

Loro hanno creato, sotto la mia protezione, le loro migliori opere d’arte. Devo ammettere che attraverso le loro opere ho cercato di affermare sempre di più il mio potere politico sulla città di Firenze, che spesso veniva minacciato da altre famiglie. Mi sono battuto, con tutte le armi che avevo a disposizione, per imporre uno spirito più libero e laico e ho scritto i miei famosi versi: 

“Chi vuol essere lieto sia,
di doman non c'è certezza”.

Mattia Cutonilli e Andrea Santilli (3^A) con la supervisione della prof.ssa Maria Grassetti, sede di Corridonia

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A Francesco

Caro Franci,

in questo giorno così brutto, in una simile circostanza, le parole sono inutili. Sappi che nonostante il virus che ci sta separando, noi ti staremo accanto in qualsiasi momento. Sicuramente nella tua vita avrai passato moltissimi altri momenti come questi, forse un po’ più leggeri, però ne sei sempre uscito a testa alta e col sorriso stampato sul viso. Sei un ragazzo forte e porti allegria ovunque tu vada. Ciò che provi in quel primo momento è simile a quello che sente una persona che riceve una diagnosi infausta o una brutta notizia: non può e non vuole crederci, oppure si arrabbia contro il destino o Dio chiedendo perché proprio a me e non ad altri.

Lo sappiamo, la vita a volte è ingiusta e come dice Leopardi la natura se la prende sempre con le persone sbagliate e più care a noi. Siamo più che certi che con la tua forza riuscirai a superare tutti i momenti bui che incombono nella tua vita a partire da questo.

Oggi ci uniamo insieme alla tua famiglia, ai compagni di classe, ai docenti e a tutta la scuola IPSIA CORRIDONI per ricordare un pilastro importante della tua vita che ci ha lasciati.

Ti porgiamo le nostre più infinite condoglianze e tanta forza da parte di tutti noi.

Siamo tutti con te Franci!

I ragazzi e le ragazze della 2^B – sede di Corridonia

Caro Francesco,

difficile trovare le parole giuste quando qualcuno si trova a dover affrontare la perdita di un padre.

Possa tu trovare sollievo dall’infinito amore che ti circonda.

Nei momenti di maggior avvilimento tu possa ottenere conforto dalla poesia “Chi è amato non conosce morte” di Emily Dickinson.

Chi è amato non conosce morte,
perché l’amore è immortalità,
o meglio, è sostanza divina.

Chi ama non conosce morte,
perché l’amore fa rinascere la vita
nella divinità.

Emily Dickinson

I tuoi docenti, il Dirigente Scolastico Francesco Giacchetta e tutto il corpo docente e non docente dell’IPSIA “F. Corridoni” di Corridonia

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Tre squadre dell’IPSIA “F. Corridoni” volano alla finale di WEBTROTTER

Il 14 maggio 2020 tre squadre dell’IPSIA “F. Corridoni” capitanate dalle professoresse Lorenza Pace e Katiuscia Palmini hanno partecipato alla gara di qualificazione di “Webtrotter il giro del mondo in 80 minuti”, la competizione rivolta al primo triennio delle scuole secondarie di II grado di tutta Italia giunta alla sua VII edizione.

Il tema di quest’anno è “Il linguaggio e la comunicazione, la loro evoluzione nel tempo”.

Gli obiettivi della gara, a cui l’IPSIA partecipa ormai da anni, sono gli stessi della classica ricerca scolastica realizzata però attraverso i nuovi strumenti informatici e digitali per sviluppare la capacità di lavorare in gruppo e l’abilità di problem solving.

Ogni squadra, composta da quattro studenti, è coordinata da un/a docente che svolge il ruolo di Referente di squadra. Ciascuna squadra risponde ai quesiti proposti in modo rigidamente sequenziale: vengono presi in considerazione la velocità nell’individuare le risposte, la loro esattezza e anche gli errori che tolgono punti.

Gli organizzatori sono stati costretti a ridefinire il calendario a causa della sospensione delle attività didattiche dovuta all’emergenza COVID-19 ma alla fine le squadre hanno potuto partecipare da remoto cogliendo le tante opportunità che la tecnologia e il digitale ci offrono.

Quest’anno hanno partecipato 300 squadre da tutta Italia e tra le compagini marchigiane solo quelle del Liceo “Galileo Galilei” di Ancona, dell’IIS “E. Mattei” di Recanati e ovviamente dell’IPSIA “F. Corridoni” di Corridonia si sono posizionate tra le prime 100 superando brillantemente la gara di qualificazione!!!

A volare verso la finale del 28 maggio per l’IPSIA “F. Corridoni” la squadra dei “leoni” (posto 44 con 95 punti); dei “draghi” (posto 54 con 90 punti); delle “pantere” (posto 68 con 90 punti).

Noi siamo particolarmente soddisfatti perché tutte e tre le nostre squadre si sono posizionate tra le prime 100. In più, in un paese in cui le STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) sembrano essere appannaggio esclusivo del genere maschile, ci fa particolarmente piacere che a guidare le nostre squadre ci siano due professoresse di discipline scientifico-tecnologiche.

In bocca al lupo a tutti ma ovviamente tutto il blog, i docenti, gli studenti e le studentesse dell’IPSIA “F. Corridoni” fanno il tifo per i nostri ragazzi e per la professoressa Pace e la professoressa Palmini!!!

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Essere studenti al tempo del COVID-19… DaD o non DaD: questo è il dilemma!

Lo studio si basa sulla responsabilità personale, sulla capacità di organizzarsi e anche riorganizzarsi. Ora più che mai è fondamentale aiutare gli studenti a comprendere e pianificare per non cadere nella monotonia e nella noia. La trasformazione della didattica porta a riflettere e porsi domande, soprattutto perché essa è oggi spogliata dell’azione reale, piacevole e distintiva dell’incontro a scuola.

Durante ogni video lezione i ragazzi svelano la voglia di tornare a scuola, alla normalità.

Ma come è cambiata la percezioni di ciascuno nei confronti dello studio?

La scuola, come siamo abituati a conoscerla, comporta dei gesti come leggere, ascoltare, fare interrogazione, fare esercizi, prendere appunti, ripassare, ciò ha subito una trasformazione: la didattica a distanza che implica fatica. Comprenderne il peso che ogni studente affronta, in questo momento, può essere di aiuto agli insegnanti, perché cerchino di far diventare la nuova proposta educativa carica di significato, ricca di piacere e di soddisfazione. In questo momento difficile mi è sembrato opportuno quindi conoscere le loro sensazioni. Tutti hanno risposto, all’unisono, preferendo la didattica “tradizionale” che, negli ultimi anni, è stata duramente criticata perché apparentemente distante da loro, nativi digitali. Ma dopo questa esperienza, hanno mostrato nostalgia della scuola tradizionale, fatta di relazioni importanti, soprattutto nell’età adolescenziale. Abbiamo deciso di pubblicarne uno, buona lettura!

Antonietta Viteritti, docente – sede di Corridonia

Dal quattro marzo siamo tutti a casa a causa dell’emergenza Coronavirus.

Dopo cinquantacinque giorni di chiusura totale, il quattro maggio è inizia la “fase 2” e quasi tutte le persone hanno ripreso ad andare a lavoro, a fare sport all’aperto, sempre rispettando le regole, cioè d tenere mascherina e guanti. Però le scuole sono ancora chiuse e siamo a casa ormai dal 4 marzo. Per non rimanere indietro con il programma annuale, abbiamo provato un nuovo metodo di studio/insegnamento cioè la didattica a distanza, chiamata semplicemente DAD.

Prima di incominciare la DAD ci hanno fatto creare una mail e una password e poi siamo entrati nel programma, Classroom, che ci serve per fare le videolezioni e non solo…anche per fare i compiti e per consegnarli.

Dopo pochi giorni abbiamo iniziato a fare lezione: all’inizio facevamo poche ore perché non tutti sapevano come si usava il programma. Invece adesso che è passato un po’ di tempo e quasi tutti usiamo la piattaforma, abbiamo un orario ed ogni giorno facciamo videolezioni da circa 35 minuti l’una.

Le attività sono organizzate bene, però non è mai come stare a scuola che sei seduto davanti al professore, che capisce solo “guardandoti”, se hai capito o no.

Le lezioni non vanno sempre bene per via della connessione, però la maggior parte delle volte funziona tutto e si riesce a capire, anche se è più semplice distrarsi.

Devo dire che questa quarantena mi ha fatto migliorare, perché ora sono molto più organizzato con i compiti e sto imparando a fare ricerche su internet, a usare drive, jamboard per matematica e tantissimi altri programmi.

Ci sono però delle cose, nonostante la DAD, che non sono cambiate e che continuano a non piacermi: come svegliarmi presto la mattina, fare verifiche e interrogazioni. Questo è rimasto proprio uguale: non mi piaceva prima e non mi piace ora!

Rispetto a quando andavamo a scuola e si era tutti in classe e nessuno sfuggiva all’interrogazione, adesso non a tutti va bene la connessione e quindi a volte si blocca la videolezione, non si sente più l’audio, non si capisce dove dobbiamo consegnare i compiti, e, soprattutto in questo periodo è anche difficile “FARE” la materia di indirizzo, meccanica, perché non possiamo lavorare al tornio.

Il professore ci fa delle lezioni per spiegarci come funzionano le macchine oppure ci fa fare dei disegni del pezzo di meccanica.

A volte ci chiede delle cose che vogliamo sapere di meccanica così non rende le lezioni lunghe e noiose, però non è uguale.

La didattica a distanza ci sta aiutando a non perdere l’anno scolastico e come tutte le cose ha aspetti negativi e positivi. Naturalmente non è come stare a scuola, è tutta un’altra storia: in classe ci sono i compagni e insieme ci divertiamo, facciamo casino ma non solo… A scuola c’è l’officina e io voglio impegnarmi al tornio e recuperare il tempo perso.

di Giovanni Coccia (2^D) con la supervisione della prof.ssa Viteritti

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Continuano le nostre interviste improbabili

Nella classe 1 C del nostro Istituto, studiando Storia, ci siamo imbattuti in moltissimi e particolarissimi personaggi.

Oggi Giorgio Apolloni ne ha intervistati due per noi: un guerriero spartano e il re di Sparta Leonida.

INTERVISTA A ME, UNO SPARTANO.

Che cos’è per te la guerra?

Per me la guerra è esempio di coraggio, forza e tenacia. È un orgoglio far parte dell’esercito della grande Sparta!

Parlami della tua città.

Sparta è la più importante polis della Grecia, è una grande città – Stato, è una comunità libera con un governo oligarchico: i due re e l’assemblea degli anziani governano benissimo la città. Sparta non è cinta di mura: basta l’esercito a difenderla!

Chi è il guerriero spartano?

Io sono uno spartiata, un guerriero al servizio dell’esercito di Sparta.

Ho superato e vinto la paura della morte con l’addestramento militare pensando che la vita mi è stata donata per servire la patria quindi mi sono sempre preparato a una fine improvvisa e violenta, dall’infanzia a oggi sono cresciuto con questo tipo di atteggiamento.

Gli anziani di Sparta alla mia nascita hanno deciso in base alla mia salute che dovevo crescere e diventare un guerriero. Chi al contrario dimostrava una deformità è stato abbandonato sulla rive del fiume o ucciso.

Come si diventa soldato dell’esercito di Sparta ?

Mia madre ha rafforzato la mia capacità di adattamento: mi ha nutrito con cibi semplici e abituato a condizioni di vita da uomini.

Poi, dall’età di sette anni ho cominciato l’educazione organizzata dallo Stato, che ha avuto lo scopo di prepararmi per il futuro ruolo di guerriero.

Lontano dalla famiglia e nonostante avessi solo sette anni subito ho dimostrato le mie buone capacità di guerriero, ho provveduto da solo a un giaciglio dove dormire, non ho indossato scarpe per irrobustire i piedi e la mia alimentazione è stata scarsa per questo spesso mi sono ritrovato a rubare il cibo, credo che questo servisse per prepararmi alla guerra; una sola volta sono stato preso e ho dovuto sopportare dure punizioni fisiche ma anche in quella dura situazione ho dimostrato di essere un vero spartano: nessun lamento, nessuna emozione.

Per quanto riguarda la mia educazione scolastica devo dire che è stata minima, basata soprattutto su esercizi di ginnastica e giochi violenti, schemi ripetuti più volte utili al combattimento.

A quattordici anni sono pronto a resistere a qualsiasi avversità , sono addestrato, sono un vero soldato e sento nel cuore un sentimento di devozione a Sparta. Sono fiero di appartenere all’esercito di Sparta.

Cosa pensi dell’educazione impartita ad Atene?

Io credo che gli ateniesi siano nettamente inferiori a noi. Vengono cresciuti con agi e abituati alle “mollezze”, sono raffinati nelle parole: basti pensare alle donne e alla loro posizione nella società.

Per difendersi hanno bisogno di tribunali. Guadagnano non dalle guerre ma dai commerci con gli altri popoli. Provo ribrezzo nei loro confronti e non avrò alcun dubbio su cosa debbo fare nella guerra che ci vedrà rivali.

Intervista a Leonida, re di Sparta dal 490 al 480 a.C.

Leonida, cosa vuoi che scriva di te?

Nella storia greca ci sono stati molti guerrieri, molti eroi e condottieri ma credo che tra questi il mio nome debba essere ricordato nei grandi libri di storia.

Io sono il simbolo del coraggio e della fedeltà alla mia patria.

Perché hai dovuto affrontare l esercito persiano con soli 300 uomini?

Nel 480 a.C. la Persia si preparava a invadere l’Europa per conquistarla.

Mi giunse notizia che Serse era in viaggio pronto per sbarcare con il suo grande esercito sulle coste greche e iniziare la sua avanzata, le città greche come al solito erano in lotta tra loro .

Io chiesi parere ai sacerdoti che però si dimostrarono contrari a chiedere la pace per organizzare un grande esercito con tutti i migliori guerrieri greci, così decisi di partire e affrontare i persiani con la mia guardia personale formata da 300 soldati spartani.

Aspettare i persiani al passo delle Termopili era l’unica strategia ?

Mi era chiaro che le mie ridotte forze armate erano niente in confronto allo schieramento dei Persiani ,l’unica mia risorsa era considerare lo spazio delle Termopili un luogo perfetto per costringere l’esercito nemico e sfruttare la superiorità tattica e di armi dei miei soldati che certo non avevano rivali in combattimento.

Raccontami dello scontro.

Beh, tutto è avvenuto in tre mosse, tutto è avvenuto in tre giorni.

Ho posizionato i miei soldati nel passo più stretto delle Termopili consapevole che solo così potevo evitare l’aggiramento del nemico e garantire ai miei soldati di dimostrare la loro superiorità tattica nel combattimento corpo a corpo.

A niente servirono gli arcieri persiani. Le lunghe lance della falange oplitica impedivano il combattimento ravvicinato e l’esercito di Serse dopo il primo giorno era decimato.

Il secondo giorno il re persiano pensando a un indebolimento del mio schieramento aveva deciso per un assalto frontale ma i miei soldati erano motivati e sotto il mio comando il risultato del combattimento fu quello del giorno precedente: un’altra sconfitta per i Persiani.

Poi fummo traditi.

Serse seppe di un sentiero di montagna che aggirava lo stretto e consentiva di colpirci alle spalle.

Ordinò a uno dei suoi migliori ufficiali persiani di comandare un reparto di soldati e mettersi in marcia sul sentiero indicato e aggirare la strettoia.

Alle prime luci dell’alba del terzo giorno mi accorsi dell’esercito nemico e comandai la ritirata da parte di un gran numero di soldati sulla cima della montagna. Non fummo attaccati subito.

I persiani completarono il loro percorso, ci circondarono, io capii che per me e i miei soldati era questione di ore. Così ordinai alla maggior parte delle truppe di ritirarsi all’interno della montagna e io rimasi ad affrontare i nemici con i miei 300 uomini.

Ordinai l’attacco, lo scontro fu violentissimo: molti soldati persiani persero la vita. Anche i miei migliori soldati rimasero uccisi e io con loro.

Perché non si mise in salvo?

Ma cosa sta dicendo? Io sono Leonida, re di Sparta! Meglio morire con onore che ritirarsi da uno scontro per paura di morire! Sacrificare la mia vita in battaglia è stato rendere onore a Sparta.

interviste di Giorgio Apolloni 1^C con la supervisione della professoressa Maria Grassetti, sede di Corridonia.

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A proposito di storia, di resistenza e… di calcio!

Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.

Sandro Pertini, Dal discorso alla radio di proclamazione dell’insurrezione generale, Milano, 25 aprile 1945

Ultimamente, un po’ per lavoro un po’ per un vizio personale – reminiscenza degli studi classici forse o semplicemente la vecchiaia sempre più prossima – mi trovo spesso a soffermarmi sul significato delle parole soprattutto quando queste, o meglio l’uso che se ne fa, mi crea delle perplessità. Prendiamo ad esempio il termine RESILIENZA molto in voga quando al centro del discorso c’è la donna e la sua battaglia continua e costante per l’emancipazione e per il raggiungimento di una parità non più solo formale ma sostanziale. Se sfogliamo un dizionario e cerchiamo la parola “resilienza” troviamo questa definizione: “capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi”. Come dire: la donna è predisposta per natura a non cambiare metabolizzando i colpi che di volta in volta subisce.

C’è qualcosa che non torna…

Se cerchiamo invece il termine RESISTENZA la prima definizione in cui ci imbattiamo è “Azione tendente a impedire l’efficacia di un’azione contraria” seguita da “Opposizione, attiva o passiva, al realizzarsi di uno scopo”. Molto meglio: colui o colei che RESISTE agisce, ha un obiettivo, non subisce, cerca di impedire che qualcosa non avvenga o, aggiungo io, che non avvenga mai più.

Ecco io preferisco da sempre CHI RESISTE! E il 25 aprile, come ogni anno da 75 anni a questa parte, ci ricorda chi, uomini e donne, ha resistito opponendosi alla dittatura fascista e all’occupazione nazista ieri e chi ogni giorno oggi continua a resistere affinché la democrazia, i diritti conquistati e la libertà di cui ognuno di noi gode non vengano messi in discussione!

Noi del BlogIpsia abbiamo deciso di parlare di Resistenza, di Liberazione, di partigiani e di partigiane, di antifascisti e antifasciste e di farlo nonostante le attività scolastiche siano sospese così come tutte le manifestazioni che di solito accompagnano questa importante giornata.

Lo abbiamo fatto a modo nostro, scrivendo!

Guendalina Casasole ci ha regalato una appassionata recensione de L’Agnese va a morire di Renata Viganò: un invito alla lettura – quelle belle – ma anche un momento di riflessione su come la storia, quella con s minuscola, si intrecci e dia sostanza alla Storia con la s maiuscola. Una storia piccola piccola che ha come protagonista una donna che non ci sta ad essere resiliente e che entra in azione e resiste!

Microstoria, insomma, utile a comprendere fenomeni e movimenti più ampi, passaggi e snodi di un contesto generale che è anche il punto di partenza del lavoro di Simone Vecchioni e di Matteo Petracci. Come diciamo anche nell’intervista, avremmo voluto invitarli a scuola ma il coronavirus ci ha costretto non solo alla didattica a distanza ma anche agli approfondimenti a distanza. E così eccoci qui: abbiamo chiacchierato con Simone Vecchioni e Matteo Petracci e quello che segue è il risultato. Li ringraziamo per la disponibilità e per aver accettato di raccontare una storia di calcio che ci parla del movimento di Liberazione nelle Marche, degli eccidi nazisti e della violenza dell’occupazione nazifascista nella nostra regione e di uomini e donne che vissero quei fatti.

Buona lettura e soprattutto buon 25 aprile!

Silvia Casilio, docente – sede di Corridonia

In questi giorni si fa un gran parlare di fake news e di bufale. Anche voi vi siete in qualche modo imbattuti in una fake news rispetto ad un fatto accaduto però nel 1944. Ci potete raccontare da dove nasce la vostra ricerca e perché avete sentito l’esigenza di interrogare le fonti su una vicenda apparentemente “insignificante”, accaduta in un paesino sperduto delle montagne marchigiane?

Forse il termine fake news in questo caso potrebbe essere impreciso, nel senso che chi ha fatto riemergere questa storia dal dimenticatoio – in primo luogo il giornalista Nigri con il documentario La leggenda di Sarnano – non l’ha fatto sicuramente con l’intento deliberato di diffondere una “bufala”. Si è trattato piuttosto di una restituzione poco approfondita della vicenda, dovuta anche a difficoltà oggettive nel reperimento delle fonti. Difficoltà che in parte abbiamo riscontrato anche noi con il nostro lavoro.
L’interesse iniziale è scaturito dalla particolarità e dal fascino della storia. Quando ne sentimmo parlare per la prima volta nel 2013 ci venne presentata come la “partita tra nazisti e partigiani” ed inevitabilmente da un lato ne siamo stati attratti dall’altro abbiamo fin da subito iniziato a pensare che qualcosa non andava, che sembrava tutto troppo semplice e lineare. La volontà di iniziare con la ricerca nasce proprio da questo mix tra meraviglia – una partita del genere in quel contesto storico giocata a ridosso delle “nostre” montagne e noi non ne sapevamo niente? – e dubbio – ma può essere andata veramente così?. Inoltre crediamo che molto spesso fatti apparentemente ritenuti, appunto, “insignificanti” o quantomeno marginali siano in realtà in grado di raccontarci in maniera molto puntuale contesti e situazioni rimaste nell’ombra.

Più che di una fake news vera e proprio quindi in questo caso possiamo dire che si sia trattato di un “uso pubblico” della storia: ovvero un fatto storico dai contorni poco chiari è stato utilizzato senza una puntuale verifica storica sulle fonti per rispondere ad un dibattito in corso e per dare sostanza al tentativo di confezionare un’immagine edulcorata dell’occupazione nazista in Italia.

Si. Da un lato la storia negli anni è stata ripresa e raccontata, a volte aggiungendo “pezzi” senza alcuna operazione di ricerca a monte, semplicemente per la sua particolarità e per il suo fascino, dall’altro lato la parzialità della ricostruzione iniziale è stata poi utilizzata in maniera strumentale anche da chi cerca di riscrivere quel periodo storico. Anche per questo è importante non fermarsi alla prima ricostruzione e fare affidamento sulle fonti, è un lavoro spesso non semplice e qualche volta frustrante, ma è l’unico possibile per arginare tentativi revisionistici più o meno spudorati.

Che cosa accadde esattamente a Sarnano? E perché‚ proprio a Sarnano?

I fatti che, sulla base del nostro lavoro, possiamo dare come certi sono che a Sarnano venne disputata una partita di calcio tra una squadra composta da soldati delle truppe di occupazione nazista e un’altra formazione composta da giovani sarnanesi. La partita si disputò nella primavera del 1944, presumibilmente negli ultimi giorni del mese di aprile. Stando alle testimonianze raccolte da chi era presente in quel giorno il risultato finale fu un pareggio, anche se non siamo certi con esattezza di quanti gol vennero messi a segno dalle due formazioni. Un elemento importante emerso grazie alla nostra ricerca è quello che riguarda la squadra dei sarnanesi, infatti rispetto alla ricostruzione che è stata sempre fatta della vicenda ora sappiamo che è quantomeno superficiale parlare di “squadra di partigiani”. Nessuno dei giocatori che componevano quella formazione, almeno per quanto riguarda i nomi di cui siamo certi, è annoverabile tra le fila dei partigiani combattenti.
Perché proprio a Sarnano? Potremmo dire che la Storia mise insieme comburente, combustibile e innesco proprio in quel luogo per una serie di motivazioni diverse, anche fortuite. Non ci sono elementi particolari o specificità legate al paese che possono farci dire per quale motivo avvenne li e non altrove. Possiamo dire tuttavia che il contesto storico locale in quel momento, gli eventi anche apparentemente banali che contribuirono allo “scoppio della scintilla” si svilupparono proprio intorno a quelle mura a ridosso dei Sibillini.

Uno dei protagonisti di questa storia è Mario Maurelli: chi è e che ruolo ha in questa storia?

Sicuramente è il personaggio di questa vicenda rispetto al quale abbiamo più informazioni. Mario Maurelli era nato a Sarnano nel 1914 e si era poi trasferito con la famiglia a Roma, per poi tornare nuovamente nel borgo natio a seguito dei bombardamenti del quartiere di San Lorenzo. Maurelli nel dopo guerra divenne un arbitro di calcio molto celebre, con quasi cento partite dirette in serie A ed altri arbitraggi a livello internazionale. Ma quello che è più rilevante per la “nostra” storia è che Maurelli già nel 1944 era un arbitro, avendo frequentato i corsi a Roma già sul finire degli anni trenta. Ci interessa questo perché questo fu il ruolo che ebbe nella partita: la arbitrò, e immaginiamo che non fu facile. Se mai ci fosse stata una radiocronaca immaginiamo che il commentatore avrebbe parlato di clima rovente. Per non parlare della fase preparatoria.

Potete raccontarci il retroscena della partita?

Stando alla testimonianza di Adriana Brunori, che nel ’44 era sedicenne e inviata dalla famiglia ad imparare il mestiere presso una sarta, i soldati della Wehrmacht – quasi tutti altoatesini – che avevano impiantato il presidio in paese iniziarono a recarsi dalla sarta per piccoli lavori di rammendo. Caso volle che un giorno si incontrarono nel laboratorio un sergente maggiore tedesco – che parlava fluentemente italiano – e lo stesso Maurelli. In quella discussione emerse che Maurelli aveva una certa confidenza con il fischietto.

Fu così che al sergente maggiore balenò l’idea della partita, chiedendo all’arbitro di radunare i giocatori sarnanesi. Dalla testimonianza riportata dal fratello dell’arbitro, anch’egli scese in campo in quell’occasione, Maurelli venne anche non molto velatamente minacciato di ritorsioni nel caso in cui si fosse rifiutato di cercare o non avesse radunato i giocatori. Per l’arbitro non fu semplice radunare una squadra, e possiamo anche facilmente immaginare il perché: in quel periodo i giovani “in paese” erano o renitenti alla leva o partigiani nascosti in montagna, non molto disposti quindi ad incontrare una rappresentativa della Wehrmacht, neanche in un campo da calcio.
Non sappiamo quali parole usò Maurelli, ma sappiamo che per convincere i giocatori disse che persino suo fratello avrebbe giocato e che il sergente maggiore aveva assicurato che non ci sarebbero state ritorsioni nel caso in cui la partita si fosse disputata con gli undici in campo.

Dalle vostre ricerche quella giocata a Sarnano fu l’unica partita di calcio organizzata dai tedeschi durante l’occupazione in Europa o ce ne sono altre magari su cui altri storici hanno fatto delle ricerche?

Non furono sicuramente molte, la più celebre è senza alcun dubbio quella che venne disputata a Kiev nel 1942 – che ispirò poi il film Fuga per la vittoria – anche se con dinamiche un po’ diverse rispetto a quelle di Sarnano.

Come mai fino al documentario di Nigri della partita di Sarnano non si era mai parlato? Che idea vi siete fatti?

In realtà in paese era una storia che conoscevano in molti, ma non era mai uscita dalle mura cittadine. Probabilmente questo non è avvenuto per una singola motivazione ma per una serie di cause che si intrecciano. Intanto, probabilmente, considerando il contesto drammatico di quegli anni una partita di calcio è tutto sommato un evento irrilevante per chi si trovava a vivere quotidianamente quelle condizioni. Poi al termine della guerra quell’episodio probabilmente non era visto di buon occhio anche perché aver giocato a calcio con la Wehrmacht in quel contesto – anche se costretti – non era probabilmente qualcosa di cui vantarsi o anche solo parlare.

La vostra ricerca è finita o state ancora scavando per cercare di trovare altre fonti e altri documenti?

Diciamo che da quando la nostra ricerca è iniziata in maniera più incisiva nel 2016 si sono susseguiti una serie di eventi che l’hanno rallentata notevolmente. Primo fra tutti il sisma che ha colpito proprio l’Appennino tra il 2016 ed il 2017, per arrivare alla situazione che stiamo vivendo da qualche mese a seguito del Coronavirus. Ma parte queste problematiche il nostro lavoro va avanti, l’obiettivo è quello di continuare ad avere più certezze rispetto a quanto accaduto ed anche più elementi a disposizione per avere un quadro più chiaro.

Nell’articolo che Wu Ming ha pubblicato il 18 maggio 2019 vi chiedete se “chi, in questi anni, ha parlato in maniera disinvolta di una “partita tra partigiani e nazisti” si sia reso conto del meccanismo che questa affermazione, senza dubbio epica e mitopoetica, può innescare nei processi di costruzione della memoria e nell’interpretazione storica, elementi con cui nel nostro paese si fa ancora molta fatica a fare i conti”. Potete spiegarci esattamente cosa intendete e quale potrebbe essere il pericolo sotteso ad una narrazione di questo tipo?

Il rischio è che quella ricostruzione venga utilizzata con le stesse motivazioni che spinsero il sergente maggiore della Wehrmacht ad organizzarla: ovvero per normalizzare la situazione. All’epoca rispetto alla loro condizione di occupanti, ora per poter dire che tutto sommato il nazifascismo “ha fatto anche cose buone”, che il rapporto con la popolazione era buono al punto tale che partigiani e nazisti giocavano a calcio insieme. Questa ricostruzione della storia parziale a-conflittuale è sempre deleterio e porta inevitabilmente a discorsi e visioni tossiche.

Il 5 aprile il direttore de “Il Giornale” ha scritto, cito testuali parole: “Cari partigiani e antifascisti, fatevene una ragione: il virus non é fascista, non é antifascista e, secondo me, ride alla grande della vostra stupidità. E ci ha fatto pure il regalo uno dei pochi – di liberarci, per la prima volta nel Dopoguerra, della retorica del 25 Aprile, quantomeno della sua rappresentazione fisica nella quale, peraltro, non c’è più un partigiano a pagarlo oro”. Al di là della gravità e della faziosità di queste affermazioni – il 25 aprile è e resta con buona pace di Sallusti una “festa di tutti e di tutte” – perché‚ secondo voi è necessario che a storie come quella che avete raccontato venga restituita la loro giusta cornice nel contesto e nel tempo?

In parte per le motivazioni che ho espresso precedentemente, poi sicuramente perché queste storie ci consentono di interpretare il presente attraverso il passato andando oltre il racconto consolatorio dei “bei tempi andati”. La Storia non ci è utile solamente per conoscere il nostro passato e per evitare gli stessi errori – funzione che comunque è indispensabile – ma anche per avere gli strumenti per costruire il futuro. Da questo punto di vista va sempre mantenuto un approccio che tiene insieme la complessità dei fatti, senza mai banalizzare o appiattire le ricostruzioni. La storia è costituita da un’insieme di conflitti – termine che non va assolutamente confuso con guerre – e come tale va considerata. Aggiungo che queste storie, anche da un punto di vista metodologico, ci insegnano che a rapportarci con i fatti o anche semplicemente con le notizie in maniera puntuale e non superficiale. Tornando per un attimo all’inizio di questa intervista, contrastare la diffusione delle fake news significa avere un approccio corretto con le fonti e con la ricostruzione delle notizie. Questo non significa che poi “i dati” non debbano essere interpretati, calati nel contesto e valutati rispetto alla nostra esperienza e al nostro bagaglio valoriale, ideale e politico, ma tutto ciò va fatto a partire da elementi accurati.

Se il coronavirus non ci avesse costretti a casa lontani dalle nostre aule, ci sarebbe piaciuto invitarvi a scuola a parlare con i nostri ragazzi e con le nostre ragazze. E’ andata così purtroppo! Però, per concludere, vorrei comunque chiedervi di rivolgervi a loro – ai ragazzi e alle ragazze – spiegando perché‚ nel 2020 sia necessario ancora e ancora parlare di Resistenza, di partigiani e di partigiane e di montagne!

Mi verrebbe da dire, cosa che apparentemente appare banale ma non lo è, che è importante parlarne perché il fatto stesso di poterlo fare deriva proprio da quei partigiani e da quelle partigiane. Molto spesso, soprattutto le generazioni più giovani, tendono a dare per scontati dei diritti o delle possibilità, semplicemente perché le hanno trovate sul loro cammino già “pronte per l’uso”, come se ci fossero sempre state. Va invece ricordato che nulla di quello che abbiamo, neanche il più semplice dei diritti, è casuale o è caduto dal cielo. Tutto ciò che noi abbiamo è stato “strappato” nel corso della storia grazie a donne e uomini che hanno messo in gioco se stessi rischiando spesso l’unica cosa che avevano: la loro vita. Per questo a mio avviso è importante parlare della Resistenza e di chi l’ha animata, perché bisogna sempre ricordarsi che quegli eventi e quelle persone ci riguardano in prima persona. Parlarne significa difenderli da chi vuole negarli o utilizzarli per sottrarre diritti a tutte e tutti noi, nel presente e nel futuro.

Lo stadio nuovo di Sarnano intitolato a Mario Maurelli

Gli autori della ricerca

Matteo Petracci e Phd in Storia, Politica e Istituzioni dell’Europa mediterranea nell’età contemporanea. Cultore della materia presso l’Università di Camerino, ha pubblicato Pochissimi inevitabili bastardi. L’opposizione dei maceratesi al fascismo, dal Biennio rosso alla adulta del regime (il lavoro editoriale, 2009); I matti del duce. Manicomi e repressione politica nell’Italia fascista (Donzelli, 2014) e articoli di storia in volumi collettanei e riviste specializzate. A gennaio è uscito Partigiani d’oltremare (Pacini editore, 2020) che a breve racconteremo anche noi del BlogIpsia.

Simone Vecchioni è laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Macerata. Lavora nei campi del turismo culturale, ambiente e comunicazione. Scrive per blog e testate online su montagna, cultura, politica e sport.

Per un approfondimento si veda Sarnano ’44. Storia e leggenda di «quella partita di calcio tra partigiani e nazisti» (18/05/2019, Wu Ming)

Bella ciao – Glissando vocal ensemble – #urbisagliareastaacasa Arrangiamento di Ben Parry.
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Mia nonna e L’Agnese

I tedeschi non sapevano che fra quegli uomini e quelle donne, in giro fra la neve, molti, quasi tutti, erano partigiani. Staffette inviate con un ordine nascosto nelle scarpe, dirigenti che andavano alle riunioni nelle stalle dei contadini, capi che preparavano l’azione dove nessuno l’aspettava. La forza della resistenza era questa: essere dappertutto, camminare in mezzo ai nemici, nascondersi nelle figure più scialbe e pacifiche. Un fuoco senza fiamma né fumo: un fuoco senza segno. I tedeschi e i fascisti ci mettevano i piedi sopra, se ne accorgevano quando si bruciavano.

Un romanzo di cui parlare, per il 25 Aprile.
Quale scelgo, dei tanti che esistono, dei tanti che ho letto, dei tanti che amo?

Scelgo L’Agnese va a morire.

Scelgo il romanzo che piaceva a  mia nonna, che la Resistenza l’aveva vissuta, che un partigiano lo aveva sposato.

E piaceva a mia nonna, l’ “Agnese”, perché è la storia di una donna, scritta da una donna.

Il resto (che è autobiografico, che  l’autrice, Renata Viganò, la Resistenza l’aveva fatta davvero, quando viene pubblicato) lo trovate ovunque: io vi racconto un’altra storia.

Vi racconto della Storia che s’intreccia con le storie, quelle della gente normale, senza eroismi – o con l’eroismo della normalità.

L’Agnese è una lavandaia, una donna semplice. Non fa politica, non se ne interessa. Ha un marito e una gatta. I tedeschi le ammazzano prima il marito, poi la gatta del marito. Quando la gatta muore Agnese diventa partigiana. Staffetta, come tante donne in quegli anni. Il romanzo finisce male, ve lo dico subito.

Dal ’43 al ’45 sono finite male quasi tutte le storie. Agnese muore, ammazzata come il marito, come la gatta – e, cito a braccio con il rischio di non essere esatta, ne “resta un mucchio di stracci sulla neve”.

Di queste altre parole, invece, sono sicura. Queste me le ricordo, da sempre. Perché riguardavano tutti.

Riguardano tutti.

Senza retorica, con la forza assoluta che ha la verità.

E con queste chiudo, perché non c’è nulla che renda migliore idea, di cosa sia stata la Resistenza. Niente che possa essere di più grande omaggio a chi, potendo non sceglierlo, ha scelto di farla. A chi, potendo non farlo, ha scelto di lasciarci la pelle, perché altri potessero vivere, e vivere liberi.

Ogni uomo, ogni donna poteva essere un partigiano, poteva non esserlo. Questa era la forza della Resistenza.

Ogni uomo, ogni donna

Guendalina Casasole, docente – sede di Macerata

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A proposito di inclusione e di Didattica a Distanza

Da quando abbiamo iniziato a lavorare al Blog (sembra passato un secolo eppure era solo novembre ed eravamo tutti a scuola!), ci siamo posti una priorità: raccontare, come meglio potevamo, il nostro istituto, i progetti, le attività, le buone pratiche ma anche le criticità e ciò che, secondo i ragazzi e le ragazze, si poteva e doveva migliorare. Abbiamo continuato a raccontare la nostra comunità – una grande comunità composta da 750 alunni e alunne di cui 51 diversamente abili dislocati in tre sedi (Corridonia, Macerata e Civitanova Marche) – anche in questi giorni per cercare di sentirci meno soli e meno distanti. Da quando le attività didattiche sono state sospese per decreto, il blog non si è mai fermato perché crediamo sia nostro dovere far sentire che la scuola c’è e, seppur a distanza, cerca di continuare a ad essere un “luogo” di confronto, dialogo, inclusione e scambio di competenze. Come già in passato, oggi vi proponiamo un’intervista che vuole raccontare come si è organizzato il Dipartimento di sostegno dell’IPSIA “F. Corridoni”: un grande dipartimento che comprende ben 35 docenti che, anche e forse soprattutto in questo momento, sono chiamati a svolgere un importante lavoro di inclusione e di integrazione nelle classi affiancando l’attività dei colleghi curricolari. Sulla figura dell’insegnante per le attività di sostegno c’è infatti un po’ di confusione: l’insegnante di sostegno è un docente assegnato alla classe dell’alunno con disabilità per favorirne il suo processo di integrazione ma non è l’insegnante dell’alunno con disabilità: si tratta anzi di una risorsa professionale assegnata alla classe per rispondere alle maggiori necessità educative che la sua presenza comporta. Ci sembrava importante quindi approfondire l’argomento e così Leonardo Moretti (2^D) ha intervistato la professoressa Sabrina Bartolacci che, insieme ad altri colleghi, svolge la funzione strumentale per la Promozione e coordinamento di interventi per l’inclusione.

Buona lettura!

(La redazione)

#buonepratiche

Buongiorno professoressa Bartolacci, volevo farle alcune domande riferite al dipartimento di sostegno. Se è d’accordo iniziamo:

Prima di tutto ti ringrazio Leonardo. Mai prima d’ora avrei pensato di essere intervistata in vita mia. Ci volevi tu e tutta la tua pazienza! Grazie.

Come sta funzionando il dipartimento di sostegno in questo periodo? Come vi siete organizzati con la didattica a distanza?

Il dipartimento è seguito dalla professoressa Romina Rosini, mentre io mi occupo di coordinare il lavoro dei docenti di sostegno. Siamo un gruppo numeroso e seguiamo i ragazzi in quasi tutte le classi del nostro Istituto.

In un momento così particolare e difficile per molti di noi, abbiamo la fortuna di avere un gruppo eterogeneo di docenti di sostegno. Eterogeneo per formazione, provenienza ed esperienze. Questo ci ha permesso di avere molte più risorse e di dare risposte alternative e creative alle situazioni che si sono create nelle nostre classi virtuali.

I docenti si sono organizzati nelle classi per seguire le lezioni a distanza e sostenere tutti gli alunni, incoraggiarli, cercando di non lasciare indietro nessuno. Per molti di noi l’impegno con le lezioni non finisce all’ultima ora di lezione del mattino, ma sfruttando gli spazi delle classi virtuali, il pomeriggio facciamo i compiti con i ragazzi, incontriamo a volte le famiglie degli alunni più in difficoltà e proviamo a mantenere i rapporti per non perdere i legami con i ragazzi e i loro genitori.

Cosa stanno facendo i docenti di sostegno per garantire l’inclusione degli studenti soprattutto di quelli più bisognosi?

Abbiamo iniziato contattando i ragazzi, favorendo il loro ingresso nella Google suite e aiutandoli a risolvere i primi problemi nel passaggio alle classi virtuali.

Il primo periodo è stato sicuramente caotico, quelli di noi che hanno dimestichezza con il computer e con l’informatica sono stati contattati a tutte le ore del giorno (e non solo di giorno), per risolvere qualunque tipo di problema. Eppure non ci hanno mai chiuso il telefono in faccia, così con calma e tanta pazienza siamo riusciti a partire.

Credo che mai come in questo periodo abbiamo telefonato, inviato messaggi e contattato le famiglie dei nostri ragazzi più fragili. Quelli che alle lezioni non riescono sempre a partecipare, gli stessi a cui la scuola manca più che a tutti gli altri. E le famiglie ci hanno risposto con tanta disponibilità e spirito di collaborazione.

Quali sono le difficoltà incontrate in questo periodo?

Dal mio punto di vista, molto soggettivo lo ammetto, la difficoltà più evidente è la disuguaglianza. Ci sono ragazzi che non hanno gli strumenti necessari per attivare la didattica a distanza, ragazzi che hanno gli strumenti ma non le risorse per potervi partecipare. O meglio le loro risorse sono altre e avrebbero bisogno della presenza, della vicinanza fisica di un docente e di un assistente all’autonomia per attivarsi.

E poi ci sono i ragazzi demotivati, quelli che proprio non ci stanno a svegliarsi la mattina e che si nascondono dietro la telecamera spenta o non sono presenti all’appello. A molti di loro manca la scuola come luogo di incontro, mancano i laboratori…

Tra le cose più belle di questo periodo mi resta impressa la prima volta che ho sentito la frase: “Prof quando torniamo a scuola?”. Non me l’aspettavo.

Oppure i ragazzi e i colleghi che mi hanno inviato i videosaluti da mandare al compagno di classe diversamente abile che non partecipa alle videolezioni, semplicemente per salutarlo.

Oltre alle difficoltà, ci può dire anche se secondo lei ci sono dei punti di forza? Qualcosa che sta funzionando particolarmente bene e che a scuola non avevate avuto modo di sperimentare?

La prima cosa che mi viene in mente è lo spirito di collaborazione e la generosità dei docenti. Dovendo far fronte a problematiche comuni abbiamo cercato di collaborare sin da subito per non disperdere le energie. Ci siamo organizzati con il Drive per mettere in comune le nostre risorse come schede didattiche, link a siti interessanti, materiale disponibile on line ecc.

Poi la creatività e le capacità tecniche di alcuni docenti sono state “provvidenziali”: i colleghi si sono inventati la narrazione di storie con questionari on line, siti appositamente dedicati agli alunni creati da uno dei nostri prof.

Altri invece si stanno dedicando alle loro classi e all’inclusione attraverso gruppi di studio pomeridiani.

Sono ripresi i laboratori con videoricette e lezioni di laboratorio motorio personalizzate.

Su tutto questo ha fatto da collante l’iniziativa del BlogIPSIA #noisiamovirali: nel momento in cui abbiamo capito che il blog poteva ripartire anche a distanza ci siamo sentiti meno soli e più disposti a condividere. Di questo devo ringraziare tutta la redazione del Blog, i docenti ma soprattutto i ragazzi e le ragazze.

Ci può raccontare quali sono gli strumenti che state utilizzando?

Usiamo Meet e la Google suite per la didattica. Ma grazie ai miei colleghi sto piano piano sperimentando “cose” come Kahoot!, EDpuzzle, Quizziz. I ragazzi le apprezzano molto e per forza di cose mi tocca aggiornarmi.

Una collega si è inventata il modulo di Google abbinato all’audiolibro, un collega ha messo in musica una poesia sul coronavirus, c’è chi prepara tutorial, chi lavora a mappe concettuali e presentazioni condividendo lo schermo del computer. E c’è anche chi mi ha fatto conoscere il Padlet, una bacheca virtuale dove è possibile condividere pensieri, foto, musica e tutto quanto la fantasia ci suggerisce.

Ci potrebbe fare una valutazione personale e dirci che cosa pensa rispetto all’ipotesi di cui si sta parlando in questi giorni e cioè della didattica a distanza anche a settembre? Cosa vorrebbe dire per gli studenti che voi seguite?

La didattica a distanza anche a settembre? Preferirei di no.

I ragazzi ci mancano, la scuola come luogo di incontro ci manca.

Incoraggio i ragazzi a “resistere”, a dare il loro meglio adesso, come molti stanno già facendo.

Stamattina una collega, durante la videolezione, ha chiesto ai ragazzi di non lasciarsi andare, perché adesso è il momento di lavorare, di stare davanti al computer e sui quaderni, così quando saremo tutti liberi di uscire non dovremo preoccuparci di finire i compiti o recuperare i debiti. Approfittiamo di questo tempo per studiare, riflettere, leggere, ascoltare la musica o vedere i film. E approfittiamo anche per parlare con le famiglie, ascoltare le persone che si sentono più sole.

La scuola sta affiancando il lavoro del dipartimento di sostegno in questo periodo? Se sì ci può dire come?

C’è un rinnovato spirito di collaborazione tra i colleghi. Certo non mancano le incomprensioni o i bastian contrari, ma vedo tante persone che si impegnano e apprendono modalità nuove di lavorare.

Le difficoltà sono state trasversali, quindi sono state affrontate non perché erano di un singolo dipartimento, ma perché riguardano i nostri ragazzi.

la ringrazio per la sua disponibilità, le auguro una buona giornata.

intervista a cura di Leonardo Moretti (2^D)

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Terrore mondiale: pandemia Coronavirus

A proposito della diffusione del COVID-19

Nell’ultimo mese il mondo ha subito un drastico cambiamento.

Già a novembre il virus aveva iniziato a circolare, in Cina, in particolare a Wuhan, la città più popolata della parte orientale. All’inizio non si sapeva che si trattava di un nuovo virus, ma veniva registrato un certo numero di polmoniti anomale, dalle cause sconosciute. Dopo aver messo in ginocchio una delle grandi potenze economiche mondiali, il virus inizia a propagarsi nel resto del mondo.

Questo nuovo ceppo del coronavirus provoca il COVID-19, l’acronimo scelto per indicare la patologia, che si trasmette come una comune influenza: tramite cioè le goccioline di saliva, gli starnuti ecc.

Alcuni pensano che si sia diffuso tramite gli animali e altri pensano che sia stato creato in laboratorio. E per far sì che non vengano contagiate altre persone, visto che ormai gli ospedali italiani, spagnoli, francesi, americani sono al collasso, sono state imposte delle regole di comportamento, tipo: stare ad un metro di distanza, lavarsi le mani, usare la mascherina e non uscire di casa se non è necessario.

Cerchiamo di ricostruire cronologicamente la diffusione del virus in Italia. Venerdì 21 febbraio 2020: è una data centrale per la vicenda italiana legata al nuovo coronavirus. In questa data emergono diversi casi di coronavirus in Lombardia: si tratta di persone non provenienti dalla Cina. Un nuovo focolaio di cui non si conosce ancora l’estensione.

Il 5 marzo 2020 il Governo sospende per dieci giorni tutte le attività didattiche nelle scuole d’Italia di ogni ordine e grado. La sospensione è stata spostata prima fino al 3 aprile, poi fino al 14 aprile e ora fino al 3 maggio 2020 e tutto il territorio italiano è diventato ‘zona rossa’. Questa decisione è stata presa per cercare di arginare il contagio del Covid-19 che nel nostro paese si è diffuso molto velocemente colpendo soprattutto la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna e le Marche. A dimostrazione della bontà delle misure restrittive adottate negli ultimi giorni i dati dei contagi sono in calo e sono in calo soprattutto i ricoverati nelle terapie intensive. In molti però hanno perso i propri cari e un gran numero di persone è in condizioni critiche dentro gli ospedali e le RSA.

Attualmente casi totali nel nostro Paese sono 172.434, al momento sono 106.962 le persone che risultano positive al virus. Le persone guarite sono 42.727 (dati del Ministero della salute aggiornati al 17 aprile 2020).

I pazienti ricoverati con sintomi sono 25.786, in terapia intensiva 2.812, mentre 78.364 si trovano in isolamento domiciliare.

I deceduti sono 22.745, questo numero, però, potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso.

Come già detto, il governo italiano per cercare di fermare la pandemia ha emesso vari decreti di restrizione e ci è sembrato utile elencare qui le principali misure di prevenzione e di contrasto alla diffusione del Coronavirus attualmente in vigore:

  • sospese le manifestazioni, gli eventi, gli spettacoli, i congressi e i convegni di qualsiasi natura sia in luogo pubblico che privato (cinema, teatri, discoteche); sospesi eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati;
  • sospese le attività didattiche di ogni ordine e grado con attivazione della didattica a distanza (DaD)
  • chiusura di tutte le attività commerciali e produttive ad esclusione di quelle che producono beni e servizi di prima necessità. In realtà dal 14 aprile è stata prevista la riapertura di qualche attività in base al cosiddetto codice ATECO.

La situazione è grave anche negli altri paesi europei:

L’Europa resta nell’occhio del ciclone della pandemia di coronavirus – ha affermato Hans Kluge, direttore regionale per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della Sanità. – Non possiamo abbassare la guardia […]. Negli ultimi 10 giorni il numero dei casi registrati in Europa è quasi raddoppiato ed ha quasi raggiunto il milione. Questo significa che il 50% circa del peso globale rappresentato dal COVID-19 ricade su questa regione. Purtroppo oltre 84 mila persone in Europa hanno perso la vita per il virus.

La situazione pandemica è altrettanto grave e preoccupante negli Stati Uniti d’America che si posiziona al primo posto per numero di contagiati. Per la prima volta nella storia della nazione è stato, infatti, proclamato lo stato di calamità in tutti gli Stati dell’Unione: le persone colpite dall’epidemia hanno superato la soglia di 670.000. I deceduti hanno segnato un record senza precedenti: secondo un’analisi del Wall Street Journal sui dati della John Hopkins University, in sole 24 ore ci sono state 4.591 vittime. In totale, i morti per l’epidemia salgono a oltre 33.000.

La situazione delle Marche riguardo il Coronavirus è altrettanto grave: ad oggi i casi positivi risultano 5668. Dall’inizio dell’emergenza 700 persone hanno perso la vita a causa del coronavirus nella nostra regione: 391 nella provincia di Pesaro-Urbino; 149 in provincia di Ancona; 90 nel Maceratese, 54 nel Fermano e 9 in provincia di Ascoli Piceno. Tra le 700 vittime ci sono 458 uomini e 242 donne, con un’età media di 79,5 anni; 38 di loro non avevano patologie pregresse (dati aggiornati all’11 aprile 2020).

Dipartimento della Protezione Civile
COVI-19 Italia – Monitoraggio della situazione

Ormai sono passati più di 20 giorni dall’ultima volta che siamo usciti di casa prima delle restrizioni e il peso della situazione inizia a farsi sentire: le strade sono vuote, si esce solo per fare la spesa e pattuglie delle forze dell’ordine controllano e multano chi è uscito di casa senza una motivazione valida. sembra quasi un film, ormai tutto il mondo si è chiuso dentro casa.

Si vive attaccati ad uno schermo – la televisione, il pc, lo smartphone – in attesa di buone notizie. Per non rimanere indietro con il programma scolastico, come già detto, stiamo seguendo le lezioni on-line. Cerchiamo di concentrarci sui compiti, sulle lezioni, di aiutare in casa anche se la voglia di uscire con gli amici è molta. In questa situazione, in cui siamo tutti molto preoccupati, la didattica online ha i suoi pro e i suoi contro. Da una parte è comodo fare lezione da casa però non è come stare tutti insieme in classe. La didattica on-line, infatti, è molto utile anche se non per tutti è facile seguire le lezioni sul computer o sul telefono ma ci stiamo abituando tutti professori, ed alunni.

Incredibilmente, andare a scuola ci manca: ci manca vedere i compagni, parlarci e scherzare tutti insieme… persino i professori ci mancano. Stare in casa, però, ha anche qualche aspetto positivo. Da una parte è un’occasione per passare del tempo con la propria famiglia oppure per cercare di recuperare qualche voto a cui prima tra mille impegni avevamo dato poco peso. Dall’altra, mentre tutti siamo bloccati in casa, l’inquinamento è diminuito visibilmente e anche nelle città più inquinate della Cina si respira aria pulita. Paradossalmente la pandemia in corso ha dato modo al pianeta che ormai da anni stavamo distruggendo attraverso i nostri comportamenti sbagliati di “tirare un respiro di sollievo”.

In conclusione speriamo di superare in fretta quest’epidemia e di tornare presto a vivere una vita normale che avrà il sapore di libertà.

Ricerche a cura di Elia Paolantoni (2^D). Gli approfondimenti contenuti in questo articolo nascono da uno stimolo e da alcune suggestioni emerse durante il corso di Geografia del prof. Paolo Creati mentre le riflessioni conclusive sono la sintesi dei lavori di Giovanni Coccia, Elia Paolantoni e Zakaryae El Hadiri (2^D) realizzati durante le videolezioni di italiano della prof.ssa Antonietta Viteritti – sede di Corridonia

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In memoria di Luis Sepúlveda

A lungo ho pensato a quale libro avrei potuto recensire per questa rubrica che ho voluto fortemente all’interno del blog. A lungo ho pensato a quale libro avrei voluto raccontare ad uno dei miei ragazzi. A lungo ho tentato di tornare indietro con la mente cercando immagini di me adolescente sprofondata in questo o in quel libro per essere sicura di parlare di qualcosa che non sapesse di polvere e di eccessiva adultità.

Ma poi, come spesso accade, sono state le circostanze a fugare ogni mio dubbio e a mettere il punto a tutte le mie elucubrazioni. Circostanze che proprio oggi, 16 aprile, annus domini 2020, anno bisesto di cui ci ricorderemo a lungo, ci hanno privato di Luis Sepúlveda, una delle penne più belle e delle menti più fantasiose e accoglienti che la letteratura mondiale abbia mai avuto. Personalità complessa dal passato romantico, Sepúlveda, di nascita cileno ma cittadino del mondo un po’ per necessità e un po’ per vocazione, è stato per tutta la vita uno che ha resistito: prima ad una dittatura feroce, alle asperità della guerriglia poi e alla tristezza dell’esilio per gli anni a venire.

Un resistente, Sepúlveda, che però nulla ha potuto contro un virus che colpisce e semina morte in ogni dove: si è spento, il poeta, lo scrittore, il militante in una terra che non era la sua ma che lo ha accolto. Una terra resistente anche essa, una terra da cui partì la rivoluzione repubblicana spagnola e che per questo soffrì e perse molti dei suoi uomini e delle sue donne per buona parte del secolo breve. Asturias, con le sue cuencas mineras da un parte e l’oceano dall’altra, è stata per Sepúlveda casa, punto di arrivo e luogo in cui ricostruire e riannodare le fila di un destino pieno di dolori, fughe e ricongiungimenti.

Sepúlveda se ne è andato mentre era ricoverato ad Oviedo, una città a cui sono particolarmente legata e che anche per me ha un po’ il sapore di famiglia e il calore di un movimiento obrero vivo e pulsante. Se ne è andato lasciandoci in eredità le sue parole, il suo antifascismo, il suo essere partigiano – nel senso letterale del termine di colui cioè che, per dirla con Gramsci, vive veramente e “quindi non può non essere cittadino, e parteggiare” – e la sua vita, molto simile ad un’opera d’arte. Tra le tante parole con cui ha riempito la sua esistenza, metabolizzando i lutti e i dolori, dando corpo ai sogni e alle speranze, ho scelto per salutarlo uno dei suoi libri che più ho amato e che forse non tutti conoscono: Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico.

L’ho scoperto grazie a mio figlio piccolo: io leggevo e lui avrebbe dovuto addormentarsi… in teoria… in pratica me lo vedo ancora davanti agli occhi come fosse ora: armato di ciuccio, nel suo pigiamone di ciniglia, in piedi aggrappato alla ringhiera del lettino con gli occhi spalancati che tra una ciucciata e l’altra sbiascica “ancora”. Lo abbiamo letto tre volte in una settimana… poi ho capito che se l’obiettivo era quello di farlo addormentare era necessario cambiare libro… e siamo passati ad un altro più soporifero e più adatto al ruolo di “libro della buonanotte”.

Ecco in quella settimana di lettura attenta e ripetuta, quel libricino piccolo piccolo dalla copertina gialla è riuscito a trovare spazio nella mia personalissima libreria delle letture da cui non si può prescindere. Di tutti i libri di Sepúlveda sicuramente non sarà il più bello né il più profondo ma Storia di un gatto e di un topo che diventò suo amico è uno di quei libri capaci di parlare direttamente ai molti “io” dell’anima di ognuno di noi.

La storia sembra semplice: un bambino e il suo gatto, Mix e Max. Uno cresce e l’altro invecchia e lo fanno insieme. A Monaco di Baviera, Max va al lavoro e Mix resta a lungo solo a casa. Mix, diventato anziano e cieco, aspetta in solitudine che il suo bipede torni a fine giornata. Le sue ore trascorrono così fino a quando un giorno non si accorge che in casa, nella sua casa, c’è un topo senza nome. Lo immobilizza ma invece di ucciderlo decide di dargli una possibilità: gli dà un nome, Mex, e come se questo non bastasse, contro ogni pronostico, gli offre il suo cibo. Diventano compagni – nel senso letterale della parole e cioè di coloro che condividono il pane – e amici: Mix gli permette di avere accesso al cibo e in cambio Mex gli descrive il paesaggio circostante. Si sostengono l’un l’altro, colmando l’uno le mancanze dell’altro. Un’amicizia che Max intuisce, scopre e accetta per amore del suo fedele amico.

La storia in realtà non ha nulla di semplice e lo si capisce subito dall’incipit:

Potrei dire che Mix è il gatto di Max, oppure che Max è l’umano di Mix, ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un’altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene.

Amicizia:

“I veri amici condividono anche il silenzio” (p. 22).

Amicizia nella diversità:

“Per tutto il tempo – lungo o breve, non importa, perché la vita si misura dall’intensità con cui si vive – che il gatto e il topo trascorsero assieme, Mix vide con gli occhi del suo piccolo amico e Mex fu forte grazie al vigore del suo amico grande” (p. 70).

Diversità che diventa superamento delle barriere:

“Un amico si prende sempre cura della libertà dell’altro” (p. 18).

Barriere che cadono per favorire la costruzione di ponti che congiungono:

“Mix era suo amico e gli amici si danno man forte, si insegnano tante cose, condividono i successi e gli errori” (p. 14).

Ponti che aiutano ad uscire fuori dalla propria solitudine:

“Un amico capisce i limiti dell’altro e lo aiuta” (p. 20).

Un bambino che cresce, un gatto cieco e un topo che diventa gli occhi dell’altro. Tre individualità che acquistano un senso nello stare l’uno con l’altro, tre vite che si sostanziano nel rispetto delle singole differenze e che nella condivisione trovano una sintesi.

La storia quindi non è una storia semplice ma è piena e complessa e assorbe completamente chiunque si trovi a sfogliare questo libricino immenso. In ogni pagina ciò che cattura e commuove è la costante ricerca della libertà.

Ma c’è di più: a rileggerlo in questi giorni non si può fare a meno di sentirsi come Mix ormai cieco e vecchio alla finestra a sognare i tetti su cui non può più scorrazzare. Anche noi, come lui, abbiamo nella memoria il ricordo del circolare liberamente, del muoversi senza impedimenti, della libertà di decidere se e dove andare. E come lui siamo in attesa e resistiamo… chissà che non arrivi presto anche per noi Mex e chissà che non sia proprio Mex ad aiutarci a guardare il mondo con altri occhi e a farci riassaporare la libertà e la bellezza dello stare insieme.

E se è vero che “la vita si misura dall’intensità con cui si vive” Sepúlveda ha vissuto una vita intensa sebbene troppo breve.

È morto, Sepúlveda, il 16 aprile a ridosso dalle celebrazioni per il 25 aprile, giorno della Liberazione, in cui ricordiamo il sacrificio di uomini e donne che durante una guerra spietata scelsero da che parte stare e lottarono per la libertà di ognuno di noi. Partigiani e partigiane. E visto che la vita si misura dall’intensità con cui si vive ci pare giusto salutare Luis Sepúlveda, poeta, scrittore, militante e antifascista, con la canzone che ci ricorda da che parte stare:

E se io muoio da partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
E se io muoio da partigiano
Tu mi devi seppellir

Seppellire lassù in montagna
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Seppellire lassù in montagna
Sotto l’ombra di un bel fior

Tutte le genti che passeranno
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
Tutte le genti che passeranno
E mi diranno che bel fior

E questo è il fiore del partigiano
O bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao
E questo è il fiore del partigiano
Morto per la libertà

Luis Sepúlveda

Silvia Casilio, docente – sede di Corridonia

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#noisiamovirali

Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende…
regala!

Gianni Rodari, La cicala e la formica

Corrispondenze ovvero il corrispondere, il corrispondersi, come rapporto reciproco fra elementi diversi ma anche relazione che associa ad ogni elemento dell’insieme A uno o più elementi di un insieme B.

Ma corrispondenza vuol dire anche carteggio, scambio di lettere fra persone.

Ma non è finita qui: può voler dire anche relazione sugli avvenimenti di una città, di uno stato, che una persona appositamente incaricata (“il corrispondente”) invia al suo giornale o ente radiotelevisivo.

A guardare bene la situazione che stiamo vivendo, la parola “corrispondenza” viene tirata in ballo in tutti i suoi molteplici significati.

E già, pensateci un attimo: da quando è iniziata l’emergenza COVID-19 giornalisti, opinionisti, scienziati o pseudo-scienziati si affannano a mettere in evidenza le CORRISPONDENZE fra la pandemia attuale e l’influenza “spagnola” che provocò la morte di 50 milioni di persone tra il 1918 e il 1920 in tutto il mondo.

Nonostante le condizioni sociali, igieniche, economiche che contribuirono alla diffusione della “grande influenza” che flagellò il pianeta appena uscito tra l’altro dal primo conflitto mondiale siano notevolmente diverse da quelle che ci troviamo a vivere noi, pare vi sia un rapporto reciproco che inevitabilmente ci riporta a quelle immagini, a quella immane tragedia.

Corrispondenze dicevamo sono però anche gli scambi di idee, di parole, di messaggi che rimbalzano dalle case sui social, nei programmi di messaggistica passando agilmente dallo smartphone al pc rimbalzando su questo o su quel device.

Carteggi digitali che acquistano la forma e la sostanza di mail, di post o di cinguettii che, come le epistole di foscoliana memoria, giusto per non lasciare i patrii confini, contribuiscono ad imprimere memorie individuali dal sapore collettivo. Epistole ma anche novelli diari, a volte dalla sintassi incerta e spesso caratterizzati da una grammatica ferita e prostrata, ma fedeli testimoni della nostra epoca, di ciò che ci sta tenendo chiusi fra le mura domestiche e delle emozioni che inevitabilmente l’isolamento – o il distanziamento sociale – comporta e provoca.

Corrispondenze dunque, ovvero “relazioni sugli avvenimenti” con cui qualcuno (“il corrispondente”) racconta cosa sta accadendo a lui, alla sua comunità, alla sua città, alla vita sua o a quella di chi lo circonda. E a chi la fa il nostro “corrispondente” la sua “corrispondenza”? A un giornale, a un ente radiotelevisivo o, in era digitale, a un blog.

Ed ecco qua che, come per magia, dopo tanto sproloquiare, entriamo in gioco noi, o meglio entra in gioco il blog, il nostro ma anche vostro blog, che andando a spulciare sul forse vetusto ma sempre utile dizionario altro non è che un contenitore di testo aggiornabile in tempo reale… e che cos’è il più antico dei contenitori di testo di cui l’uomo e la donna abbiano memoria? Il diario… Di nuovo tornano le CORRISPONDENZE di cui sopra e allora ecco qua che il BlogIpsia ha deciso di mettersi a disposizione ospitando e contenendo immagini, parole, suggestioni, impressioni, emozioni capaci di raccontare ciò che stiamo vivendo. Perché? Quale è il senso?

In fondo in tutte le cose c’è sempre un prima e un dopo. Quando tutto questo sarà finito, torneremo con la mente a questo periodo sospeso e ripenseremo a com’era la nostra vita prima che un virus invisibile ci spingesse tutti “dentro”, lontani gli uni dagli altri, modificando abitudini, cancellando orari, rivoluzionando le relazioni, azzerando anche i gesti quotidiani. E allora potrà tornarci utile un diario, un contenitore capace non solo di conservare esperienze ma anche di restituire memorie, tracce di un passato che inevitabilmente portano in sé un futuro e prima ancora un presente da vivere e da condividere. Quando tutto questo sarà finito, dicevamo, potrà tornarci utile allora un diario che possa contenere le corrispondenze ovvero gli scambi e i contraccambi di sentimenti, di affetti… perché la corrispondenza è anche questo: restituzione, risposta e affinità.

Dove farlo? Proprio qui: su questo muro virtuale pronto ad ospitare e ad accogliere le vostre corrispondenze (di ogni forma e colore, formato e dimensione). Raccontateci e raccontiamoci ciò che stiamo vivendo affinché resti traccia del nostro essere “insieme”, del nostro essere “comunanza” nonostante le appartenenze sembrano essersi deteriorate e circoscritte.

Made with Padlet

Come fare? È semplicissimo: clicca sul “+” che trovi in basso a destra e carica il tuo file o lascia un tuo pensiero. Se ti va firmalo, inserendo anche la classe, altrimenti andrà benissimo anche in forma anonima.

Cosa puoi pubblicare? Qualsiasi cosa sia per te significativa dell’isolamento, della didattica a distanza, dell’allegria o anche della tristezza del non potersi vedere e “sentire”: una foto, un disegno, un video, un link ad una canzone, un testo… insomma lasciamo che i nostri e i vostri pensieri e le nostre e le vostre emozioni si esprimano liberamente.

Facciamo un regalo: regaliamoci tempo e pensieri da condividere per riempire di significati questa lontananza innaturale perché #noisiamovirali nonostante tutto!

Silvia Casilio, docente – sede di Corridonia

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“Classe Virtuale”, “Lezione Online” e “Didattica a distanza”.

La parola agli studenti

“Classe Virtuale”, “Lezione Online” e “Didattica a distanza”: ecco le parole-chiave di questi giorni! Non si parla d’altro.

Questi termini, ormai, sono parte delle nostre giornate monotone. La scuola che riesce a farsi sentire anche a distanza. La didattica on line permette il proseguimento del percorso scolastico.

Nei giorni scorsi ho tentato di raccogliere le testimonianza e il pensiero di quanti più studenti possibili, cercando di estrapolare la loro idea in merito all’argomento. Fondamentalmente questa novità è stata concepita in due modi:

  1. La scuola riesce ad ossessionarci nonostante la distanza (55% degli studenti intervistati);
  2. La scuola riesce a starci vicino nonostante la distanza (45% degli studenti intervistati).

Ci sono quindi idee piuttosto contrastanti: per alcuni viene concepita come positiva, mentre per altri è l’esatto contrario.

Guardando ai risultati mi è subito sorta una domanda:

come è possibile che ci sia una differenza così sostanziale tra i due pensieri?

A mio parere entrambi i modi di vedere la questione derivano dal come viene concepita la scuola a priori: se uno studente ricollega ad essa pensieri o ricordi piacevoli, anche ciò che la riguarda sarà riconosciuto come tale, e quindi cercherà di trovare qualcosa di positivo nella didattica online.

Ad esempio, in molti hanno affermato di sentirsi, in qualche modo, meno isolati.

Nonostante non si sia arrivati ad un pensiero uniforme sulla questione, siamo comunque tutti d’accordo riguardo ad un aspetto:

non vediamo l’ora di tornare alla nostra vita normale, fatta di uscite, amici e, inevitabilmente, anche di scuola.

Zacaria Nessassi (4^G – sede di Macerata)

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VAMPING E SEXTING ADOLESCENTI IPERCONNESSI TRA RISCHI E BISOGNI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Il 1° aprile 2020, “C’era una mamma Magazine” ha pubblicato un articolo molto interessante scritto a quattro mani da Marco Pascarella, responsabile presso il nostro Istituto del progetto “Life Skills“, e la dottoressa Valentina Cannella. L’articolo affronta un argomento su cui molti di noi si stanno interrogando in questo periodo di “reclusione” forzata a casa e di DaD (Didattica a Distanza), ossia l’uso eccessivo che tutti noi, docenti e studenti e studentesse, stiamo facendo di cellulari e computer. A causa del COVID-19, siamo passati da “Ragazzi mi raccomando spegnete i cellulari” a “Ragazzi collegatevi con qualsiasi mezzo, ci sentiamo su WhatsApp, su meet, ho pubblicato i compiti in classroom, mandatemi gli appunti via mail” e così via! Ma quali sono i rischi di questa connessione perenne e perpetua a cui ci stiamo, volenti e nolenti, abituando? L’articolo scritto da Pascarella e da Cannella allora ci viene in soccorso e ci aiuta a rispondere ad alcune domande e non solo. Fornisce anche ai ragazzi e alla ragazze ma anche ai cosiddetti “adulti significativi”, docenti e genitori, delle strategie per riconoscere un fenomeno e per trovare una possibile soluzione al problema. Ci è sembrato perciò importante ospitare l’articolo anche sul nostro Blog che è principalmente uno strumento pensato per e realizzato da e con i ragazzi e le ragazze. Se è vero che il Blog ha come obiettivo principale quello di raccontare la scuola dal punto di vista dei suoi protagonisti principali – e cioè gli studenti e le studentesse – non potevamo non ospitare questo articolo: ringraziamo pertanto Marco Pascarella e Valentina Cannella che hanno voluto condividerlo con noi!

L’emergenza coronavirus (COVID-19) sta dimostrando a tutti noi che cambiare alcune delle nostre abitudini non è poi così male: la natura si riprende la sua posizione di protagonista, togliendo all’essere umano quel senso di illusoria onnipotenza; si riscopre il piacere di stare in famiglia; medici, infermieri e tutto il personale sanitario vengono stimati come meritano; l’Italia, una volta conosciuta come il Paese di santi, poeti e navigatori, oggi si trasforma nel Paese delle tre P… pizzaioli, pasticceri e panettieri (rigorosamente in casa!).

Niente contatti, niente abbracci, tantomeno strette di mano, ma ci sono delle alternative virtuali che ci permettono di mantenere vive le relazioni, anche a costo di pagare un prezzo molto alto. Questo è il caso del vamping e del sexting, pratiche che negli ultimi anni hanno visto un incremento esponenziale in tutto il mondo.

Il termine vamping fa riferimento ad una caratteristica tipica dei vampiri, ovvero quella di rimanere svegli durante le ore notturne. I risultati ottenuti da recenti indagini svolte dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza, evidenziano che 6 adolescenti su 10 e 4 preadolescenti su 10 rimangono svegli fino all’alba a chattare, giocare e tenere contatti con gli altri utenti presenti in rete. È emerso, inoltre, che un 15% si sveglia sistematicamente per controllare le notifiche sui social network.

Questi comportamenti influenzano negativamente la qualità e la quantità del sonno, modificando il ciclo sonno/veglia, fino a causare marcate difficoltà di concentrazione e di attenzione che possono gravare in maniera significativa sul rendimento scolastico. Inoltre, tutto questo favorisce l’insorgenza di stati ansiosi, oscillazioni dell’umore e calo della motivazione.

I fattori legati alla diffusione di questo fenomeno sono molteplici, ma alcuni risultano maggiormente significativi, come il minor controllo genitoriale durante le ore notturne (maggiore privacy e assenza di interruzioni), o il maggior tempo libero da spendere in rete (anche se ovviamente in questo periodo il tempo libero non manca).

Il termine sexting, invece, nasce dalla fusione di due termini inglesi, sex e texting, e sta ad indicare l’invio e/o la ricezione di messaggi, immagini o video sessualmente espliciti veicolati attraverso il cellulare, il computer o altri media. Spesso il sexting viene praticato proprio durante le ore notturne, alimentando così un circolo vizioso con il fenomeno del vamping.

Secondo i dati di EU Kids Online 2020, la percentuale di adolescenti tra i 12 e i 16 anni che ha ricevuto un messaggio a contenuto sessuale nell’ultimo anno varia tra l’8% dell’Italia e il 39% delle Fiandre, con una maggiore frequenza tra i 15 e i 16 anni. L’invio di questi messaggi è meno diffuso rispetto alla ricezione, e varia dall’1% della Francia al 18% della Germania. Secondo la dottoressa Eva Claudia Cosentino, Vice Questore, Direttrice del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.) “il sexting è un fenomeno in aumento. Nel 2018 i casi sono stati circa una quarantina, e tra il 2019 ed i primi mesi del 2020 i casi segnalati sono già 93, quindi sono raddoppiati”, senza considerare i casi che non vengono denunciati. Le ragazze tendono a essere più coinvolte e hanno una maggiore probabilità di entrare a contatto con il sexting. Inoltre, per queste ultime, è determinante il fatto che il sexting sia socialmente accettato: quando percepiscono che le richieste sono comuni tra i loro coetanei, hanno maggiori probabilità di mettere in atto questa pratica.

In questo periodo dove il contatto fisico tra i ragazzi è praticamente impossibile a causa delle limitazioni agli spostamenti, il sexting diviene una pratica largamente utilizzata. Alcuni ragazzi sono precoci, disinformati, impulsivi, incauti, non sempre innamorati e molto spesso confusi. La loro voglia di esplorare la propria e l’altrui sessualità è inversamente proporzionale alla formazione e all’informazione sessuologica.

Anche se il sexting consensuale non rappresenta di per sé un reato, è comunque molto rischioso ed espone a pericolosi comportamenti di vittimizzazione, come l’adescamento online, il cyberbullismo, la detenzione di materiale pedopornografico e in ultima analisi il revenge porn.

È proprio su quest’ultima pratica che ci dobbiamo soffermare in maniera particolare. Il revenge porn, molto spesso conseguente al sexting, si riferisce alla condivisione online di materiale sessualmente esplicito per scopi vendicativi dopo la fine di una relazione, in assenza di consenso del partner.

A tal proposito, gli adolescenti rappresentano un gruppo vulnerabile a causa della loro limitata capacità di autoregolazione, elevata suscettibilità a pressioni tra pari e crescente curiosità sessuale. Può capitare che un semplice “gioco” finisca male e che alcune foto o video compiano in chat o all’interno di siti a contenuto pornografico (whatsapp, telegram, tik tok, famosi siti pornografici).

Oltre alle conseguenze sentimentali, relazionali e, in alcuni casi, anche legali, vi è una gamma di problematiche psicologiche legate all’ansia e alle oscillazioni umorali degli adolescenti.

In riferimento a ciò, esiste un’ampia letteratura che esplora la relazione tra comportamenti di sexting e sintomi legati all’ansia. Uno studio di Chaudhary e colleghi, ha evidenziato che i giovani che avevano riferito di aver intrapreso pratiche di sexting, percepivano una maggiore sintomatologia ansiosa: su un campione di 1760 ragazzi, il 61% esperiva sintomi di natura ansiogena. Allo stesso modo, Cooper et al., hanno riscontrato un’alta pervasività di rabbia, tristezza e disturbi d’ansia in un campione di popolazione adolescente che praticava sexting.

Conoscere il sexting permette a genitori e adolescenti di gestire le attività online con consapevolezza e responsabilità; per poter raggiungere questa consapevolezza è necessario il confronto tra le figure genitoriali e i ragazzi in merito a tematiche legate alla sfera della sessualità, all’importanza del proprio corpo e alla sicurezza informatica.

Patchin e Hinduja hanno stilato una sorta di vademecum che non demonizza la pratica del sexting, ma permette di gestirla (sappiamo come sono fatti gli adolescenti: se una cosa viene vietata, dopo poco tempo la fanno!), elencando 10 indicazioni per restare in sicurezza, che possono essere condivise con ragazze e ragazzi sia a casa, sia nei contesti formali come quello scolastico:

1. Se qualcuno ti invia una foto, un messaggio o un video a sfondo sessuale, non inoltrarlo – o mostrarlo – a chiunque altro. Questo potrebbe essere considerato una condivisione non consensuale di pornografia e ci sono leggi che la proibiscono e che stabiliscono sanzioni gravi (specialmente se l’immagine ritrae un minore);

2. Se invii a qualcuno una foto, un messaggio o un video a sfondo sessuale, assicurati che si tratti di qualcuno che conosci e di cui ti fidi. Il catfishing – in cui qualcuno crea un profilo fittizio o una falsa identità per attirarti in una relazione affettiva fraudolenta (e, spesso, per inviare contenuti sessualmente espliciti) – accade più spesso di quanto pensi;

3. Non inviare immagini a qualcuno che non sei sicuro vorrebbe vederle (assicurati di ricevere il consenso testuale che sia interessato);

4. Valuta le foto scattate in camera da letto. Si tratta di un genere di fotografia che implica suggestioni piuttosto che messaggi espliciti. Non inviare mai immagini di nudo, ma copri le parti più intime. Possono ancora risultare confidenziali e provocanti ma mancano dell’ovvia nudità che potrebbe metterti nei guai;

5. Non includere mai il tuo viso. Certo, le immagini non sono immediatamente collegabili a te ma alcune reti sociali digitali hanno sofisticati algoritmi di riconoscimento facciale che ti taggano automaticamente in qualsiasi foto che vorresti restasse privata;

6. Assicurati che le immagini non includano tatuaggi, date di nascita, cicatrici o altre caratteristiche che potrebbero collegarle a te. Considera anche l’ambiente circostante. Le foto in camera da letto potrebbero, ad esempio, includere quadri o mobili che altri riconoscono;

7. Disattiva i servizi di localizzazione del tuo dispositivo per tutte le tue app di reti sociali digitali, assicurati che le tue foto non vengano automaticamente taggate con la tua posizione o il tuo nome utente ed elimina eventuali metadati collegati digitalmente all’immagine;

8. Se sei sotto pressione o minaccia perché ti è stato richiesto un selfie nuda/o, quando è possibile raccogli le prove. Avere prove digitali (come le schermate dei messaggi di testo) di qualsiasi pericolo o sextortion aiuterà le forze dell’ordine nelle loro indagini e nelle eventuali azioni penali e permetterà ai siti delle reti sociali digitali di segnalare e cancellare i profili;

9. Utilizza app che consentono di eliminare automaticamente e in modo sicuro le immagini inviate;

10. Assicurati di eliminare prontamente eventuali foto o video espliciti dal tuo dispositivo. Questo vale sia per i selfie sia per le foto ricevute da qualcun altro. Avere immagini memorizzate sul tuo dispositivo aumenta la probabilità che un genitore, la polizia o un hacker le trovino. Possedere immagini di nudi di minorenni può avere conseguenze penali.

Gestire al meglio la noia in questo periodo faticoso non è semplice per gli adulti, figuriamoci per i ragazzi! Sarebbe deleterio non capire i loro bisogni e vietare, proprio in questo momento, l’utilizzo dei dispositivi digitali. Sicuramente una comunicazione efficace tra genitori e figli, basata sulla negoziazione di regole, spazi ed orari, può rappresentare la strategia vincente. Inoltre, un’altra strategia efficace per la gestione della noia consiste nell’offrire delle alternative valide ai dispositivi digitali (movimento, musica, giochi da tavolo, letture, disegno, cucina, scambio di idee …), partendo dal presupposto che è necessario conoscere, almeno in parte, gusti e abitudini dei ragazzi. È importante essere qualitativamente presenti nell’adolescenza dei figli con discrezione, in modo da configurarsi come dei modelli su cui poter fare affidamento nel caso si presentino dubbi, bisogni o necessità. L’obiettivo è quello di essere protagonisti insieme ai nostri ragazzi, sfruttando al meglio questo periodo di quarantena per migliorare le nostre abitudini relazionali.

A cura del dott. Marco Pascarella e della dott.ssa Valentina Cannella

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Il laboratorio cucina non si ferma!

Didattica a distanza?… Certo. Anche il laboratorio cucina accetta la sfida!

Ricetta della “Torta Facile”

Il nostro Istituto si contraddistingue per l’accoglienza e la presa in carico di un’utenza variegata che rispecchia la complessità dei tempi che viviamo: studenti di diversa nazionalità, studenti con disadattamento socio-culturale, studenti con disturbi dell’apprendimento, studenti diversamente abili.

In merito ai nostri alunni diversamente abili con percorso differenziato, non riconducibile ai programmi ministeriali (PEI Differenziato), la Scuola da circa 20 anni vanta una lunga tradizione per ciò che riguarda la pianificazione di una serie di attività progettuali (laboratori educativi didattici e manuali) finalizzate a favorire la presa di coscienza delle singole potenzialità e attitudini dei ragazzi e a far emergere le risorse personali da valorizzare nell’ottica di un percorso lavorativo mirato.

Il “laboratorio” è volto a migliorare le abilità degli alunni, aumentando il tipo di esperienze che fanno parte del bagaglio personale, permettendo di misurarsi con attività concrete e quotidiane, che spesso sono sottovalutate, sia a casa che a scuola. Lavoro in piccoli gruppi con la partecipazione dell’adulto (insegnante di sostegno e assistente all’autonomia), attraverso la semplificazione dei passaggi, l’individualizzazione e l’attività ludica.

Da qualche anno il laboratorio di cucina e il laboratorio manuale (Intervallo di sapori e Creiamo con gusto) vivono una stretta collaborazione che permette la realizzazione di ricette e di manufatti, in un clima sereno di socializzazione in cui si rafforza l’autostima e si riconoscono le proprie possibilità.

In questo modo si offre a tutti un’area di ricerca-azione in cui esplorare i vari materiali per comunicare, inventare, creare e fare nuove esperienze dal punto di vista sensoriale, progettuale e psicomotorio ottenendo un risultato appagante, concreto e ben realizzato.

Il nostro Istituto ha una particolare attenzione sul fronte della dispersione scolastica e su quello, ad esso connesso, del possibile e a volte momentaneo abbassamento della motivazione degli alunni. Ecco perché da qualche anno il laboratorio di cucina ha aperto le porte della sua “piccola stanzetta” a tutti quelli che ne avevano bisogno, a tutti i cosiddetti BES (alunni con bisogni educativi speciali)… e ce ne sono: dal ragazzo che per un motivo o per l’altro ha perso la voglia di studiare, a quello che sta attraversando un momento difficile in famiglia e diventa intrattabile, la classe e la didattica gli stanno strette e sembra godano ad accaparrarsi note e sospensioni.

Beh… questi stessi ragazzi “diversamente vivaci” che muoiono dalla voglia di essere valorizzati, mentre impastano e stendono la pizza con il mattarello in cucina a fianco di un compagno “diversamente abile” diventano irriconoscibili: si tramutano in trattori trainanti e stimolano, fanno da tutor, si sentono importanti, bravi, capiscono di non essere poi così male e che è bello mettersi a disposizione dell’altro… sì anche nell’insegnare a pesare 300 g di zucchero a chi non lo sa fare.

Questo facciamo nel nostro laboratorio: un learning by doing semplice, di poche pretese, divertente, motivante ma “rigenerante”.

Noi insegnanti coinvolti?

Che dire… una indicibile soddisfazione!

Non possiamo che dire GRAZIE ai nostri ragazzi: ci riempiono il cuore di gioia, di forza, di motivazione e ci danno la carica per osare sempre di più.

Perché quando ti mandano un WhatsApp chiedendoti una ricetta per rifarla a casa significa che sono stati bene; quando li vedi entrare la prima volta e non sanno rompere un uovo e dopo un paio di incontri ti impastano la colomba ti rendi conto che a qualcosa è servito quello che hai fatto con loro.

Indimenticabili sono i loro occhi accesi che lungo i corridoi ti chiedono: “Prof… quand’è che facciamo lab?”.

E allora… ci MANCAVANO TROPPO e, in questo particolare momento che stiamo vivendo, in cui prevale la didattica a distanza, la famigerata DaD, si è pensato di sfruttare la tecnologia per connetterci con loro e continuare.

E siccome #noisiamovirali, facciamo “lab a distanza”: semplici tutorial preparati da noi insegnanti vengono inviati ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze che a casa si divertono a preparare gustose ricette. Il tutto viene pubblicato nell’attivo Blog della scuola, così che tutti possano mettersi con le mani in pasta e proporre i loro piatti preferiti… tanto si sa… il COVID-19 ci sta facendo diventare tutti cuochi!

Il lab Cucina non si ferma!!… è on line e a breve seguirà anche il ricettario realizzato dai nostri ragazzi e dalle nostre ragazze in collaborazione con le professoresse di Metodologie operative, Barbara Castellani, Ketty Ramadoro e Silvia Gentili che con i propri alunni e alunne ne cureranno l’illustrazione.

Continuate a seguirci e nel frattempo iniziate a cucinare!

a cura di Roberta Germani e Cinzia Orlandi, responsabili del Laboratorio Cucina – sede di Corridonia

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Lettera ai genitori, ai ragazzi e alle ragazze dell’IPSIA “F. Corridoni”

Corridonia, 2 aprile 2020

Scrivo a voi genitori in questo periodo difficile per l’Italia. Il COVID-19 per alcuni significa il disagio di una quarantena o la preoccupazione per la salute dei propri cari o personale, per altri è la crisi di un’attività economica, la cassa integrazione o addirittura la perdita del lavoro. In questo difficile contesto chiedo a tutti collaborazione e a tutti offro ascolto, nella speranza di riuscire, con l’aiuto di tutto il corpo docente, a rispondere al meglio alle vostre richieste.

Ormai da due settimane abbiamo avviato l’attività didattica a distanza; molti problemi sono stati risolti e altri attendono soluzione. La sfida è di quelle che impensieriscono, ma altrettanto forte è anche l’impegno profuso da tantissimi docenti. Presto, grazie alle risorse aggiuntive che lo stato ci ha messo a disposizione, potremo anche fornire in comodato d’uso dei devices alle famiglie che ne abbisognassero.

Vi chiedo di vigilare sui vostri figli affinché sino costanti e puntuali nel seguire le lezioni on line e collaborativi nel segnalare ai docenti eventuali difficoltà.

Vi ricordo che l’attività didattica a distanza sarà comunque oggetto di valutazione del profitto degli alunni nelle modalità che il Ministero dell’istruzione e il Collegio docenti decideranno.

Mi rivolgo anche a voi studenti e studentesse del nostro istituto affinché possiate scoprire come in alcuni momenti c’è bisogno della responsabilità di tutti e nessuno deve sentirsi esonerato dal compiere quanto è in proprio potere per il bene della comunità. Ringrazio in particolare tutti coloro che, insieme alla prof.ssa Casilio ed altri, contribuiscono a tenere viva la voce del nostro blog che tanto concorre a farci sentire vicini.

Spero presto di potervi incontrare in quei corridoi ed aule della nostra scuola che senza di voi sono senza vita.

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

Dott. Francesco Giacchetta

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2 aprile – Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo Intervista a Silvia, mamma di Leonardo

FLOAT – Pixar Short Movie (Animation, 2020)

Tutti in questo periodo stiamo vivendo giorni difficili a causa del Coronavirus ma ci sono persone che vivono l’emergenza in situazioni molto più complesse.

Oggi, 2 aprile, si celebra la Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo indetta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2007.
Nell’era del COVID-19 questa giornata ha un valore inedito. Sicuramente sarà molto diversa dalle giornate degli anni scorsi in cui si sono tenuti conferenze, convegni, eventi e manifestazioni che quest’anno sono stati tutti annullati, ma assumerà senza dubbio un senso più profondo rispetto alle problematiche delle tante famiglie che convivono quotidianamente con questa realtà.

Abbiamo intervistato Silvia, la mamma di Leonardo, un nostro studente, che ci ha raccontato come sta vivendo questo momento particolare.

Ci parli brevemente di suo figlio Leonardo, del suo carattere, delle sue passioni e del suo rapporto con lui.

Definisco Leonardo un pianeta tutta da esplorare, lo chiamo “la quinta essenza dell’amore”, perché è puro, incondizionato, posso quindi definirlo “amore puro”. Ha un carattere abbastanza forte, molto impegnativo. Lui ama tutto quello che gira intorno al mondo di internet e quindi tutti gli strumenti come computer, tablet, smartphone. Allo stesso modo ama molto il cinema, i viaggi con la famiglia, è molto legato a me , al papà, alla sorella, la famiglia per lui è tutto.

Viviamo un periodo molto difficile, condizionati dal virus, la paura del contagio, le restrizioni alla nostra libertà. Cosa significa l’isolamento e il dover stare chiusi in casa per un ragazzo autistico e cosa vuole dire per la sua famiglia

Con le restrizioni di questo periodo purtroppo siamo andati ad intaccare tutte le sue routine giornaliere e di conseguenza le sue certezze quotidiane, la scansione della sua giornata, che è molto importante in quanto tutte le azioni da fare hanno un loro tempo nel quotidiano, ad esempio alle 8 ci alziamo, facciamo colazione, ci laviamo i denti, andiamo a scuola. In questa successione di cose lui trova le sue sicurezze. Quello che mi preoccupa ora è il dopo, quando si dovrà ripartire a fare non solo le attività che a lui piacciono ma anche quelle che non fa molto volentieri che non gradisce. Io mi domando: Ci saranno problemi? ci sarà un crollo del suo umore?

Com’è riuscita a far capire a Leonardo la difficile situazione che stiamo vivendo?

Non credo che Leonardo abbia capito la gravità della situazione e quindi ho optato per una soluzione alternativa e più piacevole, dicendogli che questo è un periodo di vacanza per lui, per tutti i negozi e le altre attività come le sale cinematografiche, le sale giochi che lui adora. Non ho cercato quindi di fargli capire la vera situazione ma spiegargli che dobbiamo stare a casa perché tutti sono in vacanza.

In questi giorni abbiamo cambiato le nostre abitudini e messo alla prova i rapporti con i nostri familiari. Ha notato un cambiamento in Leonardo o riscoperto una sua qualità, un qualcosa che gli piace fare, un’attività, un gioco

Onestamente non ho trovato nessun cambiamento in Leonardo, trascorro tantissimo tempo con lui sono una casalinga quindi ho sempre passato tutto il mio tempo insieme a lui e praticamente facciamo sempre le stesse attività da anni quindi anche in questa situazione, a parte il fatto che non possiamo uscire, abbiamo trovato un equilibrio nella quotidianità.

Qual è la cosa che gli manca di più in questo periodo, quella che chiede più di frequente?

A Leonardo manca tanto, tanto il Cinema, il mare, i viaggi con il camper. Tutti i giorni chiede di andare al mare, a Rimini, al cinema. Quando mi chiede queste cose vedo nei suoi occhi un velo di nostalgia, a volte addirittura me lo scrive anche su un foglio: “Io voglio il mare”, “Io voglio Rimini”. Io rispondo che tutti sono in vacanza in questo periodo e quindi non possiamo andare ed alla fine si calma e continuiamo la nostra giornata.

Che ne pensa degli incontri con gli insegnanti in videoconferenza?

Trovo le videoconferenze di una sensibilità unica da parte dei docenti, una carezza virtuale per Leonardo, le parole dolci e l’attenzione rappresentano una vera carezza.

Qual è il consiglio che si sente di dare, in questo periodo, alle famiglie che si trovano nella sua stessa condizione?

Forse io sono l’ultima persona che può permettersi di dare consigli, però in tutti questi anni ho capito che questi ragazzi assorbono tantissimo i nostri stati d’animo quindi quello che ci rimane da fare è di farci forza e coraggio e soprattutto di stare tranquilli e sereni, in quanto se i nostri ragazzi ci vedono in tal modo di conseguenza anche loro saranno più tranquilli e sereni.

intervista a cura di Massimiliano Fiorani, uno dei docenti di Leonardo

RAI: Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo – Una programmazione dedicata in tv, alla radio e sul web

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Il progetto GOALS: scopriamo cos’è e a chi si rivolge

Prima che l’emergenza COVID-19 ci costringesse tutti e tutte a casa, avevamo pianificato una intervista ai referenti di GOALS, un progetto di cui ci avevano parlato alcune nostre insegnanti. La curiosità era sorta in realtà a partire da un volantino dedicato all’iniziativa “Hai un’idea… che spacca?” che ci ha particolarmente colpito.

Lo abbiamo letto con attenzione e avevamo lavorato a delle domande per cercare di capire meglio di cosa si trattasse. Le risposte sono appena arrivate e abbiamo pensato di pubblicarle comunque perché siamo sicure che potrebbe tornare utile quando tutto questo sarà passato!

Ecco qua la nostra intervista a Marcello Naldini, responsabile di progetto, e a Caterina Staffolani, project manager, entrambi della società cooperativa Il Faro, capofila di GOALS, che ringraziamo per la disponibilità.

Per prima cosa vorremmo capire meglio cosa è il progetto GOALS. Abbiamo fatto qualche ricerca e abbiamo visto che si tratta di un acronimo che sta per “Giovani, Orientamento, Accompagnamento, Laboratori e Scuola”? Di cosa si tratta con esattezza?

Il progetto GOALS ha avuto inizio a Settembre 2018 ed ha durata triennale.

La cooperativa sociale Il Faro è il capofila di questo progetto: avete dei partner? Se sì quali sono e in cosa consiste la loro partecipazione?

Il partenariato del progetto GOALS è composto da 24 realtà tra cui 5 comuni, enti del terzo settore e enti profit e 10 scuole (2 per territorio, una secondaria di primo grado e una secondaria di secondo grado) della provincia di Macerata, di Fermo e di Ascoli Piceno (per il dettaglio si veda la scheda progetto). Partner del Network GOALS è anche il soggetto principale finanziatore dell’iniziativa, gestore del fondo ‘povertà educativa’ che ha indetto il Bando ‘Adolescenza 11-17 nel 2016’ al quale la cooperativa Il Faro insieme ai soggetti sopra indicati, ha proposto il progetto GOALS e cioè lImpresa Sociale Con i Bambini di Roma. Il progetto modellizza un piano di intervento che prevede l’interazione di 2 scuole secondarie (una di 1° e una di 2° grado), di 1 centro di aggregazione giovanile e il supporto strategico delle Istituzioni locali (servizi sociali, politiche familiari/giovanili) in ogni città coinvolta dal progetto. Gli ETS nell’impianto sono parte attiva e determinante all’introduzione delle specifiche attività. Le azioni proposte sono integrate coinvolgendo a vario titolo anche attori rilevanti per il futuro dei ragazzi (Stakeholders: associazioni, famiglie, mondo imprese, ecc). L’obiettivo del modello è la costruzione di un modello di intervento capace di dimostrare che è possibile fronteggiare più efficacemente ed efficientemente i problemi vissuti dalla comunità educante solo laddove gli attori territoriali congiungano i propri sforzi. Rispetto agli adolescenti in un’ottica di aumento delle opportunità educative; rispetto al welfare in un’ottica di ottimizzazione degli interventi e risparmio dei fondi destinati alle politiche assistenziali. Per quanto riguarda la metodologia, l’intervento si fonda su una visione bidirezionale dove il “non profit entra nel mondo scuola e la scuola entra nel mondo non-profit”. Gli attori coinvolti nelle attività interagiranno congiuntamente verificando l’andamento delle attività in un’ottica di continuo miglioramento. Verranno pertanto creati dei gruppi di lavoro territoriali al quale parteciperanno i referenti degli attori sociali coinvolti; questi incontri verranno svolti trimestralmente.

Tornando all’acronimo ci ha colpite in particolare la lettera a che sta per accompagnamento. In che modo questo progetto pensa di accompagnare i ragazzi e le ragazze? E ancora come pensa di accompagnarli nel realizzare i propri obiettivi?

L’intento principale del progetto è quello di accompagnare ragazzi e ragazze stimolandoli a una visione positiva della vita e allo sviluppo delle attitudini personali, talenti, competenze prof.li e trasversali. Inoltre si intende supportarli nelle carenze e difficoltà che possono sorgere nel loro percorso di crescita, al fine di limitare il verificarsi comportamenti antisociali e devianti. Il progetto inoltre intende aumentare l’autostima, la resilienza, la consapevolezza dei ragazzi già negli anni degli studi, in modo da orientare le loro future scelte in ambito di carriera lavorativa e universitaria, nonché per vivere una vita sociale e relazionale sana e appagante.

Il progetto GOALS in concreto, quali azioni prevede per evitare o ridurre la dispersione scolastica?

Nello specifico, attraverso la proposizione tra loro integrata delle attività sopra illustrate, si intende contribuire alla diminuzione del disagio giovanile e al contestuale rafforzamento del ruolo genitoriale, attraverso un sistema di offerta capace di realizzare interventi integrati tra scuole, servizi istituzionali, privato sociale e comunità, al fine di educare il ragazzo indirizzando il suo sviluppo verso la costituzione di un individuo adulto etico, responsabile e soddisfatto.

Come vi abbiamo già detto, abbiamo fatto qualche ricerca e abbiamo notato che da più parti si parla di “comunità educante” e di “contrasto alla povertà educativa”. Potete spiegarci cosa si intende per “comunità educante” e soprattutto per “povertà educativa”?

La ‘comunità educante’ viene intesa come l’insieme degli attori che promuovono attività educative in sinergia a sostegno delle condizioni di fragilità sociale dei ragazzi e delle loro famiglie. GOALS ha tradotto questo concetto, proponendo il modello cittadino succintamente descritto nei punti precedenti.

In che modo la scuola potrebbe aiutare gli studenti a comprendere quali sono i propri talenti? Molto spesso i ragazzi non credono in loro stessi e fanno fatica ad individuare le proprie abilità e i propri punti di forza. In questo contesto come può il mondo della scuola essere di aiuto a far emergere questi talenti nascosti? E come GOALS può aiutare la scuola in questo difficile compito?

GOALS propone alle scuole una collaborazione continua e integrata con gli attori del privato sociale (es. Cooperative Sociali, associazioni, etc…), al fine di offrire agli studenti interventi integrati con tutta la comunità scolastica e il territorio circostante. Scuole e privato sociale possono realizzare quindi interventi in sinergia (attraverso il proprio priano azioni – vedi punto 4), sia all’interno degli spazi scolastici sia all’interno degli spazi extrascolastici (es. Centri di aggregazione). Tra le finalità prioritarie del progetto, vi è quella di contribuire a sviluppare un atteggiamento pro-attivo dei ragazzi, che spesso non credono in loro stessi e fanno fatica ad individuare le proprie abilità e i propri punti di forza. GOALS, per questo, propone ai ragazzi tante attività in un disegno complessivo omogeneo e partecipato, guidato e orientato a crescere i ragazzi con i valori del rispetto reciproco, per renderli consapevoli di sé stessi e dei propri mezzi, capaci di affrontare e superare le proprie difficoltà e differenze. Attraverso interventi di “problem solving”, “resilience”, “empowerement” vengono proposti modelli ed esperienze ‘positive’ di vita professionale e umana: il veicolo di tutto ciò, oltre la caratura educativa intrinseca di ogni attività proposta, è la relazione che si instaura tra il ragazzo e i ‘tutor’ (es. educatore, orientatore, professionista, psicologo tc…) messi a loro disposizione, che possano fungere per loro da ‘guida’. E’ nostra opinione, infatti, che una passione, se presa sul serio e seguita da un personale approfondimento e paragone con la propria esperienza, possa favorire una rinnovata scoperta di sé, delle proprie attitudini, dei propri talenti (“contemplare trasforma, l’uomo diventa ciò che guarda con gli occhi del cuore, e diventa ciò che ama” – cit. E. Ronchi).

Torniamo al volantino: ci potete spiegare nel dettaglio in cosa consiste l’iniziativa “hai un’idea… che spacca?” Come funziona? Possiamo partecipare individualmente o come classe? E soprattutto ci potete dire perché noi ragazzi e ragazze dovremmo partecipare? Come sapete la nostra scuola è un istituto professionale: tutti e tutte noi scegliendo uno degli indirizzi dell’IPSIA abbiamo come obiettivo il mondo del lavoro. Questa iniziativa potrebbe essere quindi molto utile per noi soprattutto per aiutarci ad orientarci nel futuro. Quale è la finalità specifica che vi siete posti pensando a questa azione?

Questa attività vuole essere innanzitutto un percorso educativo, ma con un occhio al futuro e in connessione col futuro professionale. Ha il suo fulcro nell’accompagnare il ragazzo alla scoperta della propria personalità e dei tratti unici e irripetibili che lo caratterizzano, senza dimenticare il contesto nel quale si trova a vivere ed agire, sviluppando un’adeguata dimensione di consapevolezza che permetta al ragazzo di affrontare in maniera cosciente la dimensione del post-diploma. “L’idea che spacca” si focalizza su questa sfida e mette a disposizione professionisti (es imprenditori, liberi professionisti, lavoratori etc) per approfondire e verificare se un’idea, una passione, un talento può diventare una strada futura, anche professionale. Quest’azione, che si sostanzia in accompagnamenti individuali o per piccoli gruppi di ragazzi (quindi è possibile anche la partecipazione anche per gruppo classe), è compresa in una serie di attività che hanno tale medesima finalità anche più ‘assembleari’ (es: conversazioni con imprenditori, meeting ‘Innwork’ tra Imprenditori e ragazzi (giornata di orientamento e scambio domande). Oltre a tali percorsi, ai quali i ragazzi possono partecipare contattando il numero indicato in locandina, Segnaliamo, in questo periodo di emergenza ‘covid 19’, che stiamo strutturando una serie di percorsi telematici (es. zoom, meet, skype) su queste tematiche, dove ogni ragazzo residente nella regione Marche può connettersi. Saranno organizzati dei “meeting virtuali” (Digital Innwork) nei quali possono partecipare tutti i ragazzi che lo desiderano per assistere a delle testimonianze imprenditoriali e scambio di domande/risposte sul mondo del lavoro e sulle esperienze di vita professionale dei relatori.Tali meeting potranno fungere anche da aggancio per futuri percorsi individuali che i ragazzi desiderano intraprendere.

Che cosa dovrebbe fare il nostro istituto per entrare a far parte attivamente del progetto GOALS? Quali sono i passi da compiere?

Il Network del progetto GOALS è stato approvato dall’Ente finanziatore ‘impresa sociale Con i Bambini’ di Roma. A tal proposito, ogni partner e scuola ha sottoscritto specifico accordo di partenariato (per i partner)/manifestazione di interesse alla partecipazione delle attività (per le scuole non partner ma che collaborano attivamente (vedi anche punto 1 – partenariato per approfondimento). Non è possibile inserire una scuola partner di un comune non previsto dal progetto (che sono Macerata – Civitanova Marche – Fermo/Porto San Giorgio – Grottammare/San Benedetto del Tronto) essendo il progetto un’iniziativa ‘sperimentale’ che prevede un modello cittadino (vedi anche punto 1 – modello di intervento) in risposta ai bisogni connessi al tema della ‘povertà educativa’. Tuttavia, ci sono alcune attività di progetto che possono coinvolgere anche ragazzi provenienti da scuole non partner, dunque anche gli studenti dell’IPSIA (che, appunto, non è una scuola partner) possono partecipare. Tra queste, vi è appunto l’iniziativa di “hai un’idea che spacca?”

intervista a cura di Hayla Garbuglia e Kadidiatou Mbow (2^A)

Per approfondire il concetto di "comunità educante" si veda:
- Bando Adolescenti 11-17 CIB - Con I Bambini, in particolare contesto e obiettivi
- Fondo povertà educativa
- Iniziative CIB
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Le parole sono finestre oppure muri

M. Rosenberg


Viviamo in una condizione di isolamento.

Lavoro realizzato dalla 1^A nell’ambito del corso di Metodologie operative

I nostri studenti e le nostre studentesse adolescenti avvertono fortissimo lo smarrimento e la fatica, più di altri forse soffrono la mancanza del contatto e della relazione tra pari, vitale alla loro età.

La scuola si è attivata per continuare a coltivare la dimensione di comunità: le video-lezioni a volte ed inaspettatamente creano relazioni più autentiche.

Scopriamo scorci famigliari dei nostri studenti e anche noi mostriamo i nostri. Ci scopriamo reciprocamente  un pochino più umani: chi in pigiama, chi con il gatto e  chi con i rumori di vita quotidiana in sottofondo.

C’è anche chi invece proprio non ci riesce a farsi vedere ed è inquietante parlare con uno schermo nero. Ma quasi tutti ti raccontano il loro disorientamento, il vuoto e la noia che avvertono.

E allora insieme proviamo a dare un nome a questi sentimenti: noia, insoddisfazione, oppressione, stanchezza, paura, ansia, angoscia…

Poter dare un nome rende più chiaro quello che si vive.

Ci raccontiamo come affrontiamo questo tempo sospeso e allora scopri che la studentessa che non ha fatto mai un’ora di lezione di educazione motoria adesso scende appena alzata in garage e fa attività fisica ogni giorno. Poi c’è chi mangia, chi ha scoperto di stare bene in famiglia e chi invece la sente come una prigione…

Alcuni ti scrivono in privato e ti raccontano ancora altro.
Ed insieme proviamo a cercare, dietro i sentimenti, i bisogni che abbiamo:  libertà, condivisione  contatto, divertimento, gioco, protezione sicurezza.

Ascoltare e dare un nome a quello che viviamo, scendere in profondità e guardarsi dentro: c’è anche questo nel tempo della didattica a distanza.

Le parole acquistano un valore nuovo sembrano più  vere, più  profonde perché vissute. Le parole che aprono una via per conoscersi meglio.
Le parole che aiutano a coltivare la comunità in questo tempo di isolamento.

di Michela Barbara Castellani, docente – sede di Corridonia

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A proposito di DaD e buone pratiche all’IPSIA “F. Corridoni”

A partire dal 4 marzo 2020 il Governo ha decretato la sospensione delle attività didattiche in tutta Italia. Da allora si sono succedete diverse note ministeriali che invitavano le scuole a predisporre la Didattica a Distanza, la cosiddetta DaD, di cui oggi si fa un gran parlare.

La Presidenza al lavoro: dall’alto a sinistra Renzo Gentili, in basso a sinistra il DS, Francesco Giacchetta, in basso a destra Laura Marconi

Noi del BlogIpsia abbiamo pensato di intervistare la Presidenza, nella persona della vice-preside professoressa Roberta Campolungo, per capire come la nostra scuola si è attivata e quali strumenti sono stati individuati per avviare la DaD.

La presidenza al lavoro in alto a sinistra Sandra Giuli, Costantino Ciccioli, al centro la vicepreside Roberta Campolungo, in basso a sinistra Ketty Trobbiani, in basso a destra Renzo Gentili

Durante questo periodo di interruzione delle lezioni i professori ci hanno chiesto di mantenere per quanto possibile un contatto attraverso delle video lezioni. In generale, il nostro istituto come ha organizzato queste attività di Didattica a Distanza?

Il nostro istituto ha promosso sin dall’inizio dell’emergenza CVID-19 attività di didattica a distanza per mantenere un rapporto con i propri alunni.

Ad integrazione del registro elettronico, già presente ormai da 8 anni, ci si è attivati subito con la piattaforma GSuite for Education che con le varie app  snellisce la procedura di feedback e facilita la collaborazione con gli studenti.

Ci sono state delle criticità per attivare le lezioni a distanza? Se sì che tipo di problematiche ci sono state?

Le uniche difficoltà che sono emerse riguardano l’accesso alla nuova piattaforma da parte di tutto il personale coinvolto e degli alunni. A ciò si è provveduto creando una Task Force d’Istituto, costituita  da docenti e assistenti tecnici, che a distanza hanno saputo pienamente gestire le varie difficoltà.

Com’e’ stata la risposta da parte dei docenti, si sono mostrati pronti e ben disposti ad introdurre questa nuova modalità di didattica? O ci sono state, almeno nella fase iniziale, delle reticenze?

Ogni novità all’inizio crea disorientamento… Soprattutto in questo periodo in cui viene meno ogni certezza… Chiaramente trasformare l’attività di docente in quella di “docente virtuale” non è stato facile per nessuno. Devo dire però che la risposta dei docenti è stata molto positiva.

Com’e’ stata la risposta da parte degli studenti? In particolare come pensate di aiutare coloro che sono a casa e non hanno una connessione ad internet o che non hanno dispositivi per accedere ai materiali caricati dai docenti?

All’inizio gli studenti hanno pensato che “se ne poteva fare a meno” poiché l’attività didattica sarebbe ripresa presto.

Qualcuno ha tentato di allungare la pausa tra primo e secondo quadrimestre…

Ma poi, quando i ragazzi hanno capito che si faceva sul serio, hanno risposto bene. Il problema dei device resta. A questo però ha risposto il Ministero dell’Istruzione fornendo dei finanziamenti alle scuole per offrire dispositivi in comodato d’uso gratuito agli studenti e fondi specifici per la connettività.

Una difficoltà che noi studenti talvolta riscontriamo è quella della sovrapposizione delle lezioni. Come si potrebbe evitare tutto ciò? 

Abbiamo tentato di risolvere questo problema proponendo ai docenti di utilizzare la nuova metodologia didattica in base al proprio orario di servizio settimanale ma con moduli orari contratti di 35 minuti per non sovraccaricare la rete e i ragazzi. Così facendo tutti hanno modo di poter seguire anche chi a casa dispone di un solo dispositivo informatico.

Ciò ha permesso agli studenti di interagire meglio con il professore dell’ora attraverso la chat di gruppo nell’orario stabilito;

La nostra partecipazione alle video lezioni come viene tracciata, risulta da qualche parte nel registro? Nel caso di non partecipazione verrà considerata l’assenza?

L’assenza alla video-lezione non può essere segnata nel registro on line perché formalmente in questo periodo l’attività didattica è sospesa ma tutti i docenti prendono nota delle presenze perché l’attività svolta a distanza concorrerà a delineare quel quadro valutativo unitario entro cui formulare il giudizio di merito sull’impegno, sul profitto e su tutti gli altri fattori che interessano in qualsiasi modo l’attività scolastica e la crescita formativa di ciascun allievo.

Con questa modalità di Didattica a Distanza verranno svolte delle verifiche orali o scritte? Nel caso affermativo le valutazione sarà presa in considerazione per gli scrutini? Come si dovrà procedere in tal senso?

Sicuramente a breve verranno svolte delle prove di verifica scritte e orali. Sulla valutazione siamo in attesa delle disposizioni della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Noi tutti ci auguriamo che questo periodo di quarantena forzata si concluda il prima possibile. Quando torneremo a scuola ci saranno dei cambiamenti? Ci sono notizie sul prolungamento delle lezioni nei mesi di giugno e luglio? L’anno scolastico avrà comunque validità? Ci saranno bocciature? Che cosa potremo aspettarci?

La Ministra ha già più volte pubblicamente affermato che l’anno scolastico ha comunque validità.

Non sappiamo ancora se verrà allungato e non abbiamo disposizioni riguardo le bocciature.

Non ci resta che aspettare

Per i ragazzi che a giugno avrebbero dovuto sostenere l’esame di stato, cosa si pensa potrà accadere?

È notizia di questi giorni che la maturità si svolgerà regolarmente ma con commissioni composte da tutti membri interni e il solo presidente esterno per garantire la legalità dell’esame.

Non si hanno informazioni invece riguardo alla tipologia delle prove.

Voi insegnanti e voi dirigenti come state vivendo questo periodo? Quali sono le vostre preoccupazioni maggiori? 

Noi insegnati stiamo vivendo questo periodo con molto disorientamento, come tutti… le preoccupazioni maggiori riguardano in questo periodo purtroppo la salute e la crisi economica del nostro paese.

Ho sentito dire che il MIUR metterà in campo un monitoraggio sulle modalità attivate dalle varie scuole per la didattica a distanza. Come avverrà il controllo? La nostra scuola può ritenersi un modello positivo? Per ora qual è il vostro giudizio su quanto è stato messo in campo?

Il MIUR ha inviato alle scuole dei questionari per capire quali strumenti erano stati adottati e quale fosse stata la risposta dei docenti e degli alunni.

Sicuramente la nostra scuola può ritenersi un modello positivo perché ha saputo sin da subito mettere in atto strategie di didattica a distanza. Ma non solo… abbiamo anche saputo tenere in piedi quelle attività come ad esempio il Blog, il progetto Life Skills che caratterizzano il nostro istituto.

Un plauso va a tutti i colleghi che con la loro professionalità si sono messi in gioco per mantenere viva la nostra “comunità”, il senso di appartenenza e combattere il rischio di isolamento, di abbandono, di demotivazione  dei nostri studenti, specie dei più fragili.

Penso ad esempio a tantisissimi di quei lavori che il Blog ha sin da subito pubblicato.

Per ora la ringraziamo per la disponibilità, ma a breve torneremo con una nuova intervista per raccontare eventuali sviluppi.

Questa intervista inaugura un nuovo progetto del Blog che sarà pubblicato nella rubrica #noisiamovirali: vogliamo documentare e accendere i riflettori sulle buone pratiche che si stanno sperimentando in questo periodo nel nostro istituto da parte di docenti, studenti e studentesse. Pubblicheremo, come al nostro solito, interviste, video e articoli con l’obiettivo di tenere viva quella comunità educante di cui la scuola è il motore e il cuore.

intervista a cura di Hayla Garbuglia (2^A)

Per saperne di più:

- Coronavirus, inviata alle scuole la nota operativa per l'attuazione del decreto Cura Italia
- La lettera della Ministra Azzolina al personale, agli studenti, alle famiglie
- Scuola, Azzolina firma decreto: al via distribuzione 85 milioni per la didattica a distanza
- Didattica a Distanza
- #andràtuttobene… Insieme ce la faremo!
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Una medaglia d’oro all’IPSIA: Dieng Ndiaga

da sinistra: l DS, Prof. Francesco Giacchetta, Dieng Ndiaga, Anronello Romagnoli, coordinatore della sede di Macerata

Campionati Mondiali INAS di Atletica Leggera 2019 in Australia: medaglia d’oro nei 1500 metri per Dieng Ndiaga con un pazzesco 3’59”93.

È solo l’ultima di tante medaglie collezionate dall’alunno dell’IPSIA “F. Corridoni” negli ultimi 4 anni. 

Ma qual è la storia di questo ragazzo? E come ha scoperto la sua vocazione atletica? 

Dieng, classe 1999, di origini senegalesi, nel 2015 si iscrive all’IPSIA “F. Corridoni” – sede di Macerata, nel frattempo gioca a calcio con il ruolo di attaccante con alterni risultati. 

Nel dicembre 2016, in seconda superiore, si mette in luce nella fase d’Istituto di Corsa Campestre. La sua serietà e la preparazione atletica non passano inosservate e, dopo la conquista del titolo provinciale categoria DIR, il suo professore di Scienze Motorie, vedendo le sue grandi potenzialità, lo sprona a tesserarsi con l’associazione Anthropos di Civitanova Marche e con l’Atletica AVIS Macerata. Segue il titolo regionale di Corsa Campestre e nel 2017 la partecipazione ai Campionati Italiani Studenteschi di Gubbio dove, accompagnato dal professor Ivano Zocchi, conquista il titolo di Campione Italiano categoria DIR al termine di una gara generosa e coraggiosa. Di qui in avanti Dieng (Cenga per gli amici) spicca il volo e sempre nel 2017, dopo aver concluso il terzo anno di scuola superiore ed acquisito la qualifica IeFP di Operatore Elettrico, conquista il titolo italiano in pista con una splendida doppietta negli 800m e nei 1500m. Dal tricolore alla maglia iridata il passo è breve e nel 2018 ai Mondiali INAS di Atletica Indoor di Val de Reuil in Francia si aggiudica, nell’ordine, l’argento nei metri 1500 e l’oro nei metri 800. 

Ora attendiamo con trepidazione le paralimpiadi di Tokio che a causa dell’emergenza COVID-19 si terranno nel 2021. Noi saremo lì a sostenere questo bravissimo ragazzo e a gioire con lui. 

Quest’anno un’altra sfida piena di incognite lo attende comunque: l’esame di maturità.

La sua famiglia, i suoi insegnanti, i tecnici e i dirigenti delle associazioni sportive che lo seguono gli fanno l’in bocca al lupo sicuri che, anche questa volta, taglierà il traguardo da campione.

Antonello Romagnoli, coordinatore dell’IPSIA “F. Corridoni” – sede di Macerata

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La nuova normalità

Viviamo un tempo sospeso, condizionati dal virus, un’esistenza temporaneamente in bilico dove a prevalere è l’intento di sopravvivere, pensando che bisogna resistere e continuare.

Il “desiderio di normalità” di ciascuno di noi e le comprensibili disperate pressioni di chi tra noi soffrirà di più sul piano economico, ci porteranno piano piano, un giorno dopo l’altro, a diventare un po’ più fatalisti.

Nessuno poteva immaginare qualche mese fa che avremmo dovuto vivere questo difficile periodo: la sofferenza dei contagiati, il dolore per i morti, lo stress e l’abnegazione di tutto il personale sanitario, la sospensione delle attività culturali, la chiusura di molti settori produttivi, la forzata e doverosa “reclusione” delle tante persone rinchiuse a casa.
Il Virus ha profondamente rivoluzionato la nostra vita, ci ha costretti a “cambiare le nostre abitudini” come più volte ci è stato detto anche dai nostri governanti.
Molti ora puntano il dito su quanti dovevano essere lungimiranti e prevedere una tale situazione e non hanno agito tempestivamente per evitare la diffusione del contagio causando problematiche, disagi e perdite a tutta la popolazione.

L’Italia sta pagando a caro prezzo la sua iniziale impreparazione ma nessuno degli altri Stati nel mondo ha saputo prendere esempio nel momento in cui ci si è resi conto della gravità della situazione e si è corsi all’attuazione di misure ristrettive che si sono inasprite di giorno in giorno.

Il virus inevitabilmente si è diffuso un po’ dappertutto e la maggior parte della popolazione mondiale ora si trova nelle stesse identiche condizione di paura, tensione e speranza.

Tutti ci auguriamo che questa angosciosa situazione finisca il prima possibile e si ritorni alla normalità.

Ma io mi domando, quale sarà la nuova normalità: uscire il meno possibile, viaggiare il meno possibile, riunirsi il meno possibile, rischiare il meno possibile. Il tutto a costo di tollerare l’atrofizzarsi delle nostre vite e quindi, pur di salvarle, anche le dolorose conseguenze che ne arriveranno.

Ci sarà comunque una stagione di adattamento e vedremo un’esplosione di nuovi servizi: le palestre cominceranno a vendere attrezzature per esercizio a casa e fare sessioni online, i ristoranti si attrezzeranno per offrire menù d’asporto con consegna a domicilio per ogni tipo di occasione, la didattica a distanza sarà sempre più richiesta e personalizzata a qualsiasi esigenza.

Questo è uno scenario pessimistico ma sicuramente alcune cose non torneranno più come prima e da questo periodo della nostra esistenza, dovremo trarre un grande insegnamento, un monito per il futuro, un passaggio che dovrà metterci in guardia sulle future scelte politiche.

Se non rafforzeremo i nostri legami sociali in base a un solido senso di responsabilità reciproca, vorrà dire che non avremo imparato nulla dalle attuali difficoltà. Per fortuna, in queste giornate così pesanti e drammatiche, tante iniziative a sfondo solidale sono un segnale tangibile che il senso di umanità ancora vince su una visione del prossimo come ostacolo e inciampo.

Il mondo è cambiato tante volte e sta cambiando di nuovo. In questi giorni, chiusi in casa, abbiamo sperimentato nuovi modi di insegnare, di lavorare, di stare insieme.

Abbiamo riscoperto le nostre passioni, abbiamo messo alla prova le nostre relazioni familiari.

Internet, oggi più che mai, rappresenta la nostra speranza, il filo che ci tiene uniti, la nostra piazza virtuale, uno strumento di diffusione dell’equità sociale.
Dovremo adattarci ai nuovi cambiamenti e pensare che siamo cittadini del mondo e che viviamo in un’unica grande comunità che deve crescere e svilupparsi superando le comuni problematiche per portare ovunque benessere e sconfiggere le ingiustizie sociali.

di Massimiliano Fiorani, docente – sede di Corridonia

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Le interviste improbabili del BlogIPSIA

Il 25 marzo è la Giornata per Dante, istituita su idea del «Corriere». Tanti eventi (tutti digitali per l’emergenza coronavirus). Alle 12 la lettura della «Commedia».

Noi del BlogIpsia partecipiamo così!

Prima del coronavirus – sembra ormai passato un secolo – passeggiando per la città di Ravenna, ho incontrato Dante Alighieri e gli ho chiesto se poteva concedermi un’intervista.

Dante Alighieri quando è nato?

Sono nato a Firenze nel 1265 da una famiglia nobile.

Dante Alighieri è il suo nome di battesimo?

No, il mio nome di battesimo è Durante, ma siccome è un nome difficile da ricordare mi faccio chiamare Dante.

Cosa può dirci della sua vita: è sposato? Se sì, ha un bel rapporto con sua moglie?

Sì, sono sposato ma il mio è stato un matrimonio “fatto a tavolino”… la mia famiglia si è accordata con quella di Gemma Donati per farci sposare… ma purtroppo non ho un buon rapporto con lei anzi… litighiamo spesso.

Ha avuto dei figli con Gemma Donati?

Sì, ho 4 figli.

Le persone dicono che lei è un grande poeta addirittura la definiscono il “Sommo Poeta”!! Quali sono le sue opere più importanti?

Le mie opere più importanti sono la Divina Commedia e la mia opera giovanile “Vita Nova”… poi come sapete ne ho scritte molte altre!

Bene vuole parlarci un po’ della Divina Commedia? Come è composta?

La Divina Commedia è composta da 3 cantiche: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Ognuna è formata da 33 canti, tranne l’inferno che ne conta 34 perché c’è anche l’introduzione. Insomma in totale sono ben 100 canti!

Come dicevamo lei è nato a Firenze, com’era la situazione politica in quella città? C’erano delle divisioni, giusto?

Si c’era la divisione tra guelfi e ghibellini.

Lei di quale faceva parte?

Io facevo parte dei guelfi bianchi.

I guelfi erano divisi in due fazioni, bianchi comandati dalla famiglia Cecchi e i neri comandati dalla famiglia Donati.

È vero che nel 1302 è stato esiliato dalla sua città nativa?

Purtroppo si perché i ghibellini hanno vinto e mi hanno costretto ad andarmene.

Hanno minacciato di prendere tutti i miei beni… ho dovuto andarmene altrimenti avrebbero cacciato anche la mia famiglia.

Lei era innamorato di una ragazza, giusto?

Sì, il suo nome è Beatrice.

Il mio non è un amore carnale, ma spirituale. Per me è la Donna Angelicata, l’ho vista per la prima volta in chiesa e non la scorderò mai.

Leggendo la Divina Commedia abbiamo notato che nel racconto lei sviene spesso. Soffre per caso di qualche patologia?

Sì, soffro di una patologia chiamata narcolessia. Infatti mentre scrivevo la Divina Commedia e non solo mi è capitato spesso di svenire. Questo mi succede quando ho forti emozioni.

Passerà il resto della sua vita qui a Ravenna?

Sì, resterò qui fino alla mia morte. Infatti se vi dovesse capitare di venire da queste parti, potete visitare la mia tomba… Non che sia un gran divertimento ma mi dicono ci sia un gran via vai di curiosi!

Grazie per avermi concesso questa intervista, buona giornata.

Grazie a lei.

intervista a cura di Elia Paolantoni (2^D) – special guest Dante Alighieri

Istruzioni per l'uso:
Visto che in questo periodo siamo tutti confinati a casa, abbiamo pensato di pubblicare di tanto in tanto delle "interviste improbabili". L'obiettivo è di affrontare in modo leggero - ma mai superficiale - argomenti che, volenti o nolenti, dobbiamo studiare. Questa è anche l'occasione per suggerire letture, film, varie ed eventuali. 
Buona lettura/ascolto/visione!!!  

Approfondimenti:

I Grandi della Letteratura Italiana - Dante Alighieri - RaiPlay

Dante e La Divina Commedia di Emilia Notarangelo - RAI Scuola

Testimoni del tempo - Lezioni sulla Divina Commedia - Luca Serianni analizza brani dal canto V dell'Inferno

Testimoni del tempo - Lezioni sulla Divina Commedia - Luca Serianni analizza un brano dal canto XXX dell'Inferno

Paolo Di Paolo, Matteo Berton (a cura di), La Divina Commedia, La Nuova Frontiera Junior, 2015
https://video.corriere.it/cultura/dantedi-studenti-leggono-divina-commedia/d9235504-6e86-11ea-925b-a0c3cdbe1130

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Cari ragazzi,

Corridonia, 24 marzo 2020

scusate se non vi ho scritto prima questa lettera, ma sento ora il desiderio di farlo, perché penso sia arrivato il momento di condividere con voi alcune riflessioni su quello che sta accadendo intorno a noi…

Siamo costretti a stare a casa – e non ci piace – ma lo facciamo per il bene non solo di noi stessi ma anche degli altri, di tutti.

In questi giorni pensavo a come questo virus invisibile possa cambiare l’esistenza delle persone. È terribile sentire e vedere come finisce la vita di tanti. E mentre mi tengo impegnata per non pensare al deserto che si è creato attorno, per non vedere il temporale che è si è scatenato fuori, mi rendo conto che anche voi fate la stessa cosa, perché mi accorgo che avete più pazienza nel fare i compiti e nell’affrontare la novità di lavorare su classroom.

Pensate a come si doveva sentire Anna Frank, rinchiusa in una soffitta per tanto tempo, e vi accorgerete che i nostri pochi giorni di “reclusione” sono ben poca cosa rispetto ai quasi due anni affrontati da lei. Il nostro nemico però è infinitamente più piccolo e enormemente letale, in moltissimi casi, come sentiamo in televisione quando il giorno si chiude e gli uomini fanno la conta dei morti del Covid-19.

Sì, possiamo mettergli la lettera maiuscola, dobbiamo, si è fatto un nome questo virus, si è fatto ben conoscere, così come la Lebbra, la Peste, il Tifo, l’Hiv ecc. Ma in pochissimo tempo si è posizionato al primo posto dei mali del nostro tempo. In questo momento molte, tante sono le domande, ma una sola è quella che tutti abbiamo nella testa.

Quale?

Chissà quando e come finirà tutto questo? Chi di noi colpirà direttamente e indirettamente?

È terribile quello che sta succedendo, e lo è ancora di più perché pensavamo di essere al sicuro, protetti dalla scienza, dalle medicine e dagli ospedali, che purtroppo in questi giorni stanno mostrando vulnerabilità e impotenza di fronte ad un nemico nuovo e oscuro, contro cui non abbiamo “armi”, se non il coraggio di lottare con grande tenacia, chiudendo il mondo fuori dalla nostra casa. Ma anche nell’oscurità ci sono gli eroi: medici, infermieri, ausiliari e tutti quelli che operano per salvare ogni singola vita. Senza dimenticare le forze dell’ordine, i nostri governanti che si trovano ad affrontare una crisi mai vista prima d’ora.

Voi cosa pensate?

So che anche voi vi chiedete quando finirà. Nell’attesa volate con la fantasia ai giorni sereni di poco tempo fa, al mondo prima del Coronavirus, alle passeggiate al mare, alle gite e anche alla scuola, ai professori, alla normalità di una lezione che ora sembra un desiderio irrealizzabile.

Cambiamo modo di pensare, abbracciamo i cari non per la paura di cosa ci circonda e speriamo che l’ossigeno non ci manchi mai. Chi può sapere cosa accadrà domani, chissà se ci grazierà, visto che alla fine non risparmia nessuno, neppure i giovani o quelli un po’ meno giovani, pur accanendosi soprattutto sugli anziani fragili e malati. La morte vuole le sue vite e bisogna dargliele, ma speriamo, lo auguro a tutti, di poter presto dire di aver avuto fortuna perché racconteremo ciò che ora accade.

Io sono chiusa in casa, nello studio, e passo le giornate lavorando al pc, che ancora mi dà la sensazione di continuare a fare ciò che facevo prima: parlo con voi, spiego, assegno i compiti, poi correggo, vado qualche ora in giardino, guardo gli alberi che stanno mettendo nuove foglie e nuovi fiori, e penso che per loro tutto continua senza incertezze, scaldati dal calore dei raggi del sole che invitano a rinnovarsi, a rinascere ancora.

E noi? Speriamo e aspettiamo che il sole porti via questo virus. Sì, perché pare che col caldo le cose dovrebbero migliorare. Il calore ci aiuterà a sentire meno freddo in questo forzato letargo in cui siamo caduti. Nell’attesa, oltre a sperare e cercare di impiegare il tempo in cose utili, vi esorto a non smettere di sognare, continuate a sperare e lottare per costruire il vostro futuro. Prima o poi le cose miglioreranno e noi potremo ricominciare più forti di prima, più uniti: quando i fili dei nostri rapporti si spezzano dobbiamo riannodarli, consapevoli che ciò ci avvicina di più.

Francamente la cosa che trovo più difficile è insegnare a voi studenti senza la vostra presenza. Ma forse, in futuro, ci dovremo abituare anche a questo. Che dire, nel nostro piccolo speriamo di poter in un futuro, non molto lontano, tornare a fare quelle piccole cose che ci piacciono, come una lezione dolce caotica di vita normale.

Presto i nostri sguardi si ritroveranno.

Nulla muore, tutto vive dentro di noi.

Continuiamo a vivere.

Vi lascio con una poesia di Hermann Hesse.

Tienimi per mano
al tramonto,
quando la luce del giorno si spegne
e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle…
Tienila stretta
quando non riesco a viverlo,
questo mondo imperfetto…
Tienimi per mano
portami dove il tempo non esiste
Tienila stretta
nel difficile vivere.
Tienimi per mano
nei giorni in cui mi sento disorientato…
Cantami la canzone delle stelle,
dolce cantilena di voci respirate…
Tienimi la mano
e stringila forte
prima che l’insolente fato possa portarmi via da te…
Tienimi per mano
e non lasciarmi andare mai.

La vostra Professoressa vi abbraccia tutti

di Antonietta Viteritti, docente di lettere – sede di Corridonia

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Stacchiamo un po'! "Lu spettaculu de Carnuà" edizione 2020

…e anche qui l’IPSIA “F. Corridoni” c’era!

In questi giorni che sembrano senza tempo, in cui quando ti svegli la mattina non sai se sei dentro un film o è tutto vero, forzatamente chiusi in casa, a caccia di computer, tablet o cellulari per poter star dietro alla didattica a distanza e con la spada di Damocle sempre sospesa sulla testa di questo benedetto nemico invisibile del COVID-19, c’è proprio bisogno di staccare un po’ e sorridere…

Sì… una sana risata che ti porta via quel continuo magone che ronza nella mente e che diventa più intenso quando guardi la tv.

Uno dei momenti più divertenti dell’anno è il Carnevale. A Corridonia, in questo periodo c’è un appuntamento immancabile, che “sbanca” e che tiene occupata un sacco di gente di tutte le età già da metà gennaio: Lu spettaculu de Carnuà.

Il titolo parla da solo, si tratta di uno show che si svolge dal giovedì al martedì grasso al Teatro parrocchiale “L. Lanzi” di Corridonia. Per riuscire a vedere lo spettacolo bisogna correre per accaparrarsi i biglietti, è sempre sold out, c’è anche la prevendita. La sua popolarità affonda le sue radici in tempi remoti.

L’evento fu ideato nel 1963 dal carismatico direttore della Schola Cantorum di Corridonia Don Vincenzo Cappella e ha proseguito senza interruzioni fino ad oggi grazie all’impegno dell’Azione Cattolica. La parrocchia lo aveva visto all’inizio come un momento di aggregazione giovanile prima della Quaresima: si svolgeva solo il giorno di Carnevale al bar dell’ACLI e doveva finire entro mezzanotte.

Fino ai primi anni ’70 c’erano solo canzoni, ora le serate sono animate da sketch in dialetto che ti fanno sganasciare dalle risate, alternate a canti e balletti realizzati dai bambini e ragazzi di Azione Cattolica e dalle palestre e dalle scuole di danza della cittadina.

Questa edizione è stata un po’ particolare, si era sempre sul chi va là… luoghi pubblici aperti o chiusi? Erano i primi giorni di paura, l’inizio dell’inferno… eppure ci si è riusciti… tutte le serate fatte… a pelo, perché già il 26 Febbraio le scuole erano chiuse. Tanta gente ha riso a crepapelle, ha applaudito orgogliosa figli e nipoti che si sono esibiti sul palco e la nostra scuola ha avuto un bel ruolo.

In pratica noi dell’IPSIA siamo stati sempre sul palco! La colorata scritta “Lu Spettaculu de Carnoà” a caratteri cubitali che campeggiava in alto, dietro al sipario, è stata realizzata con la tecnica della strong art dalla professoressa Silvia Gentili aiutata dalle sue alunne della 2^A.

Elisa Stortoni, Francesca Cannella, Sara Cavalieri, Linda Ferretti e Valentina Marinangeli hanno passato l’intera mattinata del sabato precedente lo spettacolo in teatro con la loro prof. tra cartelloni e colori per creare con bravura e precisione il mega striscione.

E questo è il back stage. Ma l’IPSIA si è anche esibita grazie al bravissimo Daniel Zamponi, della 4^A che ha cantato la canzone di Ultimo Cascare nei tuoi occhi. Per lui non è stata la prima volta, aveva partecipato anche all’edizione di anno scorso ma, ci racconta: “Comunque è stato un momento molto emozionante: esibirsi davanti a tante persone non è facile e fino all’ultimo non sapevo se potevo cantare perché ho avuto la febbre fino a pochi giorni prima dello spettacolo”. Ma è andata e anche bene…un grande successo! Grande Daniel!!

E non finisce qui… la nostra scuola non ha offerto solo artisti e cantanti. La dolcissima Hayla Garbuglia della 2^A, col ruolo di mascherina, ha accompagnato col suo dolcissimo sorriso e i suoi bellissimi riccioli tanti spettatori al loro posto. “Sono stata tanto contenta di essere stata richiamata anche quest’anno” afferma soddisfatta Hayla “ la cosa che mi è piaciuta di più è che ho incontrato tanta gente e mi sono divertita molto”.

Eccoli qua i nostri alunni, vivaci, timidi, entusiasti e sempre pronti a fare, a mettersi in gioco e a partecipare alle varie attività in cui la scuola è coinvolta.

a cura di Cinzia Orlandi, docente – sede di Corridonia

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"Diario Protetto"

un progetto dell’IPSIA “F. Corridoni” sede di Macerata

Il 9 marzo abbiamo iniziato a vivere in zona protetta.

Cioè: abbiamo continuato a vivere esattamente dove vivevamo da sempre, ma dal 9 marzo si chiama “zona protetta”.
Abbiamo iniziato a vivere in casa.
E abbiamo iniziato  ad avvertire la necessità di raccontarcele, queste nostre nuove vite.
“Diario Protetto” nasce per questo.

Tre classi (3G, 4G e 4H), che due-tre volte alla settimana si domandano quale oggetto sia diventato insopportabile da vedere, negli spazi chiusi delle stanze e sempre sotto agli occhi.

Che cosa si prova a stare “fermo e in silenzio” per un quarto d’ora, senza fare assolutamente niente che non ascoltare se stessi. Quale musica faccia da sottofondo a tutto questo, quale foto lo rappresenti.

Impariamo, giorno dopo giorno, qualcosa degli altri, qualcosa di noi.
Ci accorgiamo di detestare quello che ci sembrava il meglio delle nostre giornate: le ore sul divano, il cellulare sempre in mano, la playstation, i social. Ci raccontiamo dei nostri tentativi di ingannare il tempo – e di come, forse, un po’ stiamo smettendo di ingannare noi stessi. Il bello del lavoro manuale, di leggere un libro, il motorino da riparare, i compiti da portare avanti… imparare  a fare due faccende di casa!!

Stiamo cambiando.
Se in meglio, o se in peggio, ce lo diremo a posteriori.
Per ora, scriviamo.
Presto,  rileggeremo di quando vivevamo protetti, e tenevamo un diario.

a cura di Guendalina Casasole, docente di lettere – sede di Macerata

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Storia e elettronica: all'IPSIA tutto è possibile

Le nostre interviste… a distanza!

Buongiorno Prof. Donati, vorremmo farle alcune domande su due attività che hanno attirato molto la curiosità della redazione del Blog: ovvero l’opuscolo dedicato a Filippo Corridoni e il video pubblicato sul suo canale Youtube sulla storia della nostra scuola.

Buongiorno

Come nasce l’idea del libro? Da dove è partito tutto? 

L’idea nasce nel 2015 in occasione del centenario della morte di Filippo Corridoni.

Nei primi giorni del 2014 arriva dal Comune di Corridonia una lettera con l’invito a tutte le scuole della città e quindi anche al nostro Istituto a organizzare iniziative per celebrare i 100 anni dalla morte di Filippo Corridoni, che ha dato il nome al comune di Corridonia e al nostro Istituto.

L’allora Dirigente Scolastico prof. Giovanni Soldini, dopo un primo confronto, ebbe l’idea di realizzare un libro/opuscolo per far conoscere ai bambini la figura di Filippo Corridoni.

Quanto tempo ci avete impiegato per realizzarlo? 

È stato un lavoro lungo e articolato elaborato da un gruppo di docenti che durante l’estate del 2014 si è riunito numerose volte per progettare e riassumere i fatti salienti della vita di Corridoni in modo che fosse comprensibile ai bambini.

Nel progetto è stata coinvolta anche la prof.ssa Eleonora Sarti dell’Accademia delle Belle Arti di Macerata esperta di illustrazioni per bambini, per definire il percorso di collaborazione e le modalità di stesura del testo.

La vita di Corridoni è stata divisa in dieci momenti fondamentali, è stata fatta una traduzione del testo in inglese e sono stati inseriti dei semplici giochi finali in considerazione del fatto che questo opuscolo era indirizzato ai bambini di scuola primaria.

Il tutto si è concluso con la stampa e la presentazione avvenuta a dicembre 2015.

Abbiamo trovato le illustrazioni del libro bellissime: ci può raccontare come sono state realizzate e da chi? A cosa vi siete ispirati?

È stata una bellissima esperienza di inclusione.

Sono state realizzate da 10 nostri ragazzi, dal primo al quinto,  che hanno scelto liberamente di partecipare a questo progetto. E’ significativo sottolineare che una buona parte di loro non era di origine italiana e qualcuno conosceva molto poco la nostra lingua. 

Sono stati guidati da Samanta e Nicolò, due studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Macerata, che sono stati ospitati per uno stage presso il nostro istituto su iniziativa della prof.ssa Sarti e autorizzazione del Dirigente Scolastico.

Inizialmente sono stati fatti vari incontri per far conoscere ai ragazzi la vita di Corridoni, poi ogni ragazzo ha avuto l’incarico di disegnare uno dei dieci momenti della vita di Corridoni.

Samanta e Nicolò hanno iniziato insegnando ai nostri ragazzi le tecniche di base: come si tiene una matita, come si disegna una figura, il significato dei colori, come si colora, come si fanno le sfumature fino ad arrivare ai bozzetti finali.

Va detto che i disegni del libro sono stati fatti esclusivamente dai ragazzi senza che Samanta e Nicolò mettessero matita o colore.

Ci sono voluti 4 mesi da febbraio a maggio 2015 con incontri settimanali o bisettimanali di 2 ore.

Poi c’è stato tutto il lavoro di impaginazione, correzione bozze e stampa.

Quante copie sono state stampate e quale era nelle vostre intenzioni l’utilizzo? Mi spiego meglio: come avevate pensato di impiegarlo?

Sono state stampate 4000 copie. La metà sono state date al Comune di Corridonia.

L’idea era quella di darle ai bambini delle scuole primarie di Corridonia.

Veniamo ora al video. Quando è stato realizzato? prima o dopo del libro?

È stato contemporaneo al libro.

In occasione del Centenario della morte di Filippo Corridoni, il 30 maggio 2015 il nostro Istituto ha organizzato anche il convegno  Il rapporto tra Scuola, Education e Mondo del Lavoro: le strategie dell’istruzione e della formazione professionale per la democrazia e la competitività del Sistema Italia di cui conserviamo tutta la documentazione video e fotografica. Sono intervenuti:

Il Dirigente Scolastico

L’Assessore alla Formazione Professionale della Provincia di Macerata

Il Sindaco di Corridonia

Ex studenti diventati imprenditori

Rappresentanti delle Associazioni di Categoria Confindustria, Confartigianato, CNA, Coldiretti

Rappresentanti delle sigle sindacali CGIL, CISL, UIL, UGL

Importanti imprenditori del territorio

Il Funzionario APSP (Azienda Pubblica Servizi alla Persona) e  IRCR (Istituzioni Riunite di Cura e Riposo).

Dove nasce l’idea del video?

Il video è stato proiettato all’inizio de Convegno, per far conoscere la storia del nostro Istituto che nasce nel 1907. Il primo della provincia di Macerata e fra i primissimi in Italia

Quanto tempo ci avete impiegato per realizzarlo e dove avete preso il materiale?

Ci sono voluti parecchi giorni e ore di lavoro.

Il materiale era presente perché già nel 2007, in occasione del centenario dell’Istituto, ci fu un grosso lavoro di ricerca e di acquisizione dei materiali per la mostra fotografica e per il libro sul Centenario.

 Sia dietro al libro che dietro al video c’è stato un grande lavoro di ricerca: come vi siete organizzati? Gli studenti sono stati coinvolti nelle ricerche?

In questo caso, gli studenti non sono stati coinvolti per la complessità della ricerca, essenzialmente effettuata in orari non scolastici.

Nel video ci sono molte foto e molti video anche antichi: dove avete preso le foto e i video? 

I video e gran parte delle foto provengono dall’Archivio del nostro Istituto e le più recenti sono mie personali. Altre foto sono state reperite dagli archivi fotografici di Macerata, come l’Archivio Balelli. 

Poi ci sono i documenti del Comune di Corridonia che riguardano i verbali dei Consigli Comunali.

Chi li ha montati?

Il montaggio è stato effettuato da me

Quali sono stati i problemi riscontrati?

Il più grande è stato quello della progettazione perché si voleva evitare che il video risultasse troppo lungo ma, al tempo stesso era necessario che fosse anche completo a livello di contenuti. Essenziale,quindi, è stata la scelta dei materiali da inserire e prezioso è stato l’apporto del prof. Davide Quintili come voce narrante.

La ringrazio per la disponibilità e prima di salutarla, volevo porle un’ultima domanda… in realtà più che una domanda è una curiosità: Da questi lavori appare evidente che lei è un appassionato di storia. Come si concilia la passione per la storia con la passione per l’elettronica?

L’elettronica è il lavoro, la storia ma soprattutto la ricerca e’ un hobby che coltivo da anni ed è per me molto rilassante.

Intervista a cura di Leonardo Moretti con il supporto tecnico del prof. Massimiliano Fiorani

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Aspettando la… Festa della Musica!

Sabato 21 marzo 2020 alle ore 18,00 apriamo la finestra, usciamo dal balcone della nostra casa o in giardino, per cantare tutti insieme e dare il benvenuto alla Primavera!

In questo periodo così complesso per la vita del nostro paese, uniamoci tutti insieme nel segno della musica.

Su invito dell’Associazione Italiana per la Festa della Musica ente patrocinato dal Ministero dei beni e delle attività culturali, aderiamo a questa importante iniziativa insieme alla Feniarco (Federazione Italiana dei Cori) e Anbima (Federazione Italiana delle Bande musicali) per portare un sorriso all’intera nazione ed esprimere gratitudine e solidarietà a tutte le persone che stanno lavorando in prima linea per la salvaguardia della nostra salute.
Un modo semplice e significativo che ci unisce idealmente con tutta la nostra comunità e ci fa, per qualche istante, uscire dall’isolamento della nostra forzata e doverosa reclusione.

Il brano scelto per il flash mob è Và pensiero di Giuseppe Verdi.

Possiamo cantarlo a cappella (solo con la voce senza strumenti) da soli o in coro, oppure avvalendoci dell’accompagnamento di uno strumento musicale, di una banda o di una base musicale, l’importante è farlo tutti insieme contemporaneamente. 

Tutti pronti quindi sabato 21 marzo 2020 alle ore 18,00 a cantare per l’arrivo della Primavera… aspettando la Festa della Musica di giugno.

Mandate i vostri video

Fate video e/o foto mentre cantate e poi caricate i filmati sull’apposita sezione dedicata sul sito della Festa della Musica raggiungibile a questo link: 
https://www.festadellamusica.beniculturali.it/index.php/area-upload-foto-e-video
Username: 21marzo
Password: 21marzo
Poi andate in fondo alla pagina e scegliete la voce di menù: carica le foto della tua festa 

di Massimiliano Fiorani, docente – sede di Corridonia

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Giornata tipo di una docente in questo momento un po' critico

Giornata-tipo. 
E chi ce l’ha più,  una giornata-tipo?
La giornata-tipo è fatta di una sveglia fissa, della prima passeggiata con i miei cani, del prepararmi per andare a scuola. Tutto serrato: alle 05.50 devo aver spalmato (con scarso successo) il correttore sulle occhiaie,  alle 06.45 essere seduta in auto.

Recanati-Macerata, arrivare a scuola e salutare sempre gli stessi tre ragazzi, i primi ad entrare. Il caffè al distributore, la firma, il registro, le lezioni. 

Macerata-Recanati.

Il lavoro da preparare, i compiti da correggere, la vita privata. Le amicizie, gli affetti, le telefonate. La spesa,  in tre supermercati diversi.
Questa, è la giornata-tipo.

Adesso.
Adesso rotolo con i cani giù per le scale, mascherina e guanti di lattice, pipì e risalire. Mi spoglio mi cambio mi lavo. E continuo a rotolare. Tra uno schema e un riassunto, una mappa e una novella.

La testa sempre alla stessa domanda:  “quando finirà?”. 
“Ciaula scopre la luna”: quando finirà?
La Signoria medicea: quando finirà?

Iniziano le video-lezioni.

Ci vediamo, ridiamo con chi perde la connessione, ci sentiamo. Male, ma ci sentiamo. Ci siamo. Un po’ a pezzi, ma ci siamo. 

Dei miei alunni conosco i bioritmi, quello che carbura dalla seconda ora, quello che alla quinta collassa.

Gli odori di ogni classe, nel naso: i primi dopobarba, il fiato a mezza mattina, le scarpe da ginnastica, i gel dei capelli.
Un impatto che ti arriva prima ancora di trovarli in piedi, quando entri in aula.

Le video-lezioni hanno il profumo del mio caffè, e del legno del mio pianoforte.
Non sono lezioni.
O la più grande, sono, delle lezioni. Ognuno da questo imparerà qualcosa.
Io, ad ostentare un’energia, una serenità, che non ho. A fingerle, anche a me stessa, per i primi cinque minuti – per poi scoprire di averle trovate davvero, da qualche parte. Sentirle tornare moltiplicate.
Una specie di magia involontaria.

Quello che costituisce il cuore della mia giornata,  adesso si riduce a una serie di tentativi grosso modo riusciti, ma non sempre.
Qualcuno dal “Lei” sta passando al tu, dal “buongiorno” al “ciao”. Adesso diciamoci ciao.

La mattina sfuma nel pomeriggio.
Pranzo condito dall’informazione.
Schemi mappe riassunti. Caricare sulla piattaforma del registro elettronico, su quella delle lezioni on line. Scaricare compiti dalla mail, correggere, rispedire.
Leggere le chat di whatsapp.
Rispondere.
Rileggere la risposta alla risposta.
Rispondere alla ri-risposta.

Prof ha visto i compiti? 
Andavano bene? 
Prof fa lo stesso se Le mando una foto? 
Prof non mi parte la mail non si apre il registro prof, io non ricordo se ho fatto i compiti.

Li hai fatti. 

Non li hai mai fatti in vita tua, ma adesso li fai ogni giorno. E vuoi anche sapere se li ho corretti. Dieci minuti dopo avermeli inviati. Adesso fai i compiti e segui la video-lezione. Abbiamo tutti bisogno di pensare che finirà: farlo insieme somiglia ad una magia, magari succede prima.

E poi si fa sera. 
Cenare provare a vedere il tg.

Rinunciare a vedere il tg.

Odio i titoli a effetto, e somatizzo sintomi ad organi che non posseggo.

Leggere. Leggere un libro,  un romanzo, una storia.

Leggere “Moby Dick” e, domani, parlare ai ragazzi di un tipo  che ha visto in faccia l’inimmaginabile, gli è sopravvissuto,  è lì a raccontarlo. Non c’entra nulla con il Programma, ma torneranno le giornate del Lei, e ci chiameremo Ismaele.

di Guendalina Casasole, docente di lettere sede di Macerata

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Giornata tipica di un adolescente in questo momento un po' critico

Mi chiamo Leonardo e frequento il 2° superiore.

Da non molto è scoppiata anche nelle Marche l’emergenza coronavirus, che ha cambiato molte cose, a partire dalla mia giornata.

Prima che il COVID-19 piombasse nelle nostre vite, andavo a scuola, uscivo con gli amici o in famiglia, mi allenavo all’aperto – sono un ciclista – e facevo altre attività.

Ora invece, le attività didattiche sono sospese e “fare scuola” equivale a delle lezioni al computer in videochiamata o scaricando i materiali dal registro elettronico.

Non si può andare da nessuna parte: non si esce da casa se non per fare la spesa… e anche gli allenamenti sono costretto a farli solo fra le mura domestiche.

Ecco com’è la mia giornata!

Ogni mattina mi sveglio alle 7:30 circa, faccio colazione, mi sistemo e poi via di lezioni online.

A proposito, come le trovo? Molto pratiche e mi sembra siano una buona soluzione per non perdere tempo.

Essendo a casa ci si distrae di più, ma se si vuole si riesce comunque a lavorare.

Quando noto di essere a buon punto con i compiti, mi prendo del tempo per aiutare con le faccende di casa.

Dopo riprendo i compiti e per mezzogiorno finisco.

Me ne sto sui social e passo il tempo così, fino all’ora di pranzo. Si mangia tutti assieme e ascoltiamo un po’ di notizie che di questi tempi sono sempre un po’ allarmanti.

Poi mi rilasso un po’, cercando di prendermi i miei spazi: con questa situazione è difficile, per via dei miei fratelli.

Verso le 18.00 inizio ad allenarmi sui rulli ( attrezzo specifico per il ciclismo) e vado avanti per circa un’oretta.

Finisco che è tardo pomeriggio e, non sapendo cosa fare, sto al telefono o al computer.

Verso le 20.30 si fa cena e ovviamente le notizie non possono mancare.

Dopo, verso le 22.00, me ne sto ancora un po’ al cellulare (senza farmi beccare, perché a casa mia ci sono delle regole da rispettare), per poi gettare tutto e mettermi a dormire.

Penso che il rientro a scuola sarà diverso e complicato.

Mi mancano le vecchie abitudini e sarebbe meglio senza tutto questo… però, per ora, la sto vivendo abbastanza bene.

di Leonardo Moretti (2^D) con la supervisione a distanza di Samanta Dumitru

Per Metodologie operative le studentesse e gli studenti della classe 2^B indirizzo Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale hanno dovuto realizzare un testo riflessivo sull’attuale situazione dovuta all’emergenza del COVID-19. Questo è il lavoro di Elisa Rogani (2^B)
Parole che connettono
Dare il nome a ciò che viviamo è fare chiarezza in noi.
Ascoltare ed ascoltarci per scendere in profondità e scoprire la bellezza anche dietro i sentimenti più ” difficili”. Video realizzato dalla classe 1^A nell’ambito del corso di Metodologie operative (professoressa Barbara Castellani)
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#andràtuttobene… Insieme ce la faremo!

Life Skills in pillole

Dott. Marco Pascarella – Progetto “Life Skills”

17 marzo 2020

“Un saluto per ricordare l’importanza delle nostre emozioni”

14 marzo 2020

Carissimi ragazzi, docenti e genitori, ho deciso di fare questo video per regalarvi un sorriso e qualche secondo di vicinanza. Non è di certo un periodo semplice. Ma sono sicuro che presto torneremo a gustare la nostra amata libertà. Ora più che mai, dobbiamo concentrarci sul significato della noia e della nostalgia, riflettendo su tutte quelle cose che fino a qualche settimana fa sembravano scontate e ora, invece, ci mancano. Siamo umani e molto spesso ci accorgiamo delle cose importanti solo quando le perdiamo. In questo caso, nulla è perso, siamo solo in stand by, torneremo più forti di prima e molto probabilmente con un atteggiamento diverso nei confronti della vita.
Vi mando un abbraccio.
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Il sostegno 2.0: esserci nonostante la didattica a distanza

Da quando Giuseppe Conte, Presidente del consiglio dei ministri, ha comunicato  la sospensione delle attività didattiche per un lungo periodo di tempo, affidarmi al digitale mi è sembrata un’ottima soluzione per portare avanti il mio lavoro di docente di sostegno anche da casa.

Subito ho contattato le mie alunne ed il primo strumento che abbiamo utilizzato è stato WhatsApp: loro eseguivano i compiti assegnati  dai docenti curriculari su classeviva, il registro elettronico, e quando non riuscivano a fare qualche esercizio di matematica, dopo averlo svolto io, inviavo loro la foto per l’auto-correzione. Poi per telefono davo le spiegazioni necessarie, oppure fornivo scalette per riassunti e testi argomentativi e così via… per i primi giorni è stato sufficiente ed è servito anche per non interrompere l’attività didattica. 

Successivamente, il nostro istituto ci ha fornito un account Google, al quale mi sono immediatamente registrata aiutando anche le mie alunne a farlo: in tal modo ho potuto  utilizzare Google classroom, uno strumento che permette anche al docente di sostegno di prendere visione di tutti i compiti assegnati, delle relative scadenze nonché di tutto il materiale caricato sulla piattaforma dal docente curriculare. Una volta aver preso visione di tutto ciò che c’è da fare, procedo a fornire agli alunni in difficoltà scalette per svolgere i riassunti o produrre testi, presentazioni, schemi e mappe concettuali sugli argomenti assegnati da studiare, esattamente come quando eravamo in classe…

Ben presto ho mosso i primi passi verso Google meet, il software disponibile in maniera gratuita tra le app di Google Suite For Education, che permette di effettuare video-chiamate multiple in contemporanea e che consente da una parte agli studenti e alle studentesse di chiedere al docente approfondimenti o chiarimenti e dall’altra ci permette di non perdere il piacere di una lezione condivisa.

Ho notato che le mie ragazze hanno accolto in maniera positiva questa nuova modalità di didattica a distanza, sebbene scandita da tempi scolastici più stretti e ritmi più veloci rispetto ai quali erano abituate.

Nonostante la possibilità dell’affiancamento del docente di sostegno non sia mai venuto a mancare, le mie studentesse hanno potuto sperimentare anche la capacità di farcela in maniera autonoma. Ciò che ha reso agevole intraprendere questa nuova strada è stato il fatto di averla percorsa insieme, passo dopo passo… in fondo anch’io ero per la prima volta alle prese con l’utilizzo delle nuove tecnologie didattiche… ovviamente il supporto dei genitori  (o di chi ne fa le veci), ci è stato di grande aiuto e tutti insieme siamo riusciti a trasformare un momento di incertezza in una grande forza!

Saper affrontare gli imprevisti significa acquisire autostima sentendosi al pari degli altri e questo è un fattore molto importante per stimolare la crescita personale dei nostri alunni.

di Simona Petrini, docente di sostegno sede di Corridonia

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Didattica a distanza, giorno1

Ora di lezione.
Mi sono truccata, ho tolto il pile peloso blu che porto in casa.
Spalle ad uno scorcio domestico credibile.

Mi connetto.
Primissimo piano di me medesima.

Non se augura.
Meet mi dice che sono sola.
Inizio a domandare “c’è qualcuno? C’è nessuno?”.
Mi sento tanto la particella di sodio in acqua Lete.
Aspetto un po’.
Con ‘sto primo piano che mi guarda mi viene da farmi le smorfie, ma non sono sicurissima che, per mia imperizia, o malfunzionamento della faccenda, non ci sia qualche alunno, di là, che mi vede.

Ripeto la domanda.

Stesso silenzio.
Esco da meet, entro in whatsapp e faccio presente che mi sarei stancata di aspettare.
Profluvio di

mandi il codice prof 
la sento ma non la vedo 
la vedo ma non la sento

Qualcuno entra ed esce fugacemente: passano una testa, mezzo occhiale, una banana.

Non mangiate mentre facciamo lezione: è come a scuola. 

Iniziamo ad essere sette. Pure queste so’ conquiste. Meet mi dice che siamo troppi. Lo ignoro e funziona lo stesso. Più o meno ci vediamo, grosso modo ci sentiamo.

Come stiamo? a che punto eravamo? ho ricevuto i compiti? 

Non si può fare lezione in 7, ma ci si può ritrovare.

Ieri ho sentito Susanna 'sta cosa de non scappa' me manna matto. 

Qualcuno scrive:

fateme entra'! 

Qualcuno risponde:

non è 'na porta. 

Ridiamo.

Da quanti giorni non rido. Non si può fare lezione in 7, ma si può ridere.

Spiego come funzionerà. Ripeto l’importanza dello Spaggiari . Che ricomincio dal Naturalismo, da lunedì.

Oggi ci siamo visti, ed è qualcosa. È tanto.
Penso a quelli che scaricheranno il materiale dal registro elettronico, perché solo quello possono fare. Quelli che hanno solo il cellulare e mi scrivono:

prof me sto a fini' i giga! 

Quelli che resteranno a casa, senza la rete. Non faranno più i compiti, ed è l’ultimo dei problemi.

Penso che nessuno ha pensato a loro, ancora una volta.
Tour virtuali, digitale solidale.
A qualcuno serve, prima di tutto, che si blocchi lo scorrere del traffico in rete, per le app della scuola.
Resterà la telefonata.
Faremo lezione al telefono.

di Guendalina Casasole, docente di lettere sede di Macerata

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Mamma, ma se tutta l’Italia è zona rossa vuol dire che siamo tutti “fregati”?

Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo.

Gianni Rodari

Mamma, ma se tutta l’Italia è zona rossa vuol dire che siamo tutti “fregati”? 

Ecco, è così che inizia l’ultima versione della nostra avventura: costretti a casa per evitare il contagio. Ok, ma alla fine dov’è il problema? Da mangiare ne abbiamo e, in ogni caso, i supermercati verranno riforniti. Siamo al caldo. Internet funziona e anche la TV, di cosa ci lamentiamo?

Da fare ne abbiamo, tra una lezione su Skype, una presentazione in Power Point sulla Finlandia, una riunione su Meet e tutta una serie di messaggi e telefonate, chi si annoia? Capita anche che la lavatrice resti da svuotare per più tempo di quando eravamo tutti indaffarati tra scuola, pallacanestro, pallavolo, musica e mille altri impegni. Parola d’ordine: non ci lamentiamo! E #noisiamovirali 

Ma come riempire le nostre giornate? Io sto provando a ritagliarmi un po’ di tempo per la lettura e cerco di dare lo stesso consiglio ai miei figli e lo consiglio anche ai nostri ragazzi. Ma guarda caso, proprio adesso che non ci possiamo muovere ci viene in mente che il libro che vorremmo leggere non lo abbiamo a casa.  Ma come fare? Non tutti abitiamo in centri dove ci sono librerie aperte e muoversi adesso non sembra neanche tanto etico.

Proviamo ad approfittare delle risorse che abbiamo a disposizione.

Su internet ad esempio esistono diversi siti che mettono a disposizione legalmente testi in formato scaricabile e non solo. Si tratta di una serie di risorse open come questi esempi:

  • E-book – un libro in formato digitale, apribile mediante computer e dispositivi mobili

Wikisource è una biblioteca digitale multilingue, che accoglie testi e libri in pubblico dominio o con licenze libere

Progetto Gutenberg è un’iniziativa avviata nel 1971 con l’obiettivo di costituire una biblioteca di versioni elettroniche liberamente riproducibili di libri stampati (attenzione, non tutte le risorse presenti sul PG sono completamente gratuite) 

Liber Liber è una associazione no profit che mette a disposizione  più di 3.300 libri (in edizione integrale), 9.000 brani musicalidecine di audiolibri e una videoteca. I testi se scaricati, sono gratis e liberi da diritti, ma alcuni possono essere acquistati anche su CD e/o in cartaceo

Dalla home page del programma Ad alta voce di RAI Radio 3 è possibile collegarsi al podcast gratuito di audiolibri letti da attori professionisti.

Su Libroaudio si possono scaricare audiobook per ragazzi narrati da Ginzo Robiginz, arricchiti da effetti sonori e suoni buffi. 

Nel sito Audiolibri è possibile scaricare 3000 audiolibri in modo gratuito, di cui 1800 in lingua italiana.

Tra le novità che ci sono state segnalate durante la formazione di MLOL (Media Library On Line, ma questa è un’altra storia, ve la raccontiamo a breve!) vi giro queste:

Il mondo di Alessandro Leogrande 

È lo spazio che Radio 3 dedica all’opera di Alessandro Leoagrande, uno scrittore e giornalista italiano scomparso nel 2017. Il materiale è stato suddiviso in sessioni: I Sud, Migranti, Utopie e Storie di sport. 

Bricks: è la rivista online per la scuola, ha lo scopo di promuovere l’innovazione nella didattica con il contributo del digitale nonché lo sviluppo delle competenze informatiche e digitali degli studenti. Per questo dà la parola non solo a docenti e dirigenti scolastici, ma anche a professionisti della formazione, ricercatori e innovatori digitali perché raccontino le proprie concrete esperienze: ne risulta una raccolta di buone pratiche didattiche, spesso trasferibili anche in altri contesti.

Fotocromie (Library Of Congress): Il sito è un database vivente dove è possibile trovare nuovi materiali aggiunti ogni giorno, con stampe, fotografie, mappe, manoscritti, video in streaming e altro ancora.

Buona lettura e buon ascolto!

a cura della prof.ssa Sabrina Bartolacci

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BlogIPSIA

Pensa veramente che tutti i bambini possano essere inventori di storie? Ma sì, penso di sì, perlomeno quelli che ho conosciuto io nelle scuole materne, nelle scuole elementari, nelle scuole medie, fuori dalla scuola. Se sono messi in condizione di farlo, se sono stimolati a farlo, se sono abbastanza allegri, se si trovano con gente abbastanza vivace con loro possono inventare, altroché.

Gianni Rodari

NOI SIAMO VIRALI

Un Blog all’IPSIA?

Ebbene sì, anche noi, un istituto professionale, abbiamo un blog con delle rubriche e degli approfondimenti dalla scuola, dal mondo e – udite udite – sulla letteratura e dintorni.

Non solo: il blog in questi giorni di emergenza e di sospensione della didattica non si è mai fermato. La redazione tutta, che vede lavorare fianco a fianco professori e professoresse, ragazzi e ragazze di tutte e tre le sedi, ha continuato a confrontarsi continuamente sugli articoli da scrivere, sui video da montare e sugli argomenti da trattare… nonostante il coronavirus e utilizzando tutti gli strumenti a disposizione – da WhatsApp a Drive, dalla mail alla vecchia ma mai superata telefonata chiarificatrice – dando pienamente attuazione a quanto previsto dalla Nota del Ministero dell’Istruzione del 6 marzo 2020.

Anzi, non contenti, ci siamo spinti oltre: abbiamo inaugurato proprio oggi una nuova rubrica Noi siamo virali! con l’obiettivo di raccontare come la scuola – ragazzi e ragazze, professori e professoresse – sta affrontando questi giorni il cui ritmo è scandito dai tempi del Covid19. Ad aprire la rubrica, un articolo dal titolo impegnativo: La scuola de lonh scritto da Guendalina Casasole, docente di lettere della sede di Macerata.

L’amor de lonh era quell’amore “da lontano”, che tanto andava verso il XII secolo. In questi giorni di distanza fisica, dai miei studenti, lo penso spesso. E penso spesso a come lo tradusse uno di loro: “Professore’, l’amore alla Vincenza: lui la ama ma lia non ce penZa, come me dice mi’ nonna”

In realtà ci pensiamo.

Ci pensiamo più in questi giorni di non-scuola, che in quelli di regolare attività. Ci pensiamo a tutte le ore, notte compresa, perché le chat di whatsapp non vanno a dormire. Ci pensiamo ridendo, perché di ridere abbiamo tutti bisogno, e giochiamo sui ruoli: – “Prof., perché ci perseguita”
– “Perché sto a casa e mi annoio”.

E siccome l’IPSIA è scuola del fare o meglio del saper fare, luogo in cui albergano e si rincorrono intelligenze pratiche, il nostro blog non poteva starsene lì fermo ad annoiarsi!

Quando è nato il BlogIpsia, nell’anno scolastico 2016/2017, aveva come destinatari privilegiati gli alunni con Bisogni Educativi Speciali ma si rivolgeva anche a tutti gli studenti e le studentesse della scuola che avessero avuto voglia di collaborare attivamente alla redazione di articoli ecc. Referente del progetto all’epoca era la professoressa Giovanna Salvucci ma fondamentale fu, nel 2016 così come oggi, la collaborazione di diversi docenti – Silvia Carciofi, Teresa Longo Bevere, Fabrizio Pisani, Elisabetta Cottignoli, Giulia Tosto e Patrizia Donati (capo redazione sportiva) – e di numerosi studenti e studentesse tanto della sede di Macerata, di Civitanova Marche e di Corridonia.

Nel corso degli anni, il BlogIpsia è cambiato: i ragazzi e le ragazze che lo animarono in quel 2016/2017 hanno concluso la loro esperienza scolastica e molti di quei professori che lo pensarono così come lo vediamo oggi hanno cambiato scuola. Ma grazie alla loro esperienza il blog – nato come progetto del dipartimento del sostegno – è cresciuto, ha acquisito una sua struttura ed ora appare un luogo non solo di confronto continuo tra chi ci lavora ma anche e soprattutto uno strumento dinamico capace di restituire la nostra scuola, una scuola sicuramente complessa – il nostro Dirigente Scolastico Francesco Giacchetta fresco di nomina, durante uno dei primi Collegi docenti di questo travagliato anno scolastico, la definì efficacemente post-moderna – ma piena di risorse e di eccellenze che hanno bisogno di essere veicolate attraverso un racconto capace di andare oltre le criticità che caratterizzano gli istituti professionali di ogni regione di questo nostro paese. I pregiudizi si sa sono democratici e colpiscono indistintamente al nord come al sud passando per il centro. E si sa per essere superati e decostruiti, gli stereotipi e i pregiudizi necessitano di conoscenza: solo il guardarsi e il riconoscere noi stessi nell’altro a partire dalle proprie differenze ci permettono di entrare in relazione anche quando chi abbiamo di fronte recita con perfezione metrica le georgiche di Virgilio o si entusiasma davanti alla meraviglia del tornio che si mette in moto.

Si dice che lavoro di gruppo “appiattirebbe i valori” – scriveva Gianni Rodari nel 1973 – impedirebbe ai “più bravi” di spiccare secondo il loro merito. Vi è, insomma, una certa resistenza, legata al pregiudizio che la scuola dovrebbe essere “competitiva” e “selettiva”. In realtà il lavoro di gruppo valorizza i “più bravi”: e nello stesso tempo permette loro di essere utili agli altri oltre che a se stessi. Fa appello alla loro generosità, anziché al loro egoismo. Se noi crediamo che la società debba essere una specie di giungla, in cui il più forte fa valere la sua legge contro tutto e contro tutti, allora naturalmente non possiamo accettare il lavoro di gruppo. Ma se crediamo che gli uomini siano nati per costruire insieme, per collaborare tra loro e non per sopraffarsi, allora le ragioni egoistiche cadono facilmente. Personalmente non abbiamo mai trovato ragazzi così egoisti da rifiutare la prospettiva della collaborazione.

E così, fianco a fianco, nella nostra piccola redazione al secondo piano che è anche aula del sostegno e che all’occasione si trasforma in laboratorio creativo, i ragazzi e le ragazze – di tutti gli indirizzi, diversamente abili e non – svestono i panni dello studente e della studentessa e si trasformano in giornalisti e all’occorrenza in inviati speciali pronti ad intervistare con la stessa serietà il preside – “Prof secondo lei è tutto ok? il ciuffo è in ordine?” – e i loro compagni reduci dagli scambi linguistici; a riflettere sulla Luisona di Stefano Benni o sulla disperazione dei personaggi di Steinbeck così come su Greta e il riscaldamento globale. E accanto a tutto questo non poteva mancare il racconto del presente, o meglio il racconto del proprio essere nel presente: perché ho scelto meccanica? Perché vorrei diventare un operatore elettronico? Perché la mia scelta è caduta sui servizi socio-sanitari? Il racconto che diventa strumento di definizione di identità in divenire o a volte, più banalmente ma non di trascurabile importanza, strategia per recuperare qualche voto o per includere gli studenti non italofoni.

Perché il BlogIpsia è anche questo: uno strumento che permette la sperimentazione di quelle competenze trasversali e multidisciplinari di cui tutti parlano ma che in pochi praticano. E così può capitare che la professoressa di chimica consigli due volumi di divulgazione scientifica da leggere e che da queste letture esca fuori una recensione pubblicata sul blog con ricadute in termini di voto tanto per chimica quanto per italiano: quando si dice il potere riparatore della scrittura! Ma può succedere anche che durante i corsi di L2 prenda corpo Recipes for culture: un laboratorio per il dialogo interculturale. I ragazzi raccontano i loro paesi, e quindi se stessi, attraverso le ricette dei loro piatti tipici e che a partire da ciò che conoscono si avvicinino all’italiano rafforzando anche le loro competenze nella lingua inglese: e va a finire che sul blog appaia una ricetta scritta in italiano, inglese e urdo!

All’IPSIA “F Corridoni”, è cosa nota, – scrive il professor Costantino Ciccioli – si impara facendo! E il dialogo, l’amicizia, l’apprendimento nascono tra i banchi e pure… tra i fornelli! […]. Il progetto intende promuovere […] il dialogo interculturale e l’incontro tra culture diverse attraverso il “linguaggio del cibo”. Si tratta di un percorso inclusivo che pone al centro delle attività le ricette dal mondo, il cibo quale elemento di socialità, ma anche di contaminazione e di conoscenza, di crescita e di sviluppo, punto di contatto e di incontro tra le culture del mondo.

In conclusione, qualcuno potrebbe chiedersi perché tra circuiti e frese, cacciaviti e bulloni, ci stiamo dando così tanto da fare per riempire le cassette degli attrezzi dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze di parole. Lasciamo che a rispondere sia Don Lorenzo Milani – quello secondo cui l’Obbedienza non è più una virtù – che nel 1965 affermava

Non basta “saper leggere”, bisogna saper pesare le parole, saper sospettare, avere pratica di mondo e frodi, conoscere le conseguenze giuridiche di una firma, saper leggere così speditamente da non doversi vergognare a leggere tutto un foglio davanti al cittadino.

Insomma… è proprio il caso di dirlo Noi all’IPSIA vogliamo essere virali al di qua e al di là dei tempi che stiamo vivendo! Buona lettura!

Redazione:

  • Direttrici responsabili: Silvia Casilio, Sabrina Bartolacci
  • Docenti: prof. Massimiliano Fiorani, prof.ssa Pamela Principi, prof.ssa Cinzia Orlandi, prof.ssa Guendalina Casasole, prof.ssa Roberta Campolungo
  • Fanno parte della redazione: Elia Paolantoni (2^D), Giovanni Coccia (2^D), Hayla Garbuglia (2^A), Kadidiatou Mbow (2^A), Leonardo Moretti (2^D), Zakaryae El Hadiri (2^D), Zacaria Nessassi (4^G), Chiara Marsili (3^A), Angelisa Gonzalez (4^A).
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Contrasto al bullismo e al cyberbullismo: istruzioni per l'uso

L’adolescenza, si sa, è un periodo difficile: in poco tempo avvengono moltissimi cambiamenti, ci ritroviamo ad essere ogni giorno persone nuove.

Cambiano i rapporti in famiglia, cambiano le amicizie, persino il nostro modo di pensare e di  comportarci. 

A chi non è mai capitato a quest’età di litigare con i propri genitori, essere geloso di un amico, provare invidia, guardarsi allo specchio e non riconoscersi o addirittura non piacersi?

A scuola soprattutto l’adolescenza si caratterizza come una fase particolarmente delicata: la socializzazione in qualche caso può essere veramente difficile, perché ciò che noi siamo non è sempre bene accettato dai nostri coetanei. E allora ecco che possiamo ritrovarci ad essere presi in giro, in classe ma anche su Whatsapp, possiamo essere insultati per qualcosa che agli altri non piace o che vedono come “strana” o, peggio, “da sfigati”. Possiamo, ancora, essere esclusi dalle chat o dai discorsi dei nostri compagni, possiamo essere informati che qualcuno parla particolarmente male di noi.

A questo punto dobbiamo porci una domanda: tutto questo fa parte del nostro essere adolescenti, del nostro processo di crescita o c’è qualcosa di più? Inizia a farsi strada dentro di noi la parola “bullismo” (o cyberbullismo, nella sua forma più evoluta), ma attenzione: questa parola va usata con molta cautela!

Di bullismo, infatti, possiamo parlare in casi estremi, purtroppo non rari, sui quali bisogna assolutamente intervenire. E allora, ti chiederai, come posso capirlo?

Sei probabilmente vittima di bullismo se, pensando ad una situazione difficile che stai vivendo con i tuoi coetanei, ti ritrovi in tutte e tre queste opzioni:

  1. Chi vuole farti del male (fisicamente, verbalmente, o indirettamente, cioè escludendoti) lo fa con intenzionalità, cioè lo fa apposta;
  2. queste situazioni di cui sei vittima riguardano la stessa persona (o le stesse persone) e si ripetono diverse volte nel tempo: non è bullismo se succede una volta sola, ma se i fatti avvengono ripetutamente, allora sì, può trattarsi di bullismo!
  3. Se non riesci a reagire perché ti senti debole e impotente o comunque non in grado di rispondere, se soffri per queste aggressioni (fisiche, verbali o indirette) e pensi di non poter fare niente, anche per paura di conseguenze più gravi, allora forse sì, può trattarsi di bullismo!

A questo punto cosa fare? Sicuramente ti sentirai solo e penserai che nessuno può aiutarti, ti senti tradito, dai compagni e anche dagli adulti, che spesso purtroppo non si accorgono (o purtroppo a volte fingono di non accorgersi) che qualcosa non va. 

Per questo la L. 71/2017 ha pensato di istituire a scuola una figura nuova, quella del “Referente per la lotta e il contrasto al bullismo e al cyberbullismo”, il quale ha il dovere, insieme al Dirigente Scolastico, agli insegnanti, allo psicologo della scuola, di vigilare su queste situazioni particolari e aiutarvi entrambi, perché ricorda: anche il bullo che ti opprime è in difficoltà e anche lui deve essere aiutato!

Perciò, se sei in una situazione di questo tipo non esitare a prendere contatti con chi è pronto a darti una mano…

Insieme possiamo cambiare!

a cura di Maria Grassetti, referente per la scuola per il contrasto al bullismo e cyberbullismo

Montaggio di Alessandro Sangermano (1^E): “Ho deciso di montare questo video per un ragazzo, Alessandro Pau. Alessandro è un giovane cantante di Porto Sant’Elpidio a cui serviva aiuto per il montaggio. Ci siamo messi d’accordo su instagram, e il giorno stesso ci siamo conosciuti e abbiamo montato questo video insieme. I motivi per cui Alessandro ha deciso di trattare questo argomento sono i dati allarmanti mostrati a fine video. Io ho deciso di dargli una mano perché mi sembrava giusto sensibilizzare su un argomento simile e far arrivare questo messaggio a più persone possibili”
#Mai più bullismo – Soggetto di Alessandro Pau
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Una scuola de lonh

«Lanquan li jorn son lonc e May
M’es belhs dous chans d’auzelh de lonh,
E quan mi suy partitz de lay
Remembra’m d’un’amor de lonh»
(Jaufré Rudel, Lanquan li jorn son lonc e May)

L’amor de lonh era quell’amore “da lontano”, che tanto andava verso il XII secolo. In questi giorni di distanza fisica, dai miei studenti, lo penso spesso. E penso spesso a come lo tradusse uno di loro: “Professore’, l’amore alla Vincenza: lui la ama ma lia non ce penZa, come me dice mi’ nonna!”.

In realtà ci pensiamo.
Ci pensiamo più in questi giorni di non-scuola, che in quelli di regolare attività. Ci pensiamo a tutte le ore, notte compresa, perché le chat di whatsapp non vanno a dormire. Ci pensiamo ridendo, perché di ridere abbiamo tutti bisogno, e giochiamo sui ruoli: – “Prof., perché  ci perseguita”
– “Perché sto a casa e mi annoio”.
Ci pensiamo perché avevamo iniziato a fare delle cose, e non ci fermiamo.
Un concorso fotografico, avevamo iniziato, sul paesaggio –  e  lo portiamo avanti. E ci scambiamo foto dalle finestre di casa nostra, e così adesso scopriamo anche dove abitiamo, e che il salotto della professoressa è disordinatissimo (“la prossima volta che ci dice che se non mettiamo a posto i banchi Lei non entra in classe…”: perché abbiamo tutti bisogno di parlare di quando ci rientreremo, in classe). E sarà un paesaggio visto da dentro, ma è sempre un paesaggio.

E le giornate trascorrono così,  e io imparo da loro come si fa una foto 16:9, e loro leggono Pirandello, e qualcuno mi scrive in privato che adesso lo capisce,  Leopardi che guardava di là della siepe e “non ne poteva più”.

Leggiamo “Il barone rampante” (in pdf e in podcast, perché sono giorni, anche, da farsi leggere le favole: come da piccolo, perché davanti al timore si torna tutti bambini): “è la storia di uno che decide di allontanarsi da tutti e va a vivere sugli alberi, dopo che ha visto cucinare le lumache”…
– “Prof, pure nonna le fa, le lumache!” – – “Nonna quella dell’amore alla Vincenza?”
– “No, quell’altra!”.
Viva le nonne, tutte.

Sento qualche genitore, ogni tanto: mi ringrazia, ci chiediamo come va, se il figlio è sereno. Domandano a me, i genitori, se sono serena – e rispondo che sì,  lo sono.

Passerà,  ci avrà cambiati, dovremo scoprire e capire quanto, e come. Dovremo elaborarlo tutti insieme, in classe, perché torneremo in classe, insieme.

Per ora stiamo insieme lo stesso, in questo modo che è nuovo.
Una scuola de lonh. 

a cura della professoressa Guendalina Casasole

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La scuola italiana: il vecchio che avanza

Ci è stato chiesto, discente e docente, di confrontarci sulla questione della (postpost)modernità della scuola italiana: nuove tecnologie,  nuove prassi didattiche. Lo abbiamo fatto, in questi giorni di apparente stasi, tra una telefonata e un messaggio whatsapp. Poi, al momento di collazionare il tutto… ci siamo accorti che nessuno dei due possiede un computer! 😂 

Buona lettura!

Zacaria Nessassi (studente) 

Si sente spesso parlare del bisogno di “modernizzare” o perlomeno migliorare il sistema scolastico italiano in modo da adattarsi allo standard  europeo, in quanto il nostro risulta oramai “obsoleto”.

A testimoniare la nostra arretratezza sono i numeri della “Relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione Italia”, elaborato dalla Commissione europea. L’Italia spende meno degli altri Paesi Ue e ottiene risultati peggiori. Per questo, ma non solo, rischia di perdere un milione di studenti nei prossimi dieci anni: passando da 9 a 8 milioni totali (fonte Eurostat).

Arginare questo divario pare sia possibile attraverso una evoluzione nelle attività scolastiche. 

Per riuscire in questo cambiamento un passo importante sarebbe mirare di più allo sviluppo delle Soft Skills

Le Soft Skills o competenze trasversali sono quelle caratteristiche personali dell’individuo che entrano in gioco quando egli risponde ad una richiesta dell’ambiente organizzativo. Questa risposta è ritenuta essenziale in ambito lavorativo. 

Le attività più famose volte all’ampliamento di queste abilità sono :

  • il dibattito: in cui, come suggerisce il nome, si creano 2 gruppi nella classe, il gruppo 1 sostiene una tesi mentre il gruppo 2 ne sostiene l’antitesi. Facendo ciò si sviluppa la competenza argomentativa, tema centrale dell’Esame di Stato. 
  • Classe capovolta: in cui le lezioni vengono svolte per conto proprio a casa, e i compiti con l’insegnante in classe. Facendo ciò si sviluppano invece le competenze di problem solving e di team management

Quindi il primo passo per migliorarsi sarebbe aggiungere più attività possibili finalizzate all’accrescimento di queste abilità. 

Un’altra problematica del nostro sistema è che alcuni soggetti non sono in grado di esprimersi al meglio nel contesto scolastico così com’è ora. 

Utilizzando lo stesso metodo proposto sopra, ovvero l’implemento di nuove attività, si potrebbe ovviare al problema facendo in modo che queste attività mettano il soggetto in condizione di sentirsi a proprio agio. 

Un esempio lampante è l’università in cui sono presenti diversi fattori volti a far sentire l’alunno a proprio agio. 

In conclusione devo dire che la cosa più assurda di questa questione è che l’avanzamento dei metodi di insegnamento alternativi è frenato principalmente dallo Stato, Il quale non stanzia abbastanza fondi per la formazione degli insegnanti.

Il che risulta un po’ insolito visto che esso sarebbe il primo a beneficiare di un’evoluzione del settore. 

Guendalina Casasole (docente) 

Mi fa sempre un po’ sorridere quando sento parlare di nuove tecnologie, nuove strategie, la didattica italiana. Appartengo a quella generazione di insegnanti che è stata formata alla flipped classroom, al debate, al multimediale, e poi è entrata in aule senza neppure il pc per firmare il registro elettronico. Con i soffitti affrescati, magari, ma senza WiFi. Nel 2017 la Finlandia investiva il 6,2% del PIL: l’Italia il 4%. Meno della Grecia (4,3%), per intenderci. Non è comunque solo una questione di stanziamenti. Ci sono di mezzo spaccati sociali dei quali non si vuole, o non si sa, tenere conto – che vanno dalla formazione del corpo docente alle reali possibilità di quello studentesco, di corpo, di fruire di un certo tipo di scuola. Vengo da una famiglia in cui tutti, da mio nonno a mia nipote, abbiamo fatto il Classico. Mi sono abilitata per insegnare latino e italiano nei licei, e ci ho insegnato. Ho scelto di  passare a Lettere negli Istituti Professionali. Senza presunzione, posso dire che sono mondi diversi,  “mestieri” differenti: non si può parlare di una didattica standard, generalizzata, che vada bene per tutti i ragazzi, per tutte le storie, per tutte le discipline, le famiglie, le tasche. E invece la scuola italiana tende a plasmarsi sul liceo: la prima prova dell’Esame di Stato, le Invalsi, ne sono un esempio lampante. In questi giorni, segnati dalla chiusura per il Covid 19 degli istituti di tutto il territorio nazionale, è partito il tam-tam della “didattica a distanza”…

Per me la didattica è relazione. È presenza. Nello stesso spazio, nello stesso momento.

È un tono di voce, una battuta, lo sguardo di quello che si è perso dietro ai suoi pensieri e che devo riportare tra noi.

Poi c’è la questione della valutazione.

Nella quale credo poco, pochissimo. Mi hanno insegnato che “la media non è matematica, ma formativa”. Al di là  di tanti bei discorsi, viviamo in un sistema in cui un numero determina l’accesso ad un concorso, ad una borsa di srudio, ad una facoltà. E allora diamoli, ‘sti numeri. Nella realtà, credo che i semi attecchiscano, o muoiano, a prescindere dal nostro stare a misurare la piantina ogni giorno. Fosse per me, io passerei il tempo a raccontare ai miei alunni le cose che mi piacciono, che amo. A raccontarle, sì – e a farmi interrompere da loro, a rispondere, a cercare insieme una risposta. O più risposte, anche discordanti. Ad ascoltare i loro, di racconti. Con la LIM, a voce, sul Quaderno Di Italiano: non è questo, che conta.

La cultura,  la crescita (anche del docente!), l’acquisizione di competenze, sono vicende dell’uomo: il germoglio spunta. Non lo vedi oggi, non lo vedrai forse neppure tra cinque anni: ma se hai seminato, in qualunque modo,  spunta.Per me la didattica è relazione. È presenza. Nello stesso spazio, nello stesso momento.

a cura di Zacaria Nessassi (4^G), Prof.ssa Guendalina Casasole

Questo articolo è stato ispirato dalla trasmissione televisiva Presa diretta e in particolare dalla puntata intitolata Cambiamo la scuola andata in onda su RAI3 il 28 febbraio 2020. Consigliamo a tutti e a tutte di vederla, perché comunque la si pensi, fa discutere e il confronto è il modo migliore per mettere in moto il cambiamento.

Presa diretta, Cambiamo la scuola, RAI 3, 28 febbraio 2020
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Recipes for culture: laboratorio per il dialogo interculturale

“…Il cibo è cultura, quando si produce,

quando si prepara, quando si consuma… 

è un fortissimo fattore identitario ed è un veicolo di scambi. 

La cucina non è solo il luogo in cui si progettano sopravvivenza e piacere. 

La cucina è anche il luogo ideale per allenare la mente…

Il riposo della polpetta è come il riposo dei pensieri: se aspetti un po’, vengono…” 

(Massimo Montanari, “Il riposo della Polpetta”, Ed. Laterza)

All’IPSIA “F Corridoni”, è cosa nota, si impara facendo! E il dialogo, l’amicizia, l’apprendimento nascono tra i banchi e pure… tra i fornelli! 

Prendendo spunto da un antico proverbio arabo che recita “Non conosci realmente una persona finché non mangi con lei”, abbiamo pensato di avviare un laboratorio di conoscenza e di valorizzazione della cultura di origine dei nostri ragazzi per rivalutare la forte interconnessione che esiste tra cibo, migrazione e cultura. Il progetto intende promuovere infatti il dialogo interculturale e l’incontro tra culture diverse attraverso il “linguaggio del cibo”. Si tratta di un percorso inclusivo che pone al centro delle attività le ricette dal mondo, il cibo quale elemento di socialità, ma anche di contaminazione e di conoscenza, di crescita e di sviluppo, punto di contatto e di incontro tra le culture del mondo. Il cibo può essere una preziosa occasione di scambio delle memorie e delle generazioni, di conoscenza tra persone con storie diverse e sentimenti comuni, per allargare i propri orizzonti culturali.

Acquisire conoscenze sul cibo altrui è anche un’opportunità per riflettere sulle proprie modalità alimentari, riscoprendo radici e folklore, saperi e sapori, cultura e tradizione.

Le ricette diventano quindi il veicolo per declinare la dimensione umana globale ed universale, attraversando latitudini e trascendendo limiti spazio-temporali, per costruire ponti tra le culture.

Le ricette del dialogo

L’intercultura si fa a tavola! Gli alunni hanno scelto il piatto che meglio rispecchia la propria cultura di origine e le tradizioni della propria nazione e l’hanno presentato e condiviso, illustrandolo attraverso immagini e materiali ricercati online, descrivendo gli aspetti culturali di ciascuna ricetta, ma anche dettagliandone gli ingredienti e la preparazione, sia in lingua italiana che nella propria lingua di origine ed, infine, in inglese.

Eccoci finalmente al lavoro! Dal “Turkey Stuffed Peppers” dell’Albania, al “Dum-Pukht” Indiano, passando per il tradizionale “Chicken Basmati Rice” o il “Chicken Biryani”.

E questo è solo l’inizio di un viaggio che ci condurrà alla scoperta del mondo attraverso le nostre ricette del dialogo!

Insomma, se parliamo di intercultura e cibo – è proprio il caso di dirlo – ce n’è per tutti i gusti!

Buon appetito ragazzi!

a cura del prof. Costantino Ciccioli

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